La lenta agonia di Hollywood

| La pandemia, le tasse elevate, i disordini sociali, la violenza: quanto basta perché le star stiano voltando le spalle alla città degli angeli. Quella che un tempo era il crocevia del sogno americano, oggi è una discarica a cielo aperto

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Prima gli incendi, poi i disordini del "Black Lives Matter", quindi le tasse elevatissime, i cinema e gli studios chiusi, le produzioni ferme e migliaia di senzatetto che rendono l’enorme metropoli un posto asfittico. Hollywood, il più celebre quartiere della ciclopica Los Angeles, patria del cinema mondiale e indirizzo per le stelle più luminose, non è più la sognante “La La Land”, ma una terra di nessuno da cui è meglio allontanarsi.

Sono tantissimi i divi e i registi che stanno voltando le spalle al loro regno, lasciando deserte residenze sontuose. A pochi metri da quei cancelli elettrificati c’è la consueta doppia immagine che stride, tipicamente americana: da una parte i palazzi dove un alloggio costa milioni di dollari, dall’altra le tende di cartone di chi vive accampato e passa le giornata a rimediare qualche dollaro da spendere in crack.

Tom Hanks e sua moglie Rita Wilson, dopo aver ottenuto la cittadinanza, trascorrono ormai più tempo in Grecia che negli Stati Uniti. Lo stesso fa James Cameron, il regista dei record che da mesi ha scelto la Nuova Zelanda per girare il seguito di “Avatar”, ma senza fretta, perché lì si trova bene. Julia Roberts si è trasferita a San Francisco, mentre l’ex 007 Pierce Brosnan fatica a vendere la sua villa di Malibu per volare alle Hawaii, dove è cresciuto. Per finire con i due fratelloni da tachicardia femminile, Chris e Liam Hemsworth, che stanno facendo i bagagli per tornare in Australia.

Un vuoto pneumatico che si fa tristezza in posti come Rodeo Drive, la via più scintillante di Beverly Hills, dove tutte le griffe più importanti del mondo non possono mancare, praticamente vuota. Così come vuoti sono ristoranti elegantissimi e leggendari: giusto per citarne due “The Ivy” e “Ago”, il locale di Robert De Niro: qualcuno si accontenta di pochi clienti, altri sono chiusi senza data di riapertura.

Secondo David Kean, agente immobiliare di Los Angeles “Le celebrità stanno scappando. Anche se vivono a Beverly Hills o a Malibu, non appena escono dalle loro proprietà sono costretti ad attraversare accampamenti di senzatetto che tentano di entrare ovunque. Poi c’è la rogna del Covid, e la gente che è stanca di essere rinchiusa. Ma in fondo, se gli attori non possono recitare, cosa li trattiene qui? Chi può permettersi di andare in qualsiasi parte del mondo, sta semplicemente andando in qualsiasi parte del mondo”.

E per finire c’è la violenza, i saccheggi che esplodono all’improvviso, i morti ammazzati per strada, le gang che non hanno più paura di niente. Dietro una facciata di lustrini e sorrisi, è una Los Angeles che fa paura. Ne è un esempio una stradina a pochi passi dalla scintillante raccolta di impronte della Hollywood Walk of Fame, che si è guadagnata l’appellativo di “Vicolo della Morte”: è il punto in cui si registrano più uccisioni e ferimenti di tutta Los Angeles. In sette anni 100 persone sono morte con una pallottola in corpo, e molti erano adolescenti aggregati alle gang che si contendono la zona: Underground Crips, South Los, The Hoover, 8 Trey Gangsters, the Raymond Crips e i the Rollin’ 100s. Gente cattiva, che ammazza per niente, in una città dove in confine tra la vita e la morte è sempre più labile, come al cinema.

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