Impeachment, in arrivo la “bomba” Bolton?

| L’ex consigliere per la sicurezza nazionale in attesa del via libera dal tribunale per la deposizione al Congresso: ottenesse il via libera, per Trump sarebbe un grosso problema

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Potrebbe passare dalle mani di John Bolton, ex consigliere per la sicurezza nazionale voluto e allontanato da Donald Trump dopo appena 7 mesi, uno dei momenti più critici della procedura di impeachment nei confronti del presidente americano. Secondo la “CNN”, che riporta dichiarazioni sibilline dei suoi avvocati, Bolton è stato convocato per testimoniare davanti al Congresso, ma dalla White House è arrivato la minaccia di non farlo. Da buon americano ligio davanti alla legge e alla Costituzione, Bolton ha rimesso la decisione ad un giudice federale, che deciderà se autorizzare o meno la deposizione.

La speranza è che non si ripeta il caso di Mick Mulvaney, capo dello staff presidenziale che ha scelto di non presentarsi davanti al Congresso, protetto dall’immunità assoluta che la Casa Bianca ha adottato come discutibile strategia difensiva, ritenendo che Trump e i suoi collaboratori non possono essere messi sotto indagine. Anche la testimonianza di Mulvaney sarebbe stata fondamentale, visto che aveva confermato il congelamento dei 400 milioni di dollari in aiuti per spingere l’Ucraina ad avviare l’inchiesta contro Biden.

Nel caso per Bolton fosse diverso, rivela ancora la CNN, per Trump potrebbero guai seri. Charles Cooper, uno degli avvocati di Bolton, ha rinviato una lettera alla commissione d intelligence che guida l’indagine, in cui assicura che “Bolton è stato coinvolto personalmente in molti degli eventi, incontri e conversazioni di cui si è già avuta testimonianza, nonché di incontri e conversazioni pertinenti che non sono ancora stati discussi nelle testimonianze sentire finora”. In pratica: sappiate che su episodi su cui state indagando, potrebbero esserci rivelazioni fondamentali.

John Bolton, figura centrale di numerosi episodi della presidenza Trump finiti sotto la lente, non ha mai nascosto di aver sollevato numerose preoccupazioni sull’operato del presidente, bollando come “dug deal”, affare sporco, sia le elezioni del 2016 che l’impegno con cui numerosi funzionari della Casa Bianca gestivano le pressioni sull’Ucraina, per spingere il governo ad avviare un’inchiesta in grado di affossare la famiglia Biden. Non solo: secondo diversi testimoni, proprio Bolton avrebbe incoraggiato gli uomini del suo staff a dare l’allarme nel caso di atteggiamenti e azioni illegali.

Riguardo all’Ucrainagate, finora costata la galera a due soci di Rudy Giuliani, l’ex sindaco di New York diventato avvocato di fiducia di Trump, il “Wall Street Journal” rivela che le pressioni erano iniziate ben prima dell’elezione di Volodymyr Zelens’kyj. Anche con il suo predecessore, Petro Porshenko, i funzionari americani avevano esercitato lo stesso tipo di pressioni.

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