Giù la testa

| Galveston, Texas: un uomo di colore legato ad una corda e costretto ad attraversare la città da due agenti a cavallo. Per inorridire manca solo la data: agosto 2019

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C’è un vento preoccupante che spira sul mondo intero, un’avvisaglia di odio che aspira a diventare la nuova normalità, di gente abbandonata a morire in mare, di muri da tirare su per dividere la felicità dalla disperazione, di morti ammazzati senza un perché, di politici che hanno trovato nel disprezzo un nuovo modo di conquistare gli elettorati. Le immagini di quanto è successo a Galveston sono la prova che il nastro della storia si sta riavvolgendo, annullando centinaia d’anni di lotte, sacrifici e battaglie per rendere questa società il migliore dei posti dove vivere.

Due agenti della polizia della città del Texas affacciata sul golfo del Messico, 47mila abitanti, hanno arrestato Donald Neely, 43 anni, un uomo sorpreso a entrare in un appartamento probabilmente per svuotarlo. L’accusa: violazione di domicilio, che significa l’arresto. Ma il modo in cui l’uomo è stato portato verso la centrale è un pugno nello stomaco, un’immagine che dovrebbe essere relegata ai film western, quando alla fine della vicenda lo sceriffo entra in città malconcio, ma con il killer arrestato, da consegnare alla giustizia.

Donald Neely è stato ammanettato con le mani dietro alla schiena e tirato con una corda da due agenti a cavallo. Ha attraversato otto isolati di Galveston, e qualcuno che ha ancora uno stomaco a cui dar retta ha preso lo smartphone e scattato delle foto che stanno facendo il giro del mondo.

Sotto accusa è finita la polizia della cittadina, gente probabilmente cresciuta con il mito dello sceriffo Wyatt Earp e l’idea che il resto del mondo si divida fra Billy the Kid e Jesse James. L’imbarazzo è stato totale, con il capo della polizia Vernon Hale costretto ad affrontare una giungla di telecamere e macchine fotografiche per spiegare che si è trattato di un fottutissimo errore, una valutazione sbagliata: i due avrebbero dovuto aspettare un’autopattuglia ma si sono fatti prendere la mano, e sai com’è, uno aveva la cresima della figlia un’ora dopo, l’altro la revisione della macchina già fissata. È andata così, via.

“Comprendiamo l’impatto negativo di questa immagine, e dobbiamo porgere le scuse al signor Neely per l’imbarazzo subito. Si tratta di una tecnica collaudata e in alcuni casi consigliata, ma è chiaro che i nostri ufficiali hanno dimostrato scarso giudizio. Dobbiamo rivedere le regole della formazione e delle procedure per impedire l’uso di questa tecnica”. Ultimo dettaglio, non meno importante: Donald Neely è un uomo di colore.

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Giù la testa - immagine 1
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