L’America ancora in stand by

| A tre giorni dalle elezioni ancora nulla di fatto: il conteggio si è interrotto in attesa dei risultati di una manciata di Stati, da cui dipende il nome del nuovo presidente

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Ci hanno lasciati lì: Joe Biden con 253 voti elettorali utili, Trump con 217. Non solo l’America, ma il mondo intero continua a chiedersi quando potremo finalmente avere il nome del 45 presidente americano. Ormai, a tre giorni dall’Election Day, ci si potrebbe ragionevolmente aspettare qualche indizio sui risultati, ma in realtà tutto resta ancora in bilico, perché da entrambe le parti mancano all’appello i voti necessari per garantire la vittoria. È un imbuto in cui si sono concentrati due fattori: l’enorme numero di voti espressi via posta e le leggi dei diversi stati su come effettuare lo spoglio.

Leggendo i numeri, Joe Biden avrebbe vinto diventando il candidato più votato della storia elettorale americana, ma neanche questo basta a garantirgli la vittoria finale. Per arrivare alla Casa Bianca serve maggioranza dei grandi elettori, assegnati in numero variabile ad ogni Stato in modo più o meno proporzionale alla popolazione. Se si vince uno stato si ottengono tutti i suoi voti, tranne in Nebraska e in Maine, che hanno regole diverse. In palio ci sono 538 grandi elettori, e chi raggiunge quota 270 conquista la Casa Bianca.

Al momento, in Arizona (11 voti), Joe Biden è in vantaggio, ma molti dei voti rimasti in sospeso si concentrano nella contea di Maricopa, che ospita il 60% della popolazione dello stato. In Nevada (6 voti), Biden ha un vantaggio molto ristretto: secondo le autorità lo spoglio procede come previsto e i prossimi aggiornamenti sono previsti in mattinata, anche se con risultati non ancora ufficiali. In Georgia (16 voti), Trump ha un vantaggio risicato su Biden, mentre in Pennsylvania (20 voti) restano da conteggiare 200mila schede giunte per posta. Secondo le proiezioni in Wisconsin (10) e Michigan (16), Biden dovrebbe quasi certamente strappare la vittoria: se conquista Nevada, Arizona, Wisconsin e Michigan, raggiunge e supera abbondantemente quota 270.

A Trump servono i voti della Pennsylvania e vincere almeno in altri tre Stati, Georgia, North Carolina e Nevada o Arizona, ma al momento la sua preoccupazione più grande è lanciare azioni legali per chiedere il riconteggio nel Wisconsin e tentare di bloccare lo spoglio in Michigan. Con l’unica eccezione della Pennsylvania, dove la Corte Suprema ha accennato di poter rivedere le regole, gli analisti suggeriscono che la maggior parte delle accuse di perplessità riguarda un numero ridotto di schede che quasi certamente non farebbero la differenza.

In realtà non si tratta solo di matematica: i dati non raccontano che ancora una volta, i sondaggisti americani non si sono resi conto che la corsa sarebbe stata così serrata. Molti esperti sospettano ormai che una consistente parte del pubblico americano non partecipi ai sondaggi perché non si fida delle istituzioni e probabilmente rappresenta il bacino elettorale più nascosto di Trump.

Anche le priorità degli elettori potrebbero essere state considerate in modo errato: mentre la pandemia domina da mesi i titoli dei giornali, un sondaggio della “Edison Research” ha rilevato che un numero maggiore di elettori ha indicato l’economia come il problema più grave degli Stati Uniti.

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