Il vuoto profondo dell’America

| Da Paese guida del mondo a partner inaffidabile e rissoso: il ruolo dell’America nella politica internazionale è diventato confuso, di parte e per nulla autorevole

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Gli Stati Uniti plasmati a immagine e somiglianza di Donald Trump sono diventati un territorio inesplorato, un alleato di colpo inaffidabile per Paesi amici e alleati. La caduta della stima mondiale verso l’America si sta trasformando in uno spettacolo horror di portata internazionale, mentre il mondo guarda incuriosito la lotta della più grande superpotenza nel tentare eguagliare gli sforzi di molti paesi, più piccoli e modesti, per tenere sotto controllo la pandemia.

Tre anni e mezzo di presidenza hanno cambiato la reputazione internazionale dell’America e forse il suo ruolo futuro in un modo che sembrava inimmaginabile quando Trump ha prestato giuramento sui gradini del Lincoln Memorial, il 20 gennaio 2017. Quel giorno Trump aveva dato un assaggio di cosa aveva in mente: “Dobbiamo proteggere i nostri confini dai Paesi che sfruttano i nostri prodotti, rubano le nostre aziende e distruggono i posti di lavoro”. Tre giorni dopo l’incoronazione, ha abbandonato la “Trans-Pacific Partnership”, un accordo commerciale potenzialmente redditizio con 12 nazioni del Pacifico. A breve era seguito l’ordine esecutivo 13769, quello che vietava ai cittadini di sette nazioni musulmane l’ingresso negli Stati Uniti.

E nel 2017, quando i leader dell’Unione Europea si sono riuniti a Malta per un vertice d’emergenza, “America First” era già diventato un incubo. Il Presidente della UE, Donald Tusk, avvisava gli stati membri: “Il cambiamento repentino di Washington sta creando una situazione difficile e inattesa: la nuova amministrazione sembra voler mettere in discussione gli ultimi 70 anni di politica estera americana”.

Tre mesi dopo - nel suo primo viaggio oltreoceano - dal quartier generale della NATO in Belgio, il 25 maggio, Trump ha attaccato la Germania sul commercio e bacchettato gli alleati per non aver raggiunto gli obiettivi di finanziamento dell’alleanza. Tre anni e mezzo più tardi, i vertici della NATO temono che un secondo mandato di Trump significhi la fine definitiva dell’alleanza. Paure confermate due settimane fa, quando Trump ha annunciato il ritiro di 9.500 uomini dalle basi in Germania. “Quello che Trump propone - ha ammesso una fonte interna alla Nato - è sintomatico di un problema più grande: non ci si può più fidare degli Stati Uniti”.

Un mucchio di questioni internazionali assai urgenti come il cambiamento climatico, il coronavirus e il tracollo economico che minaccia l’inesorabile ascesa della Cina, sono al limite del collasso. E quando si tratta di cooperazione internazionale, l’Europa è diventata più propensa a schierarsi al fianco della Cina voltando le spalle alla Casa Bianca.

Non da ultimo l’assoluta imprevedibilità di Trump, che si tratti di Siria, Corea del Nord, del commercio o della Nato. Lo scorso gennaio ha elogiato il modo in cui la Cina stava gestendo il Covid-19: “Penso che il nostro rapporto non sia mai stato migliore di così”. Ma alla fine di aprile la Casa Bianca ha preteso che la Cina fosse castigata e punita per non aver avvisato il mondo dell’arrivo della pandemia.

Il mese scorso, nel corso del summit annuale dell’OMS, l’Europa ha resistito alle pressioni americane per chiedere un’indagine sulla gestione della pandemia da parte della Cina. E peggio ancora, le azioni di Trump hanno reso quasi inutile la lotta al virus, compresi gli scellerati suggerimenti di ingerire candeggina o assumere farmaci sconsigliati dalla maggior parte degli esperti sanitari. Se il Covid-19 fosse l’unico fronte di crisi di Trump, la comunità internazionale sarebbe forse un po’ più indulgente, ma nel corso della sua presidenza è riuscito a far saltare i nervi al mondo intero più di qualsiasi altro predecessore: si è tirato fuori dall’accordo globale sul cambiamento climatico, ha lasciato il JCPOA – l’accordo multilaterale che limita le ambizioni nucleari dell’Iran - ha iniziato una guerra commerciale con la Cina e un’altra con l’Europa, ha sfiorato un conflitto con l’Iran e ha avuto un rapporto turbolento con il leader nordcoreano Kim Jong Un. Oltre a tutto questo, sembra a malapena in grado di criticare i dittatori: sotto la sua presidenza sonnacchiosa, Cina e Russia si sono orientate verso la consegna di Xi Jinping e Vladimir Putin come leader a vita.

Ma l’inaffidabilità di Trump potrebbe aver trovato il suo avversario peggiore nella pandemia: a differenza di molti altri avversari, un virus non può essere sconfitto con tweet e parole. L’aumento vertiginoso di infezioni in più di 30 stati e la volontà del mondo di chiudere un occhio sulle mancanze del presidente stanno svanendo molto rapidamente. E così come accade per la crisi dell’economia globale, l’incapacità degli Stati Uniti di tenere a freno la pandemia avrà ripercussioni ovunque: più che in qualsiasi altro momento della storia recente, il resto del mondo si aspetta una correzione di rotta dell’America.

Ma a parte l’altamente improbabile opzione che Trump riconosca le proprie mancanze nel dirigere la risposta al Covid 19, amici e alleati di Washington dovranno aspettare fino a novembre per sperare in una liberazione che riporti l’America nel ruolo che le spetta.

Stati Uniti
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