I Boy Scout of America dichiarano bancarotta

| Centinaia di cause per abusi sessuali subiti da giovani in 72 anni rischiano di non avere mai giustizia e risarcimenti

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L’8 febbraio scorso, i “Boy Scout of America” hanno celebrato i 110 anni di vita: probabilmente l’ultimo compleanno, per quella che è considerata più antica associazione giovanile del mondo. Due giorni dopo, la dirigenza ha presentato istanza di fallimento presso il tribunale del Delaware, per una passività compresa tra i 100 e i 500 milioni di dollari.

Una resa amara che rende ancora più drammatico lo scandalo sessuale scoppiato nell’aprile dello scorso anno e sfociato in centinaia di cause per abusi, seguito da un’emorragia del numero di iscritti, che solo fino a qualche anno fa aveva raggiunto in tutto il mondo la cifra record di 4milioni e 600mila scout.

Paul Mones, un avvocato di Los Angeles che rappresenta “centinaia di vittime di abusi sessuali in cause individuali”, ha definito “una tragedia” la dichiarazione di fallimento dell’organizzazione: “Questi giovani hanno prestato giuramento. Si sono impegnati ad essere obbedienti, a sostenere gli Scout e ad essere persone giuste. Ma molti di loro sono infuriati perché i Boy Scout of America non hanno fatto quello che ci si aspettava da loro”.

Con la dichiarazione di fallimento, centinaia di cause in tutto il paese sono sospese a data da destinarsi: sono azioni legali intentate dalle famiglie di ragazzi che sostengono di aver subito avances sessuali, di essere stati obbligati a vedere materiale pornografico e di aver fatto sesso orale o anale sotto costrizione. In risposta, la Boy Scout of America si era subito affrettata a dichiarare che “c’è profonda preoccupazione per tutte le vittime di abusi su minori, ci scusiamo sinceramente con chiunque sia stato ferito durante i suoi anni di scoutismo. Crediamo alle parole delle vittime, le sosteniamo, paghiamo la consulenza di un legale di loro scelta e le incoraggiamo a farsi avanti. È la politica dei Boy Scout d’America, che prevede di segnalare alle forze dell’ordine gli episodi di sospetto abuso”.

Lo scorso aprile, nel corso di una testimonianza in tribunale è stato dimostrato che l’organizzazione aveva ragione di credere che più di 7.800 dei suoi ex leader fossero stati coinvolti in abusi sessuali ai danni di oltre 12.000 bambini nel corso di 72 anni.

Michael Pfau, un avvocato con sede a Seattle il cui studio rappresenta 300 presunte vittime in tutto il paese, ha detto che il processo di richiesta di risarcimento fallimentare sarà decisamente diverso: “Le vittime non dovranno presentare deposizioni che riguardano la loro storia, perderanno il diritto a un processo con una giuria. Per molti di loro, raccontare la vicenda in tribunale e costringere le organizzazioni a esporsi può essere catartico. Questo non accadrà più con un’istanza di fallimento, ed è catastrofico, se si pensa che il numero delle vittime potrebbe addirittura eclissare quello delle vittime di sacerdoti. Ci sono cause da tutti i 50 stati: possiamo parlare di numeri, ma se si fa un passo indietro ci si rende conto della portata di una carneficina umana dalle proporzioni abnormi”.

La notizia di una dichiarazione di fallimento circolava dal dicembre del 2018, quando in una rivelazione del “Wall Street Journal” sembrava che la BSA avesse ingaggiato lo studio legale “Sidley Austin LLP” per un’eventuale assistenza nella dichiarazione, ai sensi del Chapter 11, ma fino a pochi giorni fa, non era mai stato presentato nulla.

Nei 14 mesi trascorsi da allora, l’organizzazione ha permesso anche ai giovani transgender di unirsi agli Scout, come estremo tentativo di aumentare il numero di iscrizioni, in fortissimo calo.

Lo scorso agosto, l’organizzazione ha riferito di circa 120 casi di abusi comunicati alle forze dell’ordine per ulteriori indagini, mentre la settimana scorsa – per meglio sostenere le proprie vittime – da BSA è arrivato l’annuncio di una partnership con “1in6”, associazione che si occupa di abusi sessuali sugli uomini.

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