La pessima giornata di Trump

| Mentre la procedura verso l’impeachment si arricchisce di nuovi capitoli scottanti, il presidente incassa la perdita della Virginia, storica roccaforte Repubblicana

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Non è un periodo da incorniciare per Donald Trump: dall’Election Day appena concluso, primo test per la corsa alle presidenziali 2020, esce con numerosi campanelli d’allarme nelle orecchie. Per la prima volta dopo 26 anni, i Democratici si riprendono la Virginia, roccaforte Repubblicana, conquistando camera e senato. Resta in bilico la situazione in Kentucky, dove l’attorney Andy Beshar, candidato Dem, chiude con il 49,2% dei voti contro il 48,9 dell’avversario Repubblicano Matt Bevin: il primo rivendica la vittoria, il secondo non ha alcuna intenzione di concederla. L’unica vittoria dei Repubblicani arriva dal Mississippi, dove il tenente Tate Reeves strappa con il 52,2% la vittoria a Jim Hood, fermo al 46,6.

A guastare ulteriormente la giornata al presidente ci ha pensato Gordon Sondland, ambasciatore americano alla UE, che di colpo ha ritrattato le proprie posizioni nell’indagine per l’impeachment della Camera, affermando che si occupò personalmente di fare pressioni su Kiev: gli aiuti militari americani sarebbero arrivati a fronte di una dichiarazione pubblica di avvio di indagini sul conto di “Burisma”, la società di cui faceva parte Matt Biden, il figlio del suo più temibile antagonista. Venerdì sarà il turno di Mike Mulvaney, capo dello staff presidenziale e più alta figura della Casa Bianca finora convocata a testimoniare, ma non è ancora chiaro se Mulvaney accetterà o meno di deporre. Una dichiarazione che fa il paio con quella di Marie Yovanovitch, ex ambasciatrice americana in Ucraina, licenziata lo scorso maggio, che si dichiara vittima di una campagna di diffamazione ordita da Rudy Giuliani, ex sindaco di New York e oggi avvocato personale del presidente, a sua volt accusato di aver creato una sorta di diplomazia sotterranea nei confronti dell’Ucraina, portata avanti attraverso contatti informali con funzionari sospettati di corruzione.

In una nota, la White House attacca a testa bassa, definendo “una farsa con ancora meno prove di prima” le trascrizioni diffuse: “Il presidente non ha fatto nulla di male”.

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