Greg, l’uomo delle croci

| Dal lontano 1996, Greg Zanis ha attraversato l’America in lungo e in largo per portare 26.680 croci in legno, una per ogni vittima di sparatorie e incidenti. Ora ha deciso di dire basta: non ce la fa più

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Portare una croce significa accettare con rassegnazione dolori, sofferenze e quello che di negativo la vita riserva. Se è difficile sopportarne una, caricarsi quelle di un Paese intero è un peso insopportabile.

È ciò che ha fatto per decenni Greg Zanis, un falegname di 69 anni con origini greche la cui pietosa missione è sempre stata portare croci bianche in legno e stelle di David nei luoghi delle sparatorie di massa, i massacri che continuano a insanguinare le strade americane. Lo raccontano statistiche diffuse in questi giorni: il 2019 si chiude con 211 vittime per sparatorie, il numero più alto degli ultimi cinquant’anni.

Greg le sue croci in legno le ha contate tutte: sono più di 26.680, una cifra impressionante, che sa di guerra. Erano cristiani, musulmani, atei: davanti a Dio, qualsiasi esso sia, certe cose non contano niente.

La prima croce nel 1996, per l’omicidio di suo suocero: poco dopo è arrivata quella di Nico Contreras, un bimbo di sei anni ucciso da un colpo d’arma da fuoco vagante che l’ha raggiunto mentre dormiva nella sua cameretta, ad Aurora, nell’Illinois. Da lì, Greg non si è più fermato, viaggiando ogni volta per raggiungere luoghi dove la scena era sempre uguale: famiglie in lacrime, cittadine sgomente e vittime spesso giovanissime i cui nomi andavano scritti sulle croci bianche in legno. Nel 1999 ne ha portate 12 a Columbine, 26 alla Sandy Hook nel 2012, 49 a Orlando nel 2016, per le vittime della sparatoria in una discoteca. Altre 700 a Chicago, la città più violenta d’America, e altre migliaia ancora per le vittime di uragani, di incendi e incidenti stradali, comprese quelle per John Kennedy Jr e sua moglie Caroline, morti mentre raggiungevano in aereo l’isola di Martha’s Vineyard.

“Da allora non mi sono mai più fermato: ho viaggiato senza sosta per gli Stati Uniti macinando 1,3 milioni di km e dormivo nel mio camioncino perché non avevo denaro. Poi ho detto basta”. I primi dubbi a El Paso, la strage nel supermercato della scorsa estate: 24 croci e un caldo che gli aveva fatto tremare le gambe fino a perdere i sensi. Il punto di rottura era arrivato lo scorso febbraio, quando un uomo armato ha ucciso cinque persone nella sua città natale, Aurora, Illinois. Sapeva che qualcosa non andava quando ha visto passare dozzine di veicoli delle forze dell’ordine con le sirene che urlavano: circa 15 minuti dopo, sua figlia l’ha chiamato dicendo che c'era stata una sparatoria e servivano cinque croci.

Uno degli ultimi viaggi alla base navale di Pensacola, in Florida: 3 croci, e la sensazione sempre più netta di essere arrivato alla fine della sua corsa. “Sono stanco: ogni volta che faccio una croce è una sofferenza, e non riesco più a sopportare il peso del mondo sulle spalle. Tutte quelle vittime sono la conseguenza di un Paese che ha dimenticato Dio a partire dal 1962, con la decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti di vietare la preghiera ufficiale nelle scuole: quando si toglie Dio dalle vite della gente, perché lui dovrebbe aiutarci?”.

Le ultime due croci quelle per la “Saugus High School” di Santa Clarita, a nord di Los Angeles. Sulla via del ritorno ne ha consegnate 100 in una chiesa luterana di Las Vegas, in modo che potessero prendere in mano la sua missione. La “Lutheran Charities” di Nortbrook, che da tempo si occupa di portare conforto alle famiglie delle vittime, prenderà il suo posto.

A Greg resta una vecchia limousine Cadillac Imperial del 1927 appartenuta ad un gangster di Chicago l’aspetta nel suo garage: da tempo sognava di restaurarla. Quando l’ha comprata aveva 22 fori di proiettile nella carrozzeria.

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