La sfida per la Casa Bianca

| Tra un anno e mezzo si cambia, o forse rimarrà tutto uguale? Ossia, il prossimo presidente degli Stati Uniti sarà democratico o repubblicano? Rivincerà Trump o gli americani cambieranno nuovamente direzione?

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Di Marco Belletti
Mancano esattamente 18 mesi alle prossime elezioni presidenziali e al momento la partita è – come si dice in questi casi – apertissima, ma già qualcuno azzarda previsioni e pronostici. Per esempio Paresh Upadhyay – responsabile della strategia valutaria per gli USA di “Amundi”, la società di asset management controllata da Crédit Agricole – è convinto che sia ora il momento migliore per iniziare a ipotizzare chi vincerà, in modo da potersi muovere con il dovuto anticipo in ambito economico e finanziario.

“Le elezioni del 2016 hanno provocato un vero sconvolgimento – afferma Upadhyay – si è trattato uno dei soli cinque casi nella storia in cui il candidato eletto ha perso al voto popolare ma si è aggiudicato il collegio elettorale”.

Analizzando la situazione che si è sviluppata nei mesi di governo Trump, emerge che a causa della mancanza di un vero mandato popolare e della presenza di indici di gradimento costantemente negativi, il livello di approvazione nei confronti di Trump non è mai stato favorevole. L’attuale presidente ha ottenuto indici di gradimento regolarmente negativi sulla maggior parte dei temi politici, con giudizi pessimi per quanto riguarda le qualità personali come onestà e affidabilità. 

Secondo un sondaggio della CNN effettuato a marzo, l’indice di gradimento del presidente è stato in media del 42 per cento durante il mandato, mentre il 16 giugno l’indice di disapprovazione era del 53 per cento, con una flessione dell’11 per cento del tasso di approvazione netto. Trump è l’unico presidente statunitense della storia a non avere un tasso di approvazione netto positivo a questo punto del primo mandato. 

Inoltre, nel sondaggio di fine febbraio realizzato da NBC e Wall Street Journal, Trump risultava distanziato del 7 per cento da un candidato avversario anonimo mentre da un’altra indagine, condotta da Morning Consult e Politico nella seconda metà di aprile, emergeva che il suo ritardo era dell’8 per cento rispetto al favorito Joe Biden. Un terzo sondaggio ancora in aprile realizzato dall’istituto Emerson, lo poneva indietro del 3 per cento rispetto a Bernie Sanders. 

A metà aprile le aspettative di mercato tenute sotto controllo da Predictit, sito web di scommesse politiche, assegnavano ai democratici una probabilità del 57 per cento di vincere le elezioni: Upadhyay mette tuttavia in evidenza che nel 2016 le previsioni di questo sito non erano stato veritiere e ritiene che al momento sia più corretto assegnare il 50 per cento di possibilità per ciascun schieramento.

Ciò che è certo in questa particolare fase politica di transizione verso le prossime elezioni è che a molti elettori non piace la personalità di Trump. Un sondaggio della CNN a marzo stabilì che il presidente americano aveva un indice di gradimento netto molto negativo in merito a caratteristiche della leadership come il temperamento (meno 41 per cento), l’affidabilità (meno 25 per cento) e le capacità di gestione (meno 18 per cento).

Altri sondaggi in questi ultimi mesi hanno inoltre messo in evidenza il basso gradimento nei confronti di Trump in diverse aree come istruzione, sanità, previdenza, ambiente, gestione delle politiche fiscali.

Nonostante i bassi indici di gradimento su questioni fondamentali, sembrerebbe che Trump abbia comunque la possibilità di essere rieletto: Reagan lo fu nonostante un tasso di approvazione netto negativo al 9 per cento mentre George Bush partendo da un più 70 per cento fu sconfitto da Bill Clinton.

Secondo Amundi il punto di forza di Trump è l’economia. In gestione dell’economia, andamento dell’occupazione e sicurezza nazionale il biondo presidente sarebbe in vantaggio rispettivamente del 12, 10 e 5 per cento. Se l’economia continuerà a crescere e il tasso di disoccupazione rimarrà basso, Trump avrà buone chance di essere rieletto. 

Passando ai democratici, pur essendo in vantaggio nella percezione da parte del mercato, il loro progetto “MediCare” (programma di assicurazione medica amministrato dal governo per gli anziani o per chi è in difficoltà economica) li penalizza sensibilmente, in quanto questa attività è letta come politica populista per eccellenza e disapprovata da buona parte dell’elettorato. E così, mentre l’indice Standard & Poor’s registrava a fine aprile una crescita del 16,7 per cento dall’inizio dell’anno, il settore sanitario riportava un rendimento negativo: -0,14 per cento.

A sfavore del partito Democratico anche la quantità di candidati, ben venti, la più nutrita degli ultimi anni, che potrebbe creare qualche difficoltà nella campagna di raccolta dei fondi.

In sintesi, per Upadhyay d’ora in avanti la corsa alla Casa Bianca sarà un alternarsi di proiezioni favorevoli ora per uno, ora per l’altro degli schieramenti, con Trump che può vantare l’indice di gradimento positivo sull’economia ma è costretto a pagare il basso apprezzamento dell’elettorato sui tratti della sua personalità. E pur essendo ancora troppo presto per poter ipotizzare con un minimo di credibilità chi sarà il vincitore, l’analista di Amundi si sbilancia solo nell’affermare che la sfida sarà tra l’attuale presidente e un candidato democratico scelto dall’establishment del partito: se così fosse, l’economia dovrebbe continuare a crescere anche a un livello superiore rispetto a quello tendenziale. Tuttavia è anche possibile che le performance sui mercati finanziari divergano: azioni e dollaro potrebbero rafforzarsi in maniera sensibile, al contrario dei tassi di interesse. L’unica certezza che abbiamo è che ci toccherà aspettare l’esito del voto.

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