Giustiziato Bobby Joe Long, il serial killer di Tampa

| Stava scontando 28 ergastoli e un numero impressionante di anni per l’omicidio di 10 donne, ma dal 1985 i suoi legali erano riusciti a far rinviare la data dell’esecuzione

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Sul referto, il coroner ha registrato le 18:55 di giovedì 23 maggio per la morte di Bobby Joe Long, il serial killer che alla metà gli anni Ottanta aveva terrorizzato la zona di Tampa, in Florida. Long è morto per un’iniezione letale nel braccio della morte di una prigione di Stato, dove da 35 anni stava scontando una condanna a 401 anni di carcere e 28 ergastoli per aver violentato e ucciso dieci donne.

Prima di morire, raccontano le cronache, Logan ha chiesto arrosto, bacon, patatine fritte e un bicchiere di soda, poi si è avviato verso la "death room" senza voler fare alcuna dichiarazione. In prima fila, dietro al vetro, c’era Lisa McVey, l’unica donna sopravvissuta al mostro: era stata rapita a 17 anni all’uscita dalla chiesa e violentata selvaggiamente per 26 ore, ma neanche lei sa come, era riuscita a convincere il suo aguzzino a lasciarla andare via. Un errore fatale che poche ore dopo l'avrebbe portato fra le braccia della polizia, a cui dopo qualche decide di svuotarsi l’anima, raccontando per filo e per segno la sua lunga scia di morti. Era la fine di un incubo che l’FBI non sapeva bene come risolvere, costellato dal continuo ritrovamento di corpi di giovani donne nella zona di Tampa Bay e neanche uno straccio di pista da seguire.

Bobby Joe Long era nato il 14 ottobre 1953 a Kenova, in West Virginia, affetto da un cromosoma X che gli aveva fatto crescere il seno durante la pubertà. Una condizione che lo aveva trasformato in una vittima di episodi bullismo, a cui si era aggiunto il penoso andirivieni in casa di uomini della madre, sempre diversi e quasi sempre violenti.

Prima di trasformarsi nel terrore di Tampa Bay, Long aveva commesso almeno 50 stupri fra Fort Lauderdale, Ocala, Miami e la Dade Country: rispondeva ad annunci di vendita di piccoli elettrodomestici, si presentava in casa e quando trovava una donna sola, questa non aveva scampo. Arrestato, processato e condannato per stupro nel 1981, quando esce di galera in libertà condizionata grazie alle attenuanti e a diverse perizie psichiatriche, si trasferisce a Long Beach, in California, dove riprende serenamente l’attività di stupratore. Nel 1983 torna in Florida, a Tampa Bay: un anno dopo, nel maggio del 1984, la prima vittima, Artiss Ann Wick, 20 anni, scomparsa nel nulla due mesi prima. È l’inizio di una carneficina: Long gira in macchina alla ricerca di vittime bazzicando locali e zone conosciute per la prostituzione. Nel corso degli interrogatori, sostiene che erano le sue vittime ad avvicinarsi a lui: convincerle a salire in auto cui e seguirlo a casa a quel punto era molto semplice. Giunti a casa le tramortisce e le lega utilizzando nodi complicati: prova un sadico piacere nel mettere in atto un copione che prevede il rapimento, lo stupro e l’assassinio brutale. Qualcuna viene strangolata, altre finite con un colpo alla gola o massacrate di botte fino a morirne. Delle dieci vittime conosciute, per la maggior parte di età compresa fra i 18 ed i 22 anni, cinque sono state identificate come prostitute e due come ballerine. Le rimanenti tre erano un’operaia, una studentessa e una giovane disoccupata.

Al momento della sua cattura, il 16 novembre 1984, Long era ricercato in tre giurisdizioni dell’area di Tampa Bay dove gli investigatori avevano ormai messo da parte prove sufficienti a incastrarlo. Lo arrestano per il sequestro e lo stupro di Lisa McVey, ma per gli investigatori, il serial killer di Tampa Bay è lui. Bobby Joe Long nega tutto dichiarandosi estraneo ai fatti, ma quando gli mostrano le foto dei cadaveri alza gli occhi, poi sussurra “Credo mi serva un avvocato”. Processato e condannato, nel 1985 viene fissata la data per la pena capitale: i suoi legali presentano appello, riuscendo a trovare cavilli sufficienti per arrivare fino al 23 aprile 2019, quando il governatore della Florida Ron DeSantis ha respinto l’ultimo appello. Le ultime parole sono quelle di Lisa McVey, la vittima scampata alla morte: “Avrei voluto guardalo negli occhi mentre moriva, ma ha preferito tenerli chiusi”.

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