I mille dubbi sul killer di Dayton

| Malgrado l’esistenza di Connor Betts sia stata passata al setaccio, manca ancora il movente per la strage costata la vita a nove persone, fra cui sua sorella. Gli ex compagni ricordano che da tempo curava una lista di persone da punire

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L’ultimo tweet sull’account @iamthespookster è datato 3 agosto, il giorno della sparatoria di Dayton, Ohio: “I Millenials hanno un messaggio per la generazione di Joe Biden: sbrigatevi a morire”. Contrariamente a quanto accaduto al El Paso, dove Patrick Crusius aveva in mente di punire gli immigrati messicani, a quasi tre giorni dalla strage di Dayton, la polizia non sa ancora cosa abbia spinto Connor Betts ad aprire il fuoco sui clienti di un locale nel centro della città dell’Ohio.

Armato di un fucile calibro 223, Betts ha sparato 41 colpi in meno di 30 secondi, uccidendo sua sorella e otto passanti: è stato freddato dagli agenti di una pattuglia di polizia una trentina di secondi dopo aver aperto il fuoco.

Da allora, gli inquirenti scavano nel passato del giovane, ma gli indizi sono pochi e generici: nutriva interesse per la violenza e, come in molti altri omicidi di massa americani, aveva facile accesso a potenti armi da fuoco.

Gli ex compagni di scuola hanno raccontato che Betts aveva una “hit list” di persone da uccidere o stuprare. Spencer Brickler, un ex compagno di scuola del killer, ha detto che un consulente della “Bellbrook High School” gli aveva rivelato che lui e sua sorella erano nell’elenco di Bettser. “Al liceo era un tipo oscuro e decisamente depresso, ma sinceramente non so cosa possa averlo spinto verso la strage”. Un altro compagno, David Partridge, ha detto che un amico gli aveva mostrato i messaggi che aveva ricevuto da Betts con la “lista degli omicidi”: i due si allarmano e concordano sulla necessità di avvisare la polizia. Ma dopo aver avvisato le forze dell’ordine, Partridge ha deciso di affrontare Betts al telefono: “Ho sentito che c’è una lista di gente a cui vuoi farla pagare, e nell’elenco ci sarebbe anche la mia famiglia: di cosa si tratta? Perché hai scritto queste cose?”. Il giorno seguente, circa nove anni fa, mentre era seduto su uno scuolabus, ricorda di aver visto Connor Betts portato via a forza da alcuni agenti per accertamenti.

Un altro ex compagno delle superiori, che ha chiesto di restare anonimo, ha anche ricordato di essere stato convocato presso l’ufficio di un dirigente scolastico dove gli è stato riferito che lui era l’obiettivo “numero uno” di Connor Betts: la lista era divisa in due colonne, da una parte gli omicidi per i maschi, dall’altra gli stupri per le ragazze. Un’altra fonte, una giovane che ancora una volta ha preferito l’anonimato, ha riferito che Betts gli aveva inviato alcuni messaggi in cui faceva diversi nomi della lista: la ragazza ne ha parlato con la famiglia, che ha immediatamente avvisato la polizia: “Avrei dovuto sentirmi più sicura, ma capivo che mi aveva spaventato profondamente: ho iniziato ad avere attacchi di panico ogni volta che mi avvicinavo all’edificio scolastico”.

Un’altra ragazza ha detto: “So solo che il mio nome era in una lista, così mi era stato detto: si trattava di ragazze che si erano rifiutate di uscire con lui. Betts me lo ricordo bene: spesso fingeva di sparare ad altri studenti e più volte ha minacciato il suicidio. Lo faceva spesso: ti guardava fisso e dopo un po’ fingeva di spararti mettendo le dita a forma di pistola”.

Un altro ex compagno di classe, che non era sulla lista, ha raccontato di aver incontrato Betts attraverso l’amico di un amico: ogni volta che erano in giro, Connor parlava di violenza e usava un linguaggio duro nei confronti delle donne, definite “tutte troie”. Ma non tutti lo ricordano come un adolescente travagliato: Brad Howard, un amico di vecchia data, lo descrive come “un ragazzo simpatico, tranquillo e molto riservato”.

Betts suonava in una band, i “Menstrual Munchies”, ha ricordato Zach Walton, un musicista che con loro aveva organizzato due spettacoli nel 2018: erano eventi “pornogrind”, un genere musicale che pare vada per la maggiore in Missouri i cui testi espliciti inneggiano alla violenza e alla pornografia.

Perquisendo la sua camera, nella casa dove Connor viveva con la famiglia, gli agenti hanno trovato scritti che esprimono un piacere crescente all’idea di uccidere persone, ma da nessuna parte è saltato fuori alcun motivo razziale o politico.

Nelle ore precedenti alla sparatoria di Dayton, l’account Twitter ha ricevuto diversi like, e ha ritwittato messaggi a sostegno dei senatori Bernie Sanders ed Elizabeth Warren, così come messaggi contro gli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement), e altri di condanna verso la polizia o a sostegno dell’Antifa (Antifascitick Aktion), che spesso usano tattiche violente.

L’account è stato sospeso la domenica sera: un portavoce di Twitter ha commentato: “Stiamo rimuovendo i contenuti che violano le nostre politiche, in accordo con le forze dell’ordine”.

Ma il timore di altre stragi e il rischio che le stragi di El Paso e Dayton spingano all’emulazione è ormai arrivato a Washington, dove il direttore dell’FBI, Chris Wray, ha ordinato un’operazione in tutti gli Stati Uniti con l’obiettivo di sventare possibili minacce imminenti.

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