La difficile eredità di Trump

| Ci vorranno anni per eliminare i danni e le divisioni che in quattro anni hanno letteralmente diviso in due l’America. La presidenza di Biden sarà una delle più difficili della storia: lo attende una mole enorme di lavoro

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Quattro anni estenuanti di tweet furiosi, menzogne, accuse e rabbia incontrollabile stanno per terminare. La presidenza di Donald Trump si conclude lasciando una scia di sommosse, divisioni e discordia che racchiudono il pandemonio di un singolo mandato culminato nell’insurrezione contro il Congresso e in un’eredità che impiegherà anni per liberare la psiche americana.

Trump, nel suo ultimo giorno, ha pronta una lunga lista di amnistie che riflette il disprezzo per la giustizia, tema dominante del suo tumultuoso mandato. E ci saranno sicuramente trappole politiche che l’amministrazione di Joe Biden si troverà ad affrontare.

L’esperienza stessa di essere americani cambierà a mezzogiorno di mercoledì, quando scadrà il mandato del comandante in capo più rumoroso, dirompente ed erratico della storia, che si è imposto per la costante brama di avere i riflettori puntati addosso.

Biden ha il compito gravoso di unificare una nazione inferocita, in netto contrasto con l’ossessione di Trump di lacerare le linee sociali, razziali e culturali pur di cementare il suo potere. Il cinico bagaglio razziale di Trump è riemerso lunedì, quando la Casa Bianca ha scelto la festa nazionale in onore di Martin Luther King Jr. per pubblicare un rapporto che minimizza la schiavitù e insulta il movimento per i diritti civili.

Ma questa non è solo la visione di Trump. I 74 milioni di americani che hanno votato per concedergli un secondo mandato lo hanno visto come un leader che ha espresso rabbia verso le élite politiche, economiche e mediatiche. Trump ha saputo incanalare la loro convinzione che una nazione sempre più diversificata e socialmente liberale minacciasse i loro valori, la religione, il diritto alle armi e il patrimonio culturale. Biden potrà cancellare molte decisioni del Presidente uscente, ma rimuovere la sua influenza dalla politica potrebbe essere impresa impossibile.

Mentre va in pensione, la presidenza di Trump personifica le divisioni tra due metà di una popolazione, una in gran parte conservatrice e rurale e l’altra più liberale, suburbana e cittadina. Due metà a cui manca sempre più un linguaggio culturale comune, una definizione di patriottismo e - grazie a Trump - una visione comune della verità.

La carriera politica di Trump è iniziata con la teoria cospirativa sul luogo di nascita di Barack Obama e si chiude con un’altra ancora più oltraggiosa: la falsa affermazione di aver vinto un’elezione che ha chiaramente perso. Il perpetuarsi di una realtà alternativa che ha causato danni catastrofici alla fede nel governo, fondamento di qualsiasi nazione funzionante. 

Le celebrazioni di Biden saranno anche smorzate dalla pandemia alimentata da negligenza e ottusità presidenziale: quasi 400.000 persone sono morte sotto gli occhi indifferenti di Trump. La negazione del Covid si è radicata nel nome dell’incessante attenzione alle sue esigenze politiche, piuttosto che nel rispetto del giuramento di eseguire in modo fedele i compiti propri del presidente.

La priorità di promuovere i suoi interessi si è riflessa anche nei tentativi di incanalare denaro e pubblicità verso il suo impero immobiliare e alberghiero. Per molti versi, l’atteggiamento di Trump nei confronti della presidenza è stato l’esatto contrario della celebre frase del presidente John Kennedy: “Non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese”.

In termini puramente politici, Trump lascia l’incarico con alcuni risultati che dureranno a lungo: ha radicalmente rimodellato la Corte suprema e la magistratura su linee conservatrici, ha presieduto la prima riforma della giustizia penale ed è riuscito a evitare di essere coinvolto in conflitti stranieri, rafforzando la politica degli Stati Uniti nei confronti di una Cina sempre più ostile, mentre ha messo in guardia le nazioni della NATO che devono spendere di più per la propria difesa. Allo stesso tempo, ha distrutto la reputazione dell’America tra i suoi alleati storici e ha trattato la minaccia incombente del cambiamento climatico con la stessa negazione con cui ha lasciato spazio al coronavirus.

La promessa di fornire agli americani un piano di assistenza sanitaria non si è mai concretizzata, e la politica di immigrazione con il muro voluto al confine - che il Messico non ha mai pagato - si sono rivelati più efficaci come strumento demagogico che non nell’affrontare le cause dell'immigrazione clandestina.

Trump si lascia alle spalle un Paese diviso come lo era ai tempi della Guerra Civile, con il nazionalismo bianco in marcia e in cui gruppi estremisti come QAnon infiltrati nel partito repubblicano, ridotto in frantumi. Il modo in cui gli elettori di Trump reagiranno alla sua partenza non solo plasmerà il futuro del GOP, ma avrà enormi implicazioni per l’unità americana negli anni a venire.

L’eredità che dovrà affrontare Biden è la più impegnativa di qualsiasi altro nuovo presidente dai tempi di Franklin Roosevelt, che si è insediato nella morsa della Grande Depressione. Nonostante gli ambiziosi obiettivi su questioni come il clima, l’assistenza sanitaria e la politica estera, il successo della presidenza Biden sarà probabilmente giudicato in base alla capacità di guidare l’America fuori dalla peggiore crisi sanitaria pubblica degli ultimi 100 anni e dall’incubo economico che ha creato. 

Ma una cosa è certa: la sua Casa Bianca sarà molto più convenzionale, tranquilla e stabile di quella di Trump. Per i prossimi quattro anni, l’America è al sicuro.

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