La mascherina, un’arma politica

| Mentre in buona parte dell’Europa e dell’Asia l’uso della copertura facciale nei luoghi chiusi è ormai una consuetudine accettata dai più, negli Stati Uniti no. La mascherina si è trasformata in una battaglia ideologica

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È un pezzetto di stoffa tenuto su da due elastici che tutte le organizzazioni sanitarie del mondo consigliano per limitare al massimo i contagi, ma si sta trasformando in un’arma politica. 

Trump è stato a lungo riluttante all’idea di indossare in pubblico una mascherina, salvo cambiare idea dopo che qualcuno gli ha fatto notare che servono molto più dell’iniettarsi candeggina nelle vene. “Chiediamo a tutti, quando non si è in grado di mantenere il distanziamento sociale, di indossare una mascherina: piacciano o meno, sono efficaci”. Eppure anche questa volta Trump si è rifiutato di introdurne l’obbligo, affermando di voler lasciare alla gente “una certa libertà”.

Il lieve cambiamento di rotta arriva nel mezzo di un dibattito politico negli Stati Uniti, Paese che si sta avvicinando al triste traguardo dei 4 milioni di casi confermati, la cifra più alta di qualsiasi altra nazione al mondo, secondo i soliti dati diffusi dalla Johns Hopkins University. Ma in molte altre parti del mondo la discussione è finita da tempo e le mascherine sono diventate la norma.

Anche il primo ministro britannico Boris Johnson, inizialmente riluttante a imporre la regola, ha reso obbligatorie le mascherine sui trasporti pubblici a partire da metà giugno: chi viene sorpreso senza è passibile di una multa pari a 100 sterline.

La Francia ha nuovamente reso obbligatorie le mascherine in tutti gli spazi al chiuso, estendendo la norma a cinema, musei, negozi, banche e centri commerciali. La polizia può sanzionare con multe fino a 135 euro chi infrange le regole.

Nella Repubblica Ceca, dalla mezzanotte del 19 marzo scorso le mascherine valgono per tutti appena usciti di casa. Un mese dopo, ad aprile, la Germania ha introdotto multe tra i 15 e i 5.000 euro per chi non indossa la mascherina, e nelle stesse settimane la Spagna ha reso obbligatorie le coperture per il viso negli spazi pubblici interni ed esterni dove non può essere garantita la distanza minima di due metri.

In altri paesi come la Scozia, l’Italia e la Grecia l’uso delle mascherine è obbligatorio nei luoghi chiusi, mentre a Cuba, Pakistan e Iran vanno indossate anche negli spazi pubblici all’aperto.

Lo scorso maggio, gli esperti hanno ribadito che il mondo doveva abituarsi a considerare in modo serio la trasmissione del virus per via aerea, citando l’esempio di luoghi come Singapore, Hong Kong e Taiwan, in cui l’uso massiccio della mascherina ha permesso di controllare la diffusione. Intervenendo ad una riunione delle Nazioni Unite, il dottor Padmini Murthy, direttore sanitario globale del New York Medical College, ha ribadito che “indossare una mascherina significa avere rispetto per gli altri”.

Eppure le mascherine rimangono un argomento che divide in due gli Stati Uniti. Martedì scorso l’Arkansas si è unito ad almeno 39 stati che ne hanno istituito l’obbligo, ma stati come la Florida e l’Arizona lasciano la decisione ai funzionari locali creando una confusione costituzionale: il governatore della Georgia Brian Kemp ha fatto causa al sindaco di Atlanta, Keisha Lance Bottoms, proprio per via delle mascherine.

In un’intervista, il Dr. Francis Collins, direttore del National Institutes of Health, ha commentato: “È bizzarro e paradossale capire che abbiamo trasformato l’uso della mascherina in un’arma impropria della politica americana”.

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