Il dilemma di Trump: pandemia o economia?

| Dopo aver minimizzato ed essere passato al ruolo di generale che guida un esercito nella battaglia più difficile, adesso il presidente scalpita per riaccendere l’economia, temendo che possa costargli la rielezione

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È un bivio difficile, quello che si ritrova di fronte Donald Trump: essere ricordato come l’uomo che ha decimato gli americani bloccandoli in casa, o il presidente che ha assistito impotente ad una nuova grande depressione che potrebbe minare una delle economie più forti del pianeta?

Nella missione di aumentare la prosperità americana dopo aver contribuito a innescare un tracollo economico senza precedenti, Trump sta già iniziando a perdere la pazienza, ben prima il virus abbia raggiunto il suo apice negli Stati Uniti. “So che tutto questo avrà un costo in vite umane, ma il nostro Paese non è stato costruito per essere chiuso. Faremo ripartire tutto molto presto”, ha detto senza fissare una linea temporale, anche se poche ore prima aveva chiesto di inasprire le linee guida sull’allontanamento sociale.

I dubbi presidenziali sono arrivati nel giorno in cui il numero di casi confermati ha superato le 40.000 unità e 100 persone sono morte per la prima volta in un solo giorno. La dottoressa Deborah Birx, membro della task force creata dalla Casa Bianca per il coronavirus, ha avvertito che il “tasso di attacco” della malattia a New York, metropoli simbolo della potenza economica e finanziaria americana, è cinque volte superiore a quello di altri paesi. Ma nel giorno più mortale della lotta contro la pandemia, Trump ha sminuito, come al solito: “Se dipendesse dai medici, dovremmo chiudere il mondo intero”.

Le previsioni ottimistiche del Presidente di un ritorno alla piena velocità contraddicono le iniziative dei singoli governatori, che uno dopo l’altro stanno imponendo lockdown a intere comunità, chiudendo aziende e scuole fino a quando sarà necessario. Le autorità sanitarie locali e pubbliche non nascondono il timore che il virus causerà uno tsunami di pazienti destinato a sommergere gli ospedali, e soprattutto a fare migliaia e migliaia di vittime.

La speranza che la situazione possa stabilizzarsi nel giro di poche settimane, quando la maggior parte degli esperti è certo che il peggio debba ancora arrivare, appare sempre più come una fantasia. Questo solleva una questione delicatissima per Trump: essere disposto a prendere una decisione che potrebbe causare un’ecatombe, ma salverebbe milioni di altri americani dalle privazioni causate dalla congiuntura economica negativa.

Anche l’insistenza del Presidente sul fatto che “possiamo fare le due cose contemporaneamente”, è poco attendibile: l’economia è chiusa ovunque è diversi governi hanno concluso che non è possibile ottenere contemporaneamente la flessione della curva delle infezioni gestibile e aprire l’economia.

Il cambiamento di rotta di Trump, dopo l’avvertimento della scorsa settimana che la serrata potrebbe protrarsi fino a luglio o agosto, è del tutto coerente con il modo dispersivo e leggiadro con cui ha gestito l’inizio della pandemia. Ha passato intere settimane a negare che si trattasse di un problema serio, prevedendo che potesse semplicemente sparire visto che in fondo non era molto peggio di una comune influenza. Poi, con l’esplodere della crisi, si è trasformato in un leader che ha promesso di combattere con ogni arma possibile un “nemico invisibile” e avvisando gli americani che sarebbe stato necessario fare dei sacrifici.

“Questa situazione sarà da esperienza agli americani”, ha detto tornando a paragonare Covid-19 all’influenza stagionale, anche se è molto più virulenta, ha un tasso di mortalità molto più alto e al momento non esistono vaccini: “se si guarda alle morti per incidenti stradali, diventa chiaro che si tratta di numeri molto più alti, ma questo non significa che ordineremo di non guidare più auto. Allo stesso modo, in questa situazione dobbiamo fare qualcosa per aprire il nostro Paese”.

Non c’è dubbio che Trump sia obbligato a trovare un difficilissimo equilibrio tra la salute del Paese e il suo benessere economico, una decisione che nessuno dei suoi predecessori recenti ha mai dovuto prendere. L’America potrebbe essere sul punto di vivere la peggiore delle recessioni di sempre, con milioni di aziende, attività, negozi, alberghi e ristoranti chiusi. La difficoltà per Trump è individuare il momento giusto per riaprire l’economia con il minor rischio possibile ma senza lesinare sforzi di sconfiggere la pandemia: complicato, ma gli americani hanno un sacro concetto dei presidenti, eletti e pagati anche per assumere decisioni difficili che nessun altro può prendere. Ma l’apparente impazienza di Trump, a pochi giorni dalla dichiarazione di guerra al virus, solleva interrogativi sulla profondità del suo pensiero, visto che un’economia forte è necessaria alla sua campagna per la rielezione. Nella conferenza stampa, Trump ha dato la forte sensazione di credere all’illusione che la pandemia possa durare poco, confidando che il cocktail di farmaci antimalarici su cui lavorano gli esperti potrebbe trasformarsi in un trattamento rivoluzionario per averla vinta. Ma mentre l’uso del farmaco ha dato risultati incoraggianti in Francia e altrove, non sono state effettuate sperimentazioni cliniche su larga scala per testarne l’efficacia o individuare effetti collaterali pericolosi.

In realtà, il desiderio di riaprire l’economia in tempi stretti esula addirittura dai suoi poteri: molte delle chiusure sono state imposte dai governatori che temono il collasso del sistema ospedaliero, e un ordine di Trump non avrebbe alcun effetto. 

Dall’estero poi, arrivano avvertimenti sul pericolo di allentare troppo presto le restrizioni: Hong Kong, grazie ad un programma di distanziamento sociale, ha mantenuto piuttosto basso il livello del contagio, ma ha bloccato le restrizioni frettolosamente nell’ansia di una rinascita. Singapore e la Cina, dopo aver tenuto sotto controllo le loro epidemie, hanno imposto nuove restrizioni all’ingresso di viaggiatori provenienti dall’estero per la minaccia di epidemie secondarie.

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