Impeachment capitolo 2, Trump passa alla storia

| Probabilmente sarà assolto, salvato ancora una volta dai Repubblicani, ma le ferite di quanto sia riuscito a dilaniare gli Stati Uniti in quattro anni resteranno ancora a lungo

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Comunque andrà il secondo processo di impeachment a carico di Donald Trump, c’è una certezza: è una pagina destinata a restare impressa nei libri di storia. Anche se, come appare sempre più certo, l’ex presidente riuscirà a strappare l’assoluzione, l’immagine del comandante in capo che incita la folla a dare l’assalto al Congresso americano continua ad essere un livido visibile che non accenna a sgonfiarsi nell’anima dell’America.

In realtà, le vere preoccupazioni della classe politica statunitense non dipendono dal verdetto, ma dalla forma di un’era politica che si annuncia quanto mai incerta, e l’imprevedibile ricaduta scatenata da un processo che si sta svolgendo all’interno di una recinzione alta due metri, per i timori di nuove violenze, avrà effetto sulle speranze del presidente Biden di riunire il Paese per superare una crisi dagli effetti devastanti.

Il processo inizierà a poco più di un mese da un giorno ormai considerato “infame”, quando Trump ha sciolto le redini ad una folla che si era radunata a Washington pronta alla rivolta, dopo settimane di martellanti dichiarazioni di frodi e brogli elettorali che gli avevano sottratto una vittoria certa e matematica. Una patologica convinzione di essere un vincente sempre e comunque, mescolata all’assoluta incapacità di ammettere la sconfitta, costata la vita a cinque persone, immolate davanti ad un ego ipertrofico.

Sostenendo che il processo è incostituzionale, in violazione della libertà di parola e fuori tempo massimo, visto che Trump non è più in carica, la difesa dell’ex presidente punterà anche sull’immunità propria della figura del presidente, ricalcando il tema centrale del suo mandato: un presidente è onnipotente e non soggetto a censure, la legge esiste per tutti e va rispettata, ma non vale per la sua immensa figura.

“Questo è solo un tentativo della leadership democratica alla Camera di predare i sentimenti di orrore e confusione che sono caduti su tutti gli americani dopo aver assistito alla distruzione del Campidoglio”, scrivono gli avvocati aggiungendo che la retorica aggressiva del presidente andava presa in senso figurato e non letterale, assicurando che l’appello alla folla di “combattere come all’inferno” era una semplice metafora. Quanto basta per capire in anticipo che restano poche e residue probabilità di raggiungere la maggioranza dei due terzi dei 100 senatori per condannare Trump.

La replica dell’accusa non si è fatta attendere: “Il presidente Trump ha violato il suo giuramento e ha tradito il popolo americano. L’incitamento all’insurrezione contro il governo degli Stati Uniti - che ha interrotto il trasferimento pacifico del potere - è il più grave crimine costituzionale mai commesso da un presidente”. I procuratori potrebbero anche prendere in considerazione le deposizioni di alcuni dei manifestanti pro-Trump arrestati per l’incursione al Campidoglio.

I responsabili democratici della Camera sosterranno invece che se fomentare una ribellione non è un reato, allora niente lo è. L’accusa si basa sul terrore che per ore ha attraversato Capitol Hill, mettendo a rischio la vita di deputati e senatori, mentre il sistema politico americano veniva spinto a forza sull’orlo del baratro.

Difficilmente sarà possibile vietare a Trump di ricoprire incarichi pubblici in futuro, anche se la speranza è di dipingerlo per quello che, così da minarne la possibile ricandidatura nel 2024.

Il video di Trump che parla ad una folla inferocita, urlando “se non combattete come all’inferno, non avremo più un paese”, seguito da clip di rivoltosi che gridano “fight for Trump” mentre si fanno strada verso il Campidoglio, avrà un effetto potente anche per i senatori repubblicani, che per quattro anni hanno finto di ignorare l’ingombrante presenza di Trump per convenienza politica.

Il processo, comunque finisca, sarà la pietra miliare della presidenza più divisiva nella storia americana, e in un momento di crisi nazionale, tra la pandemia e il disastro economico esacerbato dalla negligenza di Trump, aprirà una finestra sull’anima acciaccata dell’America. Anche dopo la fine della sua presidenza, Washington è sotto la minaccia dell’estremismo, dimostrando che la lotta per salvare la democrazia non si è affatto conclusa nel giorno dell’insediamento di Biden.

Dal lusso del suo resort in Florida, fra una partita di golf e l’altra, Trump ha fatto sapere che non intende testimoniare, dando per assurdo uno strumento in più alle argomentazioni che lo inchiodano alle sue responsabilità. Biden, a tre settimane dall’inizio del suo mandato, sta intensificando gli sforzi per immunizzare il paese prima che le nuove varianti di Covid-19 scatenino un’altra ondata di morte. Il nuovo comandante in capo si è tenuto alla larga dall’impeachment, lasciando alla nuova leadership democratica di Capitol Hill il compito di andare avanti, ma ha tutto l’interesse che il Senato concluda il processo il più rapidamente possibile.

L’affermazione che un ex presidente non può essere sottoposto ad impeachment non trova d’accordo analisti giuridici George Conway, secondo cui il processo è più che giustificato: “Trump voleva disturbare il conteggio dei voti elettorali che avrebbe certificato la sua sconfitta. Niente di tutto questo è protetto dal primo emendamento: è una chiara violazione del suo giuramento, e andrebbe punito con l’interdizione perpetua da qualsiasi futuro incarico federale”.

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