Il ritorno di Donald il rabbioso

| Settimane di silenzio non l’hanno cambiato: nessun accenno al disastro del Campidoglio, attacchi durissimi a Biden e a chi si è opposto o non l’ha appoggiato e la mezza promessa finale: ricandidarsi

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Il rimorso è un sentimento sconosciuto a Donald Trump: neanche il tempo trascorso sui silenziosi campi da golf della Florida, gli ha permesso di metabolizzare ciò che è riuscito a scatenare il 6 gennaio scorso a Washington, quando una folla inferocita ha dato l’assalto a Capitol Hill e si è sfiorata la tragedia.

Salendo su un palco per la prima volta da quando è tornato alla vita civile, ospite della conferenza “CPAC” (Conservative Political Action Conference) di Orlando, è stato molto chiaro e diretto con tutti, a cominciare dal partito repubblicano che intende guidare con polso sicuro verso le elezioni presidenziali del 2024, in cui ha lasciato intendere che potrebbe anche correre. Nessuna intenzione di fondare un altro partito: “Abbiamo quello repubblicano, più unito e forte che mai”.

Non sono mancati gli attacchi ad personam, a cominciare da quelli contro i giudici della Corte Suprema per non aver ribaltato l’esito di elezioni che ha matematicamente perso, ma che non ammetterà mai. “Dovrebbero vergognarsi per quello che hanno fatto al nostro paese e la Corte Suprema non ha avuto il coraggio di fare nulla al riguardo”.

Per l’America è un ritorno ad una retorica di fiamme e lapilli che ascoltato e subito per quattro anni, in un momento in cui tutta l’attenzione del Paese si concentra su problemi più immediati, quelli irrisolti che proprio lui ha lasciato in eredità, come la lotta ad una pandemia che non ha mai voluto considerare. Parole che lasciano intuire quanto la battaglia per salvaguardare le istituzioni democratiche statunitensi e le libere elezioni non si è chiusa quando Trump ha lasciato la Casa Bianca.

Non contento, Trump ha citato uno per uno i repubblicani che hanno votato a favore dell’impeachment: puntargli addosso io riflettori dimostra l’intenzione di vendicarsi appena possibile e la sottile speranza che incappino in proteste e magari violenze mentre viaggiano per il paese.

“Potrei anche decidere di battere i democratici per la terza volta - ha tuonato l’ex presidente - con il vostro aiuto ci riprenderemo la Camera e vinceremo il Senato. Poi un presidente repubblicano farà ritorno trionfale alla Casa Bianca. E mi chiedo chi sarà”.

Non c’erano dubbi sul desiderio di Trump di restare la figura dominante del partito repubblicano: la questione è se performance come quella di domenica manterranno risonanza nei mesi o se l’inevitabile oblio finirà per smorzare la sua aura anche tra i fan più devoti. I leader repubblicani, come Mitch McConnell, sperano in quest’ultimo scenario.

Trump ha accusato Biden di aver messo a segno il peggior inizio di un mandato della storia, anche se gli indici di approvazione del democratico sono a livelli mai raggiunti prima. “In un solo breve mese siamo passati da America First ad America Last”.

Stati Uniti
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