Joe Lingon, libero dopo 68 anni di galera

| Il più anziano e longevo ergastolano di tuta l’America è tornato ad essere un uomo libero. Aveva rifiutato per tre volte la libertà condizionata

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Le porte della galera si sono chiuse dietro le spalle di Joe Ligon nel febbraio del 1953: aveva 15 anni e l’angosciante sensazione che la vita fosse finita lì, con una pesante condanna all’ergastolo. Si era dichiarato colpevole di una rapina finita male insieme ad altri quattro coetanei: sei feriti e due morti per accoltellamento, Charles Pitts e Jackson Hamm.

Ieri Joe Ligon, l’ergastolano più vecchio e longevo degli Stati Uniti, è stato rilasciato da una prigione della Pennsylvania dopo aver trascorso quasi sette decenni dietro le sbarre. Era stato ritenuto colpevole di due capi d’accusa, compreso omicidio di primo grado, e Ligon aveva ammesso di aver accoltellato almeno una persona, anche se Bradley Bridge, il suo avvocato, ha sempre ripetuto che Joe è convinto di non aver mai ucciso nessuno.

La strada verso il rilascio di Joe Ligon è stata lunga e tortuosa. Negli anni ‘70, ai componenti della banda di ragazzini fu concessa l’opzione della clemenza dal governatore della Pennsylvania, che però significa vivere in libertà vigilata: accettarono in due, ma Ligon no.

Nel 2017 Joe rifiuta un’altra offerta analoga, giunta dopo una sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che lo rendeva idoneo alla misura cautelare. Un anno prima, la corte aveva stabilito che nel processo del 2012 Miller contro lo stato dell’Alabama, le condanne a vita per i giovani, senza la prospettiva della libertà vigilata, erano da considerare illegali e la decisione andava applicata anche in modo retroattivo. La sentenza aveva finito per toccare anche il caso di Joe Ligon, rendendolo idoneo alla libertà vigilata dopo una reclusione durata oltre 60 anni. Ma Ligon ha nuovamente rifiutato l’offerta, affermando che la libertà vigilata non gli avrebbe garantito la vita che desiderava dopo decenni di galera. “La commissione statale per la libertà vigilata presumibilmente lo avrebbe rilasciato, ma a condizione di restare sotto la loro supervisione per il resto della vita”, ha affermato l’avvocato Bridge, che rappresenta Ligon da 15 anni ed è riuscito a sostenere che una condanna a vita per un crimine commesso in giovane età è incostituzionale. Dopo un'udienza fallita presso la corte d’appello intermedia della Pennsylvania, Bridge è riuscito a portare il caso davanti alla corte federale, vedendola accolta nel novembre 2020.

Ora che Joe Ligon è uscito di prigione, il suo reinserimento nella società è iniziato. John Pace, un ex detenuto e coordinatore del “YSRP” (Youth Sentencing & Reentry Project), con sede a Philadelphia, ha ammesso che lo sta aiutando a rimettersi in piedi. Anche Pace aveva solo 17 anni quando è stato incarcerato per aver rapinato e aggredito un uomo: ha trascorso 31 anni in galera, e quando è stato rilasciato ricorda di aver provato una sorta di malessere, di fronte ad una realtà che quasi non riconosceva più. “In un ambiente carcerario non ci sono molti stimoli: non ti è permesso avere contatti con le persone e le interazioni sono molto limitate. Poi, quando esci ti rendi conto che puoi fare tutto quello che vuoi. E alla fine non fa nulla. Guardi”.

Bridge, Pace e molti altri hanno lavorato a lungo con Ligon perché superasse lo shock di entrare in un nuovo mondo: si inizia dalla necessità di trovare un alloggio, ma anche dalla diffidenza di chi conosce la sua storia: “Ci saranno sempre in giro persone convinte che quelli come Joe dovrebbero marcire in galera per il resto della loro vita”.

“Il ragazzino che ha commesso i crimini nel 1953 non esiste più: al suo posto c’è una persona che è uscita di prigione a 83 anni. Sono un uomo anziano cambiato profondamente, che non è più una minaccia. Ho ampiamente ripagato la società per il danno che ho fatto e ora voglio trascorrere gli ultimi anni della mia vita da uomo libero”.

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