Il last minute di Trump

| 73 grazie e 70 commutazioni di pena: Donald Trump ricalca la tradizione, peccato che buona parte dei suoi atti di clemenza riguardino ex collaboratori e gente vicina ai suoi business. Fra loro il controverso Steve Bannon

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Donald Trump lascia la Casa Bianca con 73 istanze di grazia e 70 commutazioni della pena, in linea con la tradizione presidenziale di clemenza. Peccato che a guastare il nobile gesto ci fosse il desiderio di concedere l’amnistia ai suoi uomini più fedeli, molti dei quali travolti da accuse di corruzione e altri reati poco edificabili.

Nell’elenco compaiono volti noti e controversi, tra cui Steve Bannon, che si è dichiarato non colpevole per le accuse di aver frodato i donatori della campagna di raccolta fondi online “We Build the Wall”, il cui processo sarebbe dovuto iniziare il prossimo maggio. È il “capo stratega” che lo ha aiutato a conquistare la presidenza nel 2016 e lo ha seguito alla Casa Bianca: nel 2018, dopo aver lasciato lo staff presidenziale, ha scritto un libro in cui definiva Ivanka “stupida come un mattone”. 

Tra gli altri nomi c’è anche quello di Elliott Broidy, uomo d’affari e finanziatore della campagna di Trump che si è dichiarato colpevole di cospirazione per un tentativo di influenzare l’amministrazione Trump per conto di un miliardario straniero in cambio di milioni di dollari. Quindi Lil Wayne, rapper che ha ricevuto la grazia dopo essersi dichiarato colpevole di possesso di armi da fuoco a Miami.

Trump ha anche offerto la propria clemenza a Paul Erickson, ex fidanzato della presunta spia russa Maria Butina, che si è dichiarato colpevole di frode telematica e riciclaggio di denaro sporco, ancora a Robin Hayes, condannato per aver tentato di corrompere funzionari federali, all’ex sindaco di Detroit Kwame Kilpatrick, su cui pendono accuse federali che includono racket, estorsione e false dichiarazioni dei redditi, William Walters, un giocatore d’azzardo professionista condannato per insider trading, e Aviem Sella, ufficiale dell’aeronautica militare israeliana accusato di essere una spia. Anche Bob Zangrillo, lo sviluppatore e venture capitalist di Miami accusato nello scandalo delle ammissioni al college “Varsity Blues”, ha ricevuto la grazia.

Sebbene né lo stesso Trump né i membri della sua famiglia siano stati inclusi nella lista, il presidente ha tempo fino a mezzogiorno di mercoledì per concedere la grazia finale prima di lasciare l’incarico.

Gli atti di clemenza di Trump arrivano dopo la confusione degli ultimi giorni tra i sostenitori della riforma della giustizia e diversi funzionari della Casa Biancai. Mentre i presidenti uscenti di solito concedono la grazia prima di lasciare l’incarico, Trump si è dimostrato disposto ad usare il suo potere per premiare sfacciatamente la lealtà politica, i ricchi e i benestanti e tutti coloro che non hanno collaborato all’indagine di Robert Mueller sul “Russiagate”.

I disordini del 6 gennaio che gli sono costati il secondo impeachment hanno però complicato il desiderio di perdonare se stesso, i suoi figli e l’avvocato personale Rudy Giuliani. Dopo la rivolta, i consiglieri hanno incoraggiato Trump a rinunciare all’auto-assolvimento perché sarebbe apparso automaticamente colpevole di qualcosa e molti altri lo avrebbero anche convinto a non concedere clemenza a chiunque fosse coinvolto nell’assedio al Campidoglio, come pare avesse in mente di fare.

Trump si è congedato dalla Casa Bianca con un discorso in cui ha elencato i suoi successi, promettendo che il movimento “Make America Great Again” è solo l’inizio, poi - senza mai nominare Biden – ha augurato “successo alla nuova amministrazione”. Secondo il “Wall Street Journal”, Trump sarebbe intenzionato a fondare il “Patriot Party”, un nuovo partito alternativo ai Repubblicani, che ormai lo hanno archiviato. Discorso di commiato anche per la first lady Melania, che ha definito “il più grande onore della vita” servire il Paese. Sui media, i sospetti che le carte del divorzio siano pronte da tempo si susseguono incessanti: secondo alcuni Melania tornerà a vivere a New York e non in Florida, dove invece è diretto Donald.

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