La zampata di Joe

| L’ex vicepresidente dell’era Obama alza l’asticella della corsa delle primarie Dem tagliando fuori gli altri candidati. Ma la corsa èancora lunga, avvisano gli analisti

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Il fischio d’inizio alla lunga corsa delle primarie Dem che porteranno alla scelta del nome a cui toccherà il compito di sfidare Trump nelle presidenziali del prossimo anno, lo suona Joe Biden. Ex vicepresidente dell’amministrazione Obama e ancora prima senatore del Delawere, cattolico di origini irlandesi, un paio di tragedie familiari che a certi livelli valgono come stelle, Joseph Robinette Biden Jr. ha dato il via al secondo stadio della campagna elettorale dalla “sua” Pennsylvania, lo stato dov’è nato 76 anni fa. La ricetta elettorale è semplice e arriva dritta alla pancia degli americani moderati: lavoro e battaglia contro il climate change, ma soprattutto rispolverare l’immagine degli Stati Uniti davanti agli occhi del mondo, cominciando dal ricucire gli strappi sociali che Trump continua a creare, incurante delle conseguenze. Un messaggio di unità che non passa inosservato e, secondo i primi sondaggi, sembra fare breccia: un 35% di consensi che bastano per staccare in volata nella classifica provvisoria Bernie Sanders (17%), Elisabeth Warren (9%) e Pete Buttigieg (6%).

Secondo gli analisti americani, il popolo Dem lo ritiene il solo e unico candidato in grado di battere Trump recuperando quell’elettorato che nel 2016, per protesta, ha girato le spalle alla Clinton e ai Democratici. Ma da più parti si invita alla calma, la corsa è ancora lunga e sia Biden che Sanders partono avvantaggiati da una popolarità che ormai li rende volti noti e fidati, mentre gli altri – compreso l’ultimo arrivato, l’ex sindaco di NY Bill de Blasio – hanno in più lo scoglio di doversi guadagnare i palcoscenici.

Stati Uniti
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