Il nome di George Floyd diventerà un marchio

| Per difendersi dal tentativo di un uomo che avrebbe tentato di impossessarsi dei diritti del nome dell’uomo ucciso a Minneapolis, la famiglia Floyd scende in campo e annuncia la nascita di una fondazione e di un catalogo di merchandising

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Il nome di George Floyd rimarrà per sempre scolpito nella lapide in cui sono incisi i nomi dei martiri dell’eterna lotta per la giustizia degli afroamericani. Un elenco infinito di gente ammazzata con un colpo di fucile, appesa ad un albero o in modi perfino peggiori, come è successo a George, soffocato dal ginocchio di un agente di polizia.

Nei giorni successivi, mentre l’America scendeva in piazza per protestare, il volto del “gigante buono di Minneapolis” finisce sui muri di mezzo mondo insieme alle sue ultime parole, “I can’t breathe”, non riesco a respirare.

Una notorietà mondiale e del tutto involontaria che la famiglia di Floyd avrebbe deciso di capitalizzare. Secondo il sito “TMZ”, Philonise, il fratello minore di George, ha presentato la documentazione necessaria per la “George Floyd Foundation”, una fondazione che ricordi per sempre la morte inutile e sconsiderata dell’uomo che con il suo sacrificio ha riaperto le ferite e obbligato le istituzioni a rivedere i metodi della polizia. Scopo della fondazione sostenere in ogni modo le vittime delle brutalità degli agenti, batteri per la riforma della polizia e dare aiuto concreto alle famiglie delle vittime. L’idea, è accompagnata dalla nascita di un’app per smartphone che oltre a contenere le ormai celebri immagini della morte di George, aggiornerebbe gli utenti sulle effettive decisioni per riformare norme, tecniche e regolamenti dei dipartimenti di polizia americani.

Ma c’è di più, perché il nome di George Floyd sarebbe pronto anche per diventare un marchio registrato, dando alla famiglia la ghiotta possibilità di controllare e produrre una varietà infinita di gadget con il viso di George o con le sue ultime parole: magliette, cappellini, mascherine, borracce, perfino portapenne, calamite e tazze.

La scelta arriva a pochi giorni di distanza da un altro episodio inquietante: un certo Munemo Mushonga avrebbe tentato di ottenere il controllo del nome George Floyd per utilizzarlo nella produzione e la distribuzione di serie televisive e film. Un modo scaltro di capitalizzare il movimento Black Lives Matter e la morte di Floyd che tuttavia difficilmente sarà accolto dall’Ufficio Marchi e Brevetti degli Stati Uniti (USPTO), assai severo per quanto riguarda la registrazione di nomi.

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