La truffa dei falsi certificati di positività

| Sono diversi i casi, registrati negli Stati Uniti, di dipendenti che falsificano referti medici e le documentazioni per strappare all’azienda un periodo di ferie pagate. Truffe vere e proprie su cui indaga l’FBI

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Mentre le aziende americane affrontano perdite record a causa della pandemia, l’FBI apre un nuovo fronte di preoccupazione: le frodi di dipendenti che cercano di trarre vantaggio dalla situazione.

In un rapporto diffuso lunedì, l’FBI ha avvisato le associazioni di categoria dell’industria medio-piccola di aumentare i controlli per via di falsi referti medici presentati di dipendenti che dichiarano di essere positivi al test del Covid-19.

Come esempio, il rapporto dell’FBI illustra un episodio avvenuto a marzo, quando il dipendente di una non meglio identificata “azienda manifatturiera” ha comunicato ai suoi superiori di essere risultato positivo al test, presentando quella che sembrava essere la documentazione di una struttura medico ospedaliera. “In risposta, l’azienda ha chiuso l’impianto di produzione per disinfettare gli ambienti, cessando la produzione e interrompendo le consegne. L’azienda ha anche notificato a tutti, compresi quattro colleghi che erano stati a stretto contatto con il dipendente infetto, l’obbligo ad un periodo di autoquarantena”. Dopo un successivo e attento esame della documentazione medica, l’ufficio del personale si è insospettito. La lettera che indicava il test Covid-19 positivo non era su carta intestata di una struttura medica. Una chiamata ad un numero di telefono indicato sulla documentazione ha rivelato che si trattava di una struttura non autorizzata a condurre test per il coronavirus.

L’FBI stima che la società abbia subito una perdita di produttività di oltre 175.000 dollari a causa della truffa, mentre un collega dell’uomo, convinto di essere stato esposto al virus, ha anche subito una grave perdita finanziaria dopo aver deciso di affittare un appartamento in cui rimanere in quarantena restando lontano dalla sua famiglia.

L’episodio è solo il primo di una lunga serie di truffe da parte di dipendenti che fingono di avere il coronavirus. Il mese scorso, un 18enne che lavorava per la catena McDonald’s è stato arrestato in Canada e accusato per presentato al proprio datore di lavoro un falso referto medico in cui risultava la sua positività al test. “Il fast-food è rimasto chiuso per diversi giorni, mentre le imprese di pulizia disinfettavano gli ambienti”. Il mese scorso, un uomo della Carolina del Sud è stato arrestato per lo stesso motivo: aveva presentato al suo datore di lavoro una documentazione falsa che lo indicava come portatore di Covid-19. Il call center dove lavorava è stato chiuso per cinque giorni. Lo sceriffo della contea di Spartanburg, Chuck Wright, ha commentato: “Pare che l’abbia fatto per avere due settimane di ferie pagate”.

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