Le rivelazioni shock di Bolton

| Il libro dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale è una miniera di episodi che dimostrerebbero l’inadeguatezza politica di Trump. La Casa Bianca tenta di impedirne la pubblicazione, ma le copie staffetta sono già arrivate ai media

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Che il libro dell’ex consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton sia pubblicato o meno, a questo punto non importa quasi più. Copie staffetta hanno già raggiunto le scrivanie di decine di giornalisti che dopo averlo letto stanno spiegando dettagliatamente i motivi per cui il presidente si stia battendo con ogni mezzo perché “The Room Where it Happened” (la stanza dove è successo), non arrivi delle librerie.

La vendetta di Bolton, come da tradizione, è un piatto da consumare freddo. La sua permanenza fra le mura della Casa Bianca è stata breve e travagliata: 5 mesi appena, con Trump che ha annunciato la cacciata e Bolton lesto a ribattere di aver presentato lui stesso le dimissioni.

Eppure, cinque mesi che sono bastati a Bolton per vivere alcun momenti significativi della presidenza Trump, annotando un bel po’ di situazioni che avrebbero potuto tornagli utili in seguito. Tutte, una in fila all’altra, messe nero su bianco nelle pagine del suo libro.

Una delle più gravi arriva in queste ore, sganciata dalla CNN, che ha ricevuto il libro in anteprima: Donald Trump avrebbe personalmente chiesto al suo omologo cinese, Xi Jinping, di aiutarlo a vincere le presidenziali del 2020. A margine del vertice del G-20 dello scorso anno a Osaka, Xi avrebbe rivelato a Trump che la Cina stava realizzando campi di concentramento per la detenzione di massa dei minoranze musulmane, ricevendo il plauso di Trump: “è esattamente la cosa giusta da fare”. Per capire di cosa si parla, il Dipartimento di Stato americano stima che più di un milione di uiguri, kazaki, kirghisi, e membri di altre minoranze musulmane sono stati detenuti dal governo cinese in campi di internamento segreti, dove sarebbero stati “sottoposti a torture, trattamenti crudeli e disumani come abusi fisici e sessuali, lavori forzati e morte”. Il segretario di Stato Mike Pompeo aveva definito il trattamento di Pechino nei confronti degli uiguri “la macchia del secolo”.

Dopo il suo assenso ai campi di prigionia, Trump suggerì a Xi che una strada per aiutare la sua rielezione era l’acquisto massiccio di prodotti agricoli statunitensi da parte della Cina, per potersi assicurare il voto dell’America rurale, quella che è anche d’accordo sul muro con il Messico.

Bordate a cui Trump reagisce con rabbia crescente, consapevole di scricchiolii che sembrano anticipare un crollo strutturale, ma usa la rabbia bollando Bolton come bugiardo, definendolo un uomo che “tutti odiavano alla Casa Bianca”. Ma continua soprattutto a ricordare che legalmente Bolton non avesse alcuna autorizzazione e rivelare “informazioni altamente riservate”.

La pesante accusa di aver chiesto aiuto al leader di un avversario statunitense per vincere le prossime elezioni sono ben più che semplici affermazioni: è il raddoppio di quanto acceduto con l’Ucrainagate, quando Trump chiese al presidente ucraino di aprire un’indagine contro Joe Biden per togliere di mezzo un pericoloso avversario politico. Tutto questo ricordando che secondo le agenzie di intelligence statunitensi, la Russia avrebbe interferito su espressa richiesta di Trump durante la campagna elettorale 2016. Quando si dice che un indizio è poco, ma tre fanno una prova.

Ma gli stretti rapporti con Xi sono solo alcuni dei dettagli svelati dal libro di Bolton, che ricorda il caso Ucraina costato a Trump la procedura di impeachment, da cui si è salvato smuovendo tutto il partito repubblicano. 

In un’intervista rilasciata a “ABC News”, Bolton si è detto convinto che Putin sia l’esempio della scarsa considerazione di cui gode Trump in campo internazionale: “Penso che Putin sia intelligente, astuto, forte, e credo capisca di non avere di fronte a sé un avversario serio”.

Secondo Bolton, perfino il leader nordcoreano Kim Jong Un sarebbe stato in grado di manipolare Trump. Bolton descrive ampiamente il suo disappunto per l’approccio stabilito da Trump verso la Corea del Nord prima, durante e dopo il summit di Singapore. Malgrado le obiezioni dei suoi consiglieri, “Trump voleva a qualsiasi prezzo l’incontro con Kim”, e quando Trump ha detto a Kim che avrebbe chiesto l’approvazione del Senato per qualsiasi accordo nucleare, Bolton ricorda che in una nota riservata, Mike Pompeo aveva commentato “è un uomo di merda”. Ma non si riferiva Kim, erano parole dirette a Trump. Secondo l’ex consigliere per la sicurezza nazionale quella non è stata l’unica volta in cui i suoi consiglieri avevano deriso Trump in privato.

Le interazioni di Trump con Xi e Kim non sono gli unici esempi di azioni del Presidente che, secondo Bolton, avrebbero dovuto essere approfondite nell’ambito dell’inchiesta per l’impeachment, che secondo il libro si concentrava solo su questioni relative all’Ucraina.

In particolare, Bolton sottolinea la volontà di Trump di intervenire nelle indagini penali “per fare favori personali a dittatori che gli piacevano”, rilevando casi che coinvolgono studi legali in Cina e Turchia. Ad esempio nel 2018 si è offerto di aiutare il presidente turco Erdogan con un’indagine del Dipartimento di Giustizia su una banca turca sotto inchiesta per aver violato le sanzioni statunitensi e iraniane. Prima che Trump assicurasse a Erdogan di “occuparsi in prima persona della faccenda”, si era informato su chi fossero i procuratori del Distretto Sud di New York, assicurando di essere pronto a “sostituirli con gente fidata nel caso fossero persone volute da Obama”.

Il libro è stato oggetto di una lunga battaglia legale fra la Casa Bianca e l’ex consigliere per la sicurezza nazionale. Una battaglia che si è inasprita quando l’amministrazione Trump si è rivolta ad un tribunale federale per bloccarne la pubblicazione, sostenendo che Bolton aveva violato gli accordi di non divulgazione e stava mettendo a rischio la sicurezza nazionale rivelando informazioni classificate.

La potenza di fuoco della Casa Bianca si mostrata in tutta la sua pienezza, inviando diversi alti funzionari dell’intelligence e della sicurezza nazionale davanti al giudice, dove sotto giuramento hanno ammesso che il libro di Bolton contiene informazioni riservate. Tra loro il direttore dei servizi segreti nazionali John Ratcliffe, il direttore dell’Agenzia di sicurezza nazionale Paul Nakasone e il direttore del Centro nazionale di controspionaggio e sicurezza William Evanina.

La risposta di Bolton alle insinuazioni è arrivata attraverso una lettera di Charles Cooper, il suo legale, in cui si accusa la Casa Bianca di voler boicottare il volume per “ragioni puramente politiche”, ma aggiungendo ironicamente che “arrivano troppo tardi”.

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