La parabola di Michael Avenatti

| L’ex avvocato di Stormy Daniels, l'ex pornostar che ha accusato Trump di averle pagato il silenzio per una notte di sesso, è finito in disgrazia. Deve rispondere di così tante accuse e denunce da rischiare centinaia di anni di galera

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Di Germano Longo
Era il 26 marzo del 2018, cinque mesi dopo il botto dello scandalo Weinstein, quando l’ex pornostar Stormy Daniels compare sulle televisioni di tutto il mondo per sputtanare Donald Trump: “Abbiamo avuto una notte di sesso, e sono stata pagata 130mila dollari per restare in silenzio”. Al suo fianco c’è un uomo dallo sguardo duro e un mezzo sorriso sornione: l’avvocato Michael Avenatti, colui che si è messo a studiare leggi e cavilli per riuscire a invalidare l’accordo di non divulgazione sottoscritto dai legali di quello che nel 2006, ai tempi della notte focosa, era il “Tycoon” più celebre del pianeta, ma adesso era diventato nientemeno The President, il presidente in persona.



Michael Avenatti, californiano di Sacramento con sangue italiano nelle vene, 48 anni, fisico palestrato, una passione per le gare sportive in auto, studi in legge all’università di St. Louis e della Pennsylvania, è l’incarnazione vivente dell’avvocato tante volte pennellato dai film di Hollywood. Pochi scrupoli, lingua tagliente, presenza ingombrante, dopo gli studi trova un posto presso lo studio “O’Melveny & Myers” di Los Angeles, dove si fa notare difendendo Christina Aguilera in una causa contro un produttore cinematografico e Don Henley e Glenn Frey, i due componenti degli “Eagles” citati dall’ex compagno di band Don Felder. Cambia passo entrando nelle file del “Greene Broillet & Wheeler”, dove gli assegnano la difesa di Paris Hilton in un caso di diffamazione e una causa per plagio del format televisivo “The Apprentice”, quello con Donald Trump protagonista. Nel 2007, il salto di qualità: inaugura lo studio “Eagan & Avenatti LLP” aprendo uffici a Newport Beach, Los Angeles e San Francisco. Ormai è un personaggio a tutto tondo, che più volte finisce come ospite in talk show televisivi in cui parla delle diverse class-action che porta avanti nei tribunali, quasi tutte finite positivamente per i suoi clienti.

Nel 2017, qualcosa inizia a incrinarsi: Avenatti viene denunciato da Gerald Tobin, un investigatore privato della Florida che da lui pretende 28.700 dollari per un’indagine commissionata anni prima e mai pagata. Un anno dopo, lo studio Eagan & Avenatti finisce davanti al tribunale fallimentare per inadempienza su imposte, tasse, sanzioni, interessi, truffe e frodi bancarie, a cui si aggiunge la causa di Michael Q. Eagan, l’ormai ex socio, che accampa diritti su 54 cause curate dallo studio. Un anno dopo, la stessa Stormy Daniels revoca il mandato all’avvocato, commentando di essere stata trattata “in modo estremamente disonesto”. Nel novembre dello scorso anno, Michael Avenatti viene arrestato a Los Angeles per sospetta violenza domestica ai danni di una donna, identificata in modo generico come “la fidanzata”, che malgrado ferite in volto e sul corpo preferisce non sporgere denuncia.

Incurante della tempesta che gli ruota intorno, negli stessi giorni Avenatti racconta in un’intervista che medita di candidarsi per la corsa alla Casa Bianca come indipendente, “A nome del partito della verità”.

Mentre attende di risolvere numerose questioni davanti ai tribunali californiani, lo scorso marzo viene arrestato a New York e rilasciato dietro il pagamento di una cauzione da 300mila dollari per aver tentato un’estorsione da 25 milioni di dollari alla “Nike”, il celebre marchio di abbigliamento sportivo, e un’altra ad un cliente paraplegico.

Ma qualche giorno fa, un’altra tegola ha colpito in pieno il cranio liscio di Avenatti: secondo un tribunale di Manhattan, l’avvocato avrebbe sottratto ben 295mila dollari a Stormy Daniels, la cliente che lo ha consacrato alla celebrità, facendo dirottare sul proprio conto una parte dei diritti del libro di memorie scritto dall’ex attrice porno. Mettendo insieme quanto rischia per ogni accusa e denuncia da cui deve difendersi, c’è chi ha calcolato la possibilità che le sbarre si chiudano dietro di lui per 300 anni.

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