Il giorno dell’impeachment

| Formulati ufficialmente gli atti d’accusa contro il presidente Trump, ritenuto colpevole di abuso di potere e ostruzione alle indagini della Camera. La Casa Bianca respinge ogni cosa

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Secondo qualcuno, a Trump è andata perfino bene: nei capi d’accusa formulati dai Dem contro di lui, dovrà rispondere di abuso di potere e ostruzione ai lavori del Congresso, ma non ostruzione alla giustizia.

C’era grande attesa negli Stati Uniti per l’annuncio che dà ufficialmente il via alle procedure d’impeachment, con i capi d’accusa che saranno messi al voto, resi noti da Jerrold Nadler, presidente della commissione giustizia che ha accompagnato la lettura con la spiegazione di quanto accertato dalle indagini: Donald Trump ha anteposto il proprio interesse personale a quello sovrano del Paese, diventando una minaccia per la sicurezza, violando la Costituzione e corrompendo le elezioni. “Sono emerse prove schiaccianti e incontestabili, non ci ha lasciato altra scelta”, ha commentato Adam Schiff, coordinatore della commissione d’indagine.

Immediata e puntuale la replica della Casa Bianca: “Non esiste alcuna prova di illeciti da parte del Presidente - riferisce l’ufficio stampa in una nota, ribattendo punto per punto alle accuse – l’Ucraina ha affermato che non c’è stata alcuna pressione e gli aiuti militari, per anni negati dall’amministrazione Obama, non sarebbero stati possibili senza l’intervento del presidente Trump. L’impeachment è soltanto un’ingiustizia e un inganno che non ha precedenti”.

L’accusa di abuso di potere fa riferimento alle ormai celebri telefonate che la scorsa estate Trump ha avuto con il neo presidente ucraino Volodymir Zelensky, a cui avrebbe caldamente suggerito per avviare un’indagine sul figlio di Joe Biden, il suo rivale Dem alla rielezione. La seconda accusa, quella di ostruzione ai lavori della Camera, è invece riferita ai tentativi di ostacolare le indagini rifiutando la collaborazione propria e di tutto lo staff presidenziale.

Secondo gli analisti politici americani, al momento è alquanto difficile che Trump sia costretto alle dimissioni: secondo la legge americana le accuse vanno approvate dalla maggioranza della Camera, dove i Dem hanno i numeri per farlo, e quindi del Senato, dove invece i repubblicani sono pronti a fare quadrato, a meno di clamorose sorprese.

Donald Trump è il terzo presidente americano a subire il processo politico della messa in stato d’accusa: prima di lui era toccato ad Andrew Johnson e Bill Clinton, mentre Richard Nixon, travolto dallo scandalo Watergate, rassegnò le dimissioni prima che venisse avviato formalmente l’impeachment.

Stati Uniti
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