I capelli di Trump, segreto di Stato

| Neanche il New York Times è riuscito a svelare l’alone di mistero intorno alla chioma arancione del presidente. Teorie e supposizioni, ma nessuna risposta definitiva

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L’hanno definito in tutti i modi: “golden egg”, uovo dorato, oppure “tuscany surprise”, sorpresa toscana, “Aperol Spritz”, “unsavory salmon”, salmone insipido, e perfino “sick dog poo”, più o meno cacca di cane malato. La capigliatura di Donald Trump resta uno dei più insondabili misteri dell’America, secondo solo al Russiagate. Un argomento scottante di cui perfino il serissimo “New York Times” ha deciso di occuparsi con un’inchiesta che aveva l’obiettivo di fare chiarezza sulla chioma del presidente, una volta per tutte. Tutto nasce da due delle più recenti apparizioni di Trump, in cui l’America ha notato un deciso aumento della celebre tonalità arancione che ormai è un marchio di fabbrica: per il NYT “brillava come un semaforo rosso su uno sfondo grigio”.

Eppure, malgrado il quotidiano abbia sguinzagliato i suoi migliori reporter, il finale langue: nessuno vuole parlare, nessuno ammette o smentisce. Risultato: sui capelli di Trump è probabilmente calato il segreto di Stato.

Ufficialmente, la Casa Bianca, più volte interpellata sull’argomento, ha sempre liquidato la curiosità con una “ottima dotazione genetica” del presidente, svicolando alle domande sull’evidente pennellatura. Di conseguenza, le teorie si sprecano: la colpa sarebbe del lettino abbronzante di cui Trump è assiduo frequentatore e ampiamente dimostrata dai segni bianchi degli occhialini protettivi intorno agli occhi. Ma pare che alla Casa Bianca non ci sia traccia ed è difficile immaginare Trump infilarsi fra le vetrine di un’estetista senza che qualcuno lo noti.

Altri invece sono convinti che il motivo sia uno spray autoabbronzante, teoria questa volta supportata dalla testimonianza di un’ex domestica, rimproverata per non aver eliminato da una t-shirt tracce dello spray arancionante. Fra le piccole cose accertate, il fastidio dello stesso Trump, che avrebbe richiesto al suo staff luci meno potenti durante le sue apparizioni pubbliche, per evitare il fastidioso effetto gamberone.

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