La spia della CIA che si è uccisa nel giardino di casa

| Anthony Schinella, alto ufficiale dei servizi segreti, si è tolto la vita a poche settimane dalla pensione. Per la moglie, che ha trovato attrezzature da bondage, viveva con tormento la sua omosessualità e le responsabilità del suo lavoro

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La morte di Anthony Schinella, era stata coperta dal timbro “top secret” e archiviata come suicidio. L’uomo, 52 anni, era uno dei più alti ufficiali del “National Intelligence Officer for Military Issues”, una branchia dei servizi segreti americani specializzata nelle questioni militari, una spia fra le più scaltre, quotate e influenti. Il 14 giugno scorso si è sparato nel giardino di casa, ad Arlington, davanti alla moglie, Sara Corcoran: dopo 30 anni di carriera nella CIA, passati affrontando quattro diversi conflitti, gli mancavano poche settimane alla pensione.

La notizia, diffusa solo in queste ore dopo la conclusione delle indagini dei servizi segreti, racconta di un gesto all’apparenza inspiegabile, in realtà risolto dalla moglie dopo aver messo mano ai documenti e i computer privati del marito. Schinella aveva un segreto, tenuto nascosto per chissà quanto tempo: era omosessuale, e la moglie ha ritrovato nascosta in casa “un’enorme attrezzatura per bondage e sadomaso, oltre a centinaia di sex toy, pistole e munizioni”.

“Mio marito aveva intenzione di uccidersi e di uccidere anche me, più volte aveva parlato dell’idea di portarmi con sé nell’aldilà”, ha raccontato la moglie, 46 anni, giornalista di Washington, che da poco tempo era diventata la signora Schinella.

“Guardavamo spesso documentari sull’Egitto, la Valle dei Re, i faraoni. Tony nutriva un profondo amore per l’Egitto, ha trascorso molto tempo in Medio Oriente, nel Bahrain. Ma sono convinta che tre decenni nella CIA gli abbiano procurato uno stress post traumatico molto profondo. Un giorno, tornando a casa, l’ho trovato mentre armeggiava con la stufa: credo avesse intenzione di far saltare in aria la nostra casa dopo averla saturata di gas”.

Poco prima che Schinella si sparasse, la coppia aveva adottato un gattino, e lei si era offerta di passare la notte con il micino perché si sentisse al sicuro. Schinella si era preparato per andare a letto sistemando sul comodino una serie di oggetti strani, tra cui delle carte dello zodiaco cinese, un paio di manette e alcune lettere scritte dalla moglie. Ma dopo aver bevuto quasi due tazze di vodka, ha iniziato ad andare in escandescenze: “Ha tirato fuori una Glock e per almeno due ore ha minacciato di uccidersi. Cercavo di dissuaderlo e avevo paura che mi sparasse. Sono corsa fuori casa senza scarpe, ero terrorizzata: ho cercato di mettere in moto la macchina, ma in preda al panico non ci sono riuscita. Lui mi ha raggiunto: urlava, era fuori di sé. Ha tentato rompere il finestrino posteriore con la pistola che stringeva in mano”.

Poi di colpo, Schinella si è fermato e ha smesso di urlare: ha mormorato il suo nome, grado e numero di matricola, e si è sparato alla tempia. “Era sconvolta, ho bussato alla porta dei vicini e ho chiamato il 911”.

Sui motivi che hanno spinto il marito al gesto estremo, Sara non ha alcuna certezza: “So che era triste perché stava per lasciare l’agenzia, ma era anche felice per l’attività di consulenza appena avviata: era ormai prossimo ad entrare entrare nel consiglio di amministrazione di una società di private equity, e gli avevano anche proposto di assumere la direzione di un think tank britannico. Per via del suo lavoro, assai delicato, mio marito aveva preteso molta privacy, per cui non ha faticato a nascondere le sue tendenze. Sono passati due mesi, ma sono ancora traumatizzata: non passava notte senza che sognassi qualcuno che mi inseguiva per uccidermi. Ho perso circa 5 chili per una forma di stress travolgente”.

Dopo la morte di Tony Schinella, agenti dell’FBI e della CIA hanno perquisito da cima a fondo la casa della coppia portando via documenti, hard disk, computer e un telefono criptato.

Schinella, una sorta di leggenda nella comunità dei servizi segreti statunitensi, era anche membro del potente “National Intelligence Council”, incaricato di redigere rapporti che finiscono solo nelle mani del presidente e di pochi altri altissimi funzionari.

“Mi darebbe un po’ di sollievo scoprire che sul lavoro si era creata una sorta di innesco che lo ha spinto in una spirale discendente, ma vorrei che me lo avesse detto. Spero che solo che ora abbia trovato la pace, perché quello che ho visto con i mie occhi non era più l’uomo con cui ero sposata”.

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