Il mondo contro Trump

| Cresce in America il fronte di chi chiede la rimozione d’ufficio del presidente, mentre il suo staff si sgretola e i leader mondiali condannano compatti l’assalto al Campidoglio

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È arrivata sulla scrivania di Mike Pence, il sempre più imbarazzato vice presidente, una lettera inviata dalla Commissione giudiziaria della Camera americana in cui si chiede di invocare il 25esimo emendamento per rimuovere il presidente uscente dalla Casa Bianca dopo l’assalto a Capitol Hill. La lettera, firmata da una ventina di parlamentari, sottolinea che Trump “Ha confermato di non essere mentalmente sano e incapace di accettare i risultati delle elezioni. Per il bene della nostra democrazia, vi esortiamo con forza a invocare il 25esimo emendamento e iniziare il processo di rimozione del presidente: ha dimostrato più volte di non essere adatto a proteggere la nostra democrazia e svolgere i suoi compiti”.

Secondo Jay Timmons, presidente della National Association of Manufacturers”, Mike Pence potrebbe prendere seriamente l’ipotesi di avvalersi del 25esimo emendamento, che prevede la destituzione d’ufficio da ogni incarico quando “il presidente è riconosciuto incapace di adempiere ai propri doveri e poteri”. L’avvio della procedura è affidata al vicepresidente, che in questo coprirebbe la carica per i 14 giorni che mancano all’insediamento di Joe Biden e Kamala Harris. Al contrario dell’impeachment, il XXV emendamento non implica la formulazione di specifiche accuse.

L’assalto al Campidoglio ha avuto l’effetto di uno scossone anche nelle file dei fedelissimi di Trump. Stephanie Grisham, portavoce e chief of staff della first lady Melania ha presentato le proprie dimissioni, e lo stesso hanno fatto il vice segretario stampa della Casa Bianca Sarah Matthews - “Quello che ho visto oggi mi ha molto disturbato. Mi dimetto dal mio incarico con effetto immediato: il nostro Paese ha bisogno di una transizione pacifica” – e il vice consigliere per la sicurezza nazionale Matt Pottinger.

Durissimi i commenti degli ex presidenti Bush e Obama: il primo si dice “incredulo e sgomento per una reazione sconsiderata di un processo previsto dalla Costituzione”, Obama tuona contro Trump, invitandolo a fare il necessario “per domare le fiamme”, assicurando che “la storia ricorderà la violenza di oggi, istigata da un presidente che ha continuato a mentire sull’esito di un’elezione legittima”.

Forti le reazioni di condanna dei leader mondiali: da Giuseppe Conte a Boris Johnson, da Ursula von der Layen ad Angela Merkel, Emmanuelle Macron e Mark Rutte, tutti parlano di “scene scioccanti” e della necessità di rispettare “la democrazia”.

Stati Uniti
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