L’America è arrivata al bivio

| Il Paese arriva al voto in un momento critico e delicato: da una parte altri quattro anni di Trump e delle sue visioni rissose, dall’altra il più tranquillo Biden, che vuole ridare agli USA l’immagine di una grande democrazia

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Non c’è mai stata, nella storia americana, un’elezione in cui i candidati non abbiano detto che si trattava del voto più importante di sempre. Per una volta - questa volta - è davvero così.

Un Paese nettamente diviso in queste ore sta scegliendo cosa vuol essere mettendo la croce sul nome di Donald Trump o di Joe Biden, due visioni politiche molto forti, esacerbate dalla peggiore crisi sanitaria pubblica degli ultimi cento anni che ha portato ad un crollo economico costato il lavoro a milioni di americani e una ferita aperta sulla brutalità a sfondo razziale della polizia.

Se Trump otterrà il secondo mandato sarà libero di decidere se la sua sconvolgente presidenza sarà ricordata come un’aberrazione nella storia politica moderna, trasformando definitivamente l’America in un magma incandescente a sua immagine e somiglianza.

La vittoria di Biden è quella che spera chi non ne può di quattro anni di caos costellati dalla continua a testarda negazione della verità e della scienza. Vorrebbe dire un ritorno agli Stati Uniti come il mondo è abituato a vedere, con un nuovo spirito che traspare dalle mura della Casa Bianca.

Trump è stato molto chiaro: diventare il primo presidente incriminato a vincere una rielezione lo autorizzerebbe a scatenare la sua ideologia nazionalista. Magari dando retta ai suoi sostenitori, che da tempo gli urlano di mettere a tacere gli avversari e addossano a medici e scienziati la morte di 230mila americani. A tutti, meno che a lui, il comandante in capo.

La sua vittoria, dopo essere rimasto indietro per mesi nei sondaggi, sarebbe l’ennesimo e sbalorditivo dito nella piaga per i sondaggisti e i commentatori che da mesi prevedono la sconfitta. Altri quattro anni darebbero a Trump più tempo per indirizzare il governo per rimpolpare le tasche e mettere ordine fra chi vorrebbe processarlo per un variopinto bouchet di reati di ogni tipo, dalla frode allo stupro.

Dall’alto del suo pensiero, Trump considera le elezioni come l’ultima possibilità di salvare le libertà individuali dei milioni di americani che lo hanno scelto quattro anni fa, e che da allora non ha mai smesso di corteggiare. “Gli uomini e le donne dimenticati del nostro Paese avranno la loro rivincita: quattro anni fa abbiamo vissuto un momento molto emozionante, ma questo lo sarà ancora di più”.

L’impatto più immediato di un secondo mandato sarebbe probabilmente sulla gestione della pandemia, un disastro sempre più grave che la Casa Bianca ha smesso di tentare di contenere, puntando verso l’immunità di gregge. Una scelta che secondo gli esperti potrebbe costare altre centinaia di migliaia di vite umane, ma caldamente appoggiata dal consigliere preferito di Trump, il dottor Scott Atlas, che le malattie infettive non sa cosa siano. E anche se dovesse perdere, Trump sembra poco disposto ad adottare politiche aggressive per combattere il virus prima del passaggio di consegne, il prossimo gennaio.

La sua vittoria avrebbe conseguenze sulla sanità di milioni di americani, visto che Trump non ha ancora detto come intende sostituire l’Obamacare che la prossima settimana affronterà il giudizio della Corte Suprema, o come garantirà la copertura sanitaria dopo aver distrutto il sistema che permetteva alle compagnie di assicurazione un margine di manovra finanziario per fornire la copertura.

Mentre il Presidente afferma di aver ristabilito il rispetto per l’America in tutto il mondo e di aver ottenuto risultati eccellenti, la sua leadership non è affatto apprezzata in giro per il mondo. L’Europa teme che con un secondo mandato Trump indebolirebbe l’alleanza transatlantica mettendo in discussione l’esistenza della NATO. In Asia, l’ostilità di Trump nei confronti degli schieramenti di truppe americane in Giappone e Corea del Sud potrebbe far presagire cambiamenti nella difesa della sicurezza globale incarnata dall’America. È probabile che la sua guerra fredda con la Cina si intensifichi, così come la resa dei conti con l’Iran.

Biden ha puntato la sua candidatura sull’idea di ripristinare la vera anima del Paese: promette di dare nuova linfa alla democrazia, la decenza e l’internazionalismo schiacciati da Trump. “Possiamo scegliere di mostrarci sempre più arrabbiati e più divisi, oppure trovare un percorso diverso per guarire, rinascere e sentirci uniti. Questa è un’elezione che cambierà la vita e determinerà il futuro dell’America per molto tempo”. Biden sta cercando di ripristinare il ruolo del governo nel cercare di far progredire la salute e il benessere economico degli americani, un filo rosso che unisce Franklin Roosevelt, Lyndon Johnson e Barack Obama.

L’elezione di Biden rappresenterebbe anche il culmine di un percorso politico che ha raggiunto Washington quando Richard Nixon era presidente, e che ha abbracciato tutti gli eventi epocali dell’ultimo mezzo secolo, dal Watergate all’11 settembre e alla Grande Recessione, fino all’ascesa del primo presidente nero d’America. E la vice di Biden, la senatrice californiana Kamala Harris, sarebbe una nuova tacca nella sofferta storia americana: la prima donna di colore diventata vicepresidente. Dopo l’incubo, il sogno americano che si rinnova.

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