La crisi profonda del Central Park

| Un buco da 10 milioni di dollari causato dalla pandemia, che ha costretto il parco più celebre del mondo a rinunciare a eventi, concerti e gare sportive

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Non è solo un parco, ma un vero e proprio simbolo: non c’è turista a New York che non metta in conto almeno un giorno alla scoperta dei 341 ettari del “Central Park”, il polmone della Grande Mela su cui si affacciano gli eleganti palazzi di due fra i più esclusivi quartieri di Manhattan: l’Upper East Side e l’Upper West Side.

Inaugurato nel 1856 dopo l’imponente opera di bonifica prevista nel progetto di Frederick Law Olmsted, è gestito dalla “Central Park Conservancy”, che si occupa dei tanti laghi artificiali, dei sentieri, delle piste di pattinaggio, dei parchi giochi, degli immensi prati e dello zoo. Amato da atleti e sportivi, i 9,7 del “Park Drive” sono costantemente affollati da runner, mentre la celebre Maratona di New York l’ha eletto a traguardo storico, proprio di fronte al “Tavern on the Green”. Ogni estate, il cartellone di eventi e spettacoli attira migliaia di persone grazie a nomi di sicuro richiamo: sono passati alla storia i concerti di Elton John, Simon and Garfunkel, Diana Ross, Luciano Pavarotti e Andrea Bocelli, ambedue davanti ad una folla sconfinata.

Ma la pandemia, oltre a decimare la popolazione di New York, ha mandato in crisi la Central Park Conservancy, alle prese con un buco pari a 10 milioni di dollari. Per i newyorkesi è una sconfitta cocente vedere il luogo dove sono cresciuti, si sono innamorati e hanno portato i loro figli costretto ad affrontare una delle peggiori crisi della società che da 40 anni lo rende un piacere a disposizione di tutti. 

Il 75% del bilancio operativo annuale della Conservancy proviene da donazioni, e il resto dalle entrate fiscali comunali e statali. La pandemia che ha obbligato alla totale cancellazione di eventi, concerti, gare e manifestazioni che si tengono di continuo, come la maratona, il “Global Citizen Festival” e il “Central Park Summer Stage”, unite ad un sostanzioso taglio del budget del municipio e nessuna donazione delle produzioni cinematografiche che scelgono il parco come set, non lasciano scampo. A questo vanno aggiunti una pesante diminuzione del traffico, con relativi consumi azzerati nei locali e punti di ristoro, oltre ad un crollo verticale delle donazioni dei newyorkesi, che nell’emergenza sanitaria hanno preferito dirottare il proprio denaro verso associazioni e istituzioni in prima linea nella lotta alla pandemia.

Per tentare di risollevarsi, la Conservancy ha lanciato l’Essential Central Park Fund, una raccolta fondi voluta da Elizabeth W. Smith, presidente e amministratore delegato: “Ora più che mai, il Central Park ha bisogno del vostro sostegno. Il denaro raccolto dal fondo contribuirà a mantenere il parco aperto, pulito e confortevole. Vogliamo invitare tutti a donare una piccola cifra mensile”.

Fondata nel 1980, la Central Park Conservancy era inizialmente dedicata a progetti di raccolta fondi per ripristinare e migliorare il parco dopo il suo declino degli anni ‘60 e ‘70. Fin dalla sua nascita, l’organizzazione ha investito oltre 800 milioni di dollari in restauri e migliorie: nel corso degli anni, ha vinto premi e riconoscimenti per lo straordinario impegno profuso nella cura e conservazione del parco.

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