Impeachment, capitolo 2

| La Camera americana vota per “incitamento all’insurrezione”, trasformando Trump nel presidente dei record: nessuno prima di lui era mai stato sottoposto a due processi

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Donald Trump passa direttamente alla storia degli Stati Uniti d’America: sarà il primo presidente sottoposto per ben due volte al procedimento di impeachment, accusato di “incitamento all’insurrezione”.

“Il Presidente degli Stati Uniti ha invocato l’insurrezione popolare, e per questo deve andarsene. È un pericolo chiaro e presente per il nostro Paese”, tuona Nancy Pelosi mentre ad una settimana dall’assalto di Capitol Hill, la Camera vota l’incriminazione di Trump con 232 voti a favore e 197 contrari. Ai dem si è unita una pattuglia di dieci repubblicani tra cui Liz Cheney, astro nascente del GOP, insieme a John Katko di New York, Adam Kinzinger dell’Illinois, Fred Upton del Michigan, Jaime Herrera Beutler di Washington, Dan Newhouse di Washington, Peter Meijer del Michigan, Tom Rice della Carolina del Sud, Anthony Gonzalez dell’Ohio e David Valadao della California.

L’effetto della messa in stato d’accusa, al contrario del 25esimo emendamento, non ha il potere di costringere Trump a lasciare l’incarico prima della naturale scadenza, ma il voto è una viscerale risposta di entrambi i partiti, resi furiosi dalla folla che ha invaso e saccheggiato il Campidoglio mettendo in pericolo la vita di deputati e senatori. “Trump è responsabile dell’attacco al Congresso”, tuona il leader della minoranza Kevin McCarthy, esortando il Presidente ad accettare la responsabilità e a “placare i disordini. Tuttavia credo che mettere sotto accusa il Presidente in così poco tempo è un errore: nessuna indagine è stata completata e non si sono tenute udienze”.

“Il Presidente non si è rivolto alla nazione per chiedere la calma, non ha visitato i feriti, non ha espresso cordoglio per i morti. Ieri, in un briefing con la stampa alla frontiera con il Messico, ha definito i suoi commenti “appropriati – commenta Tom Rice - ho sostenuto questo Presidente per quattro anni, ho fatto campagna elettorale per lui e l’ho votato due volte. Ma questo totale fallimento è imperdonabile”.

Il leader repubblicano McConnell, in una nota inviata ai colleghi, spiega: “Non ho ancora preso una decisione definitiva su come votare e intendo ascoltare le argomentazioni legali quando saranno presentate al Senato”. Per McConnell, consapevole del delicato momento storico, l’impeachment è una tentazione che potrebbe rendere più facile sbarazzarsi della scomoda figura del Presidente e del trumpismo che ha conquistato il Partito Repubblicano.

Dopo il voto della Camera, Trump ha diffuso un video di 5 minuti in cui – senza commentare l’impeachment - prende per la prima volta le distanze dai rivoltosi lanciando un appello agli americani per “superare gli impeti del momento”.

“Condanno in modo inequivocabile la violenza a cui abbiamo assistito la settimana scorsa. La violenza e il vandalismo non hanno spazio nel nostro Paese e nel nostro movimento. Coloro i quali sono stati coinvolti negli attacchi saranno portati davanti alla giustizia e che tu sia di destra o di sinistra, che tu sia democratico o repubblicano, non ci può mai essere giustificazione alla violenza, nessuna scusa, nessuna eccezione. Nessun mio vero sostenitore potrebbe mai giustificare la violenza politica, nessun mio vero sostenitore potrebbe disprezzare le autorità o la nostra grande bandiera, nessun mio vero sostenitore potrebbe mai minacciare o attaccare i suoi compatrioti. Se fate questo non sostenete il nostro movimento, lo state attaccando, state attaccando il nostro Paese, e non possiamo tollerarlo. Tutti hanno diritto di far sentire la propria voce in base al primo emendamento della Costituzione, ma questo non ammette la violenza, la violazione della legge e i vandalismi. Voglio aggiungere poche parole sull’assalto senza precedenti alla libertà di parola: gli sforzi di censurare, cancellare e mettere nella lista nera i nostri cittadini sono sbagliati e pericolosi”.

La procedura di impeachment complica i primi giorni dell’amministrazione Biden, con il Senato probabilmente impegnato in un processo proprio durante l’insediamento del nuovo presidente. Biden ha osservato che “è stato un voto bipartisan espresso dai membri che hanno seguito la Costituzione e la loro coscienza. Ma questo Paese è in preda ad un virus mortale e a un’economia in piena crisi. Spero che i dirigenti del Senato trovino il modo di affrontare le responsabilità costituzionali in materia di impeachment, mentre lavorano anche alle urgenze dell’America”.

Non è ancora chiaro se il processo ammetterà testimonianze, una delle quali potrebbe essere rappresentata dal segretario di Stato della Georgia Brad Raffensperger, colui che aveva subito le pressioni di Trump per “trovare” i voti necessari a rovesciare la vittoria di Biden.

Per quanto lo descrivano ancora pronto a schiumare rabbia, Trump è sempre più in un angolo: i suoi pensieri si concentrano sulla grazia che potrebbe concedere a se stesso ed i suoi figli, mentre nelle file di chi lo abbandona si aggiunge la fedelissima consigliera Hope Hicks, e la città di New York rescinde ogni contratto con la “Trump Organization”, compresa la pista di pattinaggio e la giostra di Central Park. Neanche Ivanka, come sembrava, sarà presente all’inaugurazione di Biden: la sua presenza sarebbe inopportuna.

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