L’ennesimo ritratto di Trump, impietoso

| Esce “Rage” (Rabbia), secondo libro che Bob Woodward dedica alla figura del presidente. Questa volta ha raccolto 18 interviste sufficienti per mostrare un modo di fare confuso, improvvisato e immerso nel culto di se stesso

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Non si fa in tempo a parlare di un libro che mostra la collezione di scheletri chiusi negli armadi di Donald Trump, e ne è già pronto un altro. È successo di nuovo in questi giorni: dopo il pesantissimo “Disloyal: A Memory”, scritto dall’ex avvocato personale Michael Cohen, arriva a ruota “Rage”, un nuovo resoconto di porcherie trumpiane nei quattro anni della sua presidenza. L’ha scritto Bob Woodward, giornalista del “Washington Post” e vera autorità in materia di scandali dal 1973, quando insieme al collega Carl Bernstein mise in croce Richard Nixon firmando un’inchiesta che scatenò il “Watergate”.

Questa volta, Woodward ha messo in ordine e trascritto il contenuto di 18 interviste a Trump, svelando per l’ennesima volta il discutibile dietro le quinte dell’amministrazione più improvvisata nella storia americana.

Anticipato dalla “CNN” e dal “Washington Post”, il libro racconta un Trump raramente serio e concentrato, svelando dettagli sbalorditivi sulla sua gestione del coronavirus e sull’idea di un nuovo sistema segreto di armi nucleari. Conversazioni in cui accade un po’ di tutto: da ore trascorse parlando della sua predilezione per le cravatte lunghe al tour dello Studio Ovale, compresa la stanza segreta, ribattezzata “Sala Monica” con riferimento al caso Monica Lewinsky & Bill Clinton.

Le interviste sono state realizzate in un arco di tempo che va dal dicembre 2019 alla fine dello scorso luglio, alcune nello Studio Ovale, altre nella residenza in Florida di Mar-a-Lago, altre ancora al telefono: Woodward ha registrato tutto, annotato ogni cosa. Ed era Trump, a volte, a chiamare Woodward: si era lamentato di non essere stato chiamato in causa nel 2018 per “Fear”, il primo libro di Woodward dedicato alla sua ingombrante figura. In realtà, era vero il contrario: il reporter aveva ripetutamente offerto a Trump l’opportunità di essere intervistato per il libro, ma il presidente non aveva mai risposto.

Nel corso delle interviste, Trump è preoccupato di come verrà ritratto nel libro: a volte fa pressioni su Woodward lusingandolo, altre è sospettoso e preoccupato, altre ancora sbotta: “Alla fine probabilmente scriverai un altro libro schifoso su di me”.

Durante la prima intervista, il 5 dicembre 2019, Woodward scrive che Trump è impegnato a mostrargli una serie di fotografie. “Questi siamo io e Kim Jong-un, e questa è la linea della ‘Demilitarized’ Zone fra le due Coree: l’ho oltrepassata, è stato fichissimo, non l’aveva mai fatto nessuno”. Per Woodward, Trump era più colpito dall’importanza della foto che dall’evento stesso.

“Ho intervistato i presidenti Carter, Clinton, George W. Bush e Obama nello Studio Ovale. Erano tutti seduti sulla poltrona presidenziale vicino al camino, ma nessuno di loro aveva tentato di impressionarmi con effetti scenici”.

Una settimana dopo, il 13 dicembre 2019, quando Woodward torna per una nuova intervista, Trump era ancora fissato sulle foto, donando a Woodward una stampa in formato poster di se stesso con il dittatore nordcoreano.

Woodward scrive che Trump è capace di cambiare argomento di colpo: “Sono il numero uno su Twitter, e sei il numero uno quando hai centinaia di milioni di follower, che siano contro di te o meno non importa”. Ancora una volta, fa notare Woodward, non è vero: Trump ha 85 milioni di seguaci, mentre Barack Obama ne conta oltre 122 milioni.

A margine, Woodward ha raccolto le confidenze di alcuni ex uomini dello staff di Trump: per James Mattis, ex capo del Pentagono, Trump è una “persona pericolosa e inadatta al ruolo”, mentre per Dan Coat, ex capo della National Intelligence, “Putin deve avere qualcosa di scottante su Trump: non saprei come altro spiegare il completo asservimento del presidente”.

Il 19 marzo, mentre la pandemia di coronavirus stava esplodendo, Woodward chiede a Trump se si fosse mai seduto a tu per tu con il dottor Fauci, direttore dell’Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive, per saperne di più sul virus. “Sì, ma onestamente non c’è mai molto tempo per queste cose, la vita alla Casa Bianca è sempre molto piena di impegni”.

Poi arriva l’ammissione, quella più pesante di tutte: Trump ha saputo con diverse settimane in anticipo quanto il Covid-19 “fosse letale, trasmissibile per via aerea e altamente contagioso”. Ma aveva scelto, in modo alquanto discutibile, di non rivelare nulla agli americani, “per non scatenare il panico”.

Frasi in netto contrasto con la striscia di commenti distribuiti lungo gli scorsi mesi e disseminati di frasi come “l’abbiamo sconfitto”, “le cose vanno molto meglio” e “presto ne saremo fuori”. Decine di migliaia di morti bastano per smascherare bugie pesanti, che potrebbero costare molto care il prossimo novembre.

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