Lo spettro della sconfitta agita Trump

| Le decisioni improvvise e dettate dalla fretta, le promesse esagerate e i dubbi sul suo contagio e la miracolosa guarigione in tempi record, offrono il ritratto do in un presidente alle prese con numeri che sembrano condannarlo

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È un Trump che lotta con la forza della disperazione, ormai senza freni nelle dichiarazioni come nelle promesse, nel tentativo di recuperare il gap ormai sostanzioso che vede lo sfidante Joe Biden avanti di parecchi punti percentuali a soli 25 giorni dal voto.

Ma cresce nel Paese il sospetto che la Casa Bianca stia nascondendo ad arte le sue reali condizioni di salute. Ieri Trump ha ripetutamente rifiutato un secondo dibattito virtuale con Biden, quindi ha improvvisamente deciso di appoggiare su un pacchetto di salvataggio economico che aveva bloccato all’inizio della settimana.

Un atteggiamento confuso, improvvisato e irregolare che enfatizza l’allarmante vuoto di leadership in una Casa Bianca letteralmente svuotata dalla malattia, mentre fuori il virus riprende a farsi minaccioso, fra segnali che mostrano il rallentamento del fragilissimo rimbalzo economico.

Per il medico ufficiale di Trump, il Comandante Sean Conley, sabato il Presidente sarà perfettamente in grado di tornare agli impegni pubblici dopo aver completato le cure e il trattamento. Ma restano senza risposta le domande su quando Trump si è ammalato, chi può averlo contagiato e soprattutto se sia ancora contagioso. In un’intervista rilasciata a Fox News, il Presidente si è rifiutato di dire se è risultato negativo al tampone, aggiungendo che starebbe pensando di organizzare un comizio in Florida per sabato sera.

“Non sta bene. Non vorremmo che nessun’altra persona sul pianeta facesse ciò che sta facendo lui subito dopo aver saputo di essere stato infettato - ha commentato Rick Bright, ex direttore dell’ufficio governativo per lo sviluppo di un vaccino – in questa fase, chiunque sia sottoposto alle terapie sperimentali Covid-19 sarebbe ancora in un letto d’ospedale. È una situazione pericolosa, perché Trump è responsabile di molte cose, prende decisioni molto importanti per il nostro Paese e per il mondo intero”.

La Presidente della Camera Nancy Pelosi, ha sottolineato che i medici hanno detto che il farmaco steroideo assunto da Trump può influenzare lo stato psicofisico di un paziente: “Sta spingendo un nuovo disegno di legge, che ha poche possibilità di passare, per dare al Congresso un ruolo nel determinare se il Presidente deve essere costretto a lasciare il suo incarico perché è incapace di fare il suo lavoro”. La speaker della Camera sventola lo spettro del 25esimo emendamento per rimuovere il presidente dalle sue funzioni perché “non più in grado di esercitare i suoi poteri e svolgere l suo incarico”.

Un po’ esagitato, in effetti, Trump è apparso. A cominciare dal fervore con cui ha rifiutato un dibattito virtuale con Biden, pianificato dall’organizzazione per il timore di possibili contagi. A stretto giro di lancette è arrivato il cambio di marcia, con la richiesta di ritardare di una settimana ciascuno gli ultimi due dibattiti. In serata, l’ennesimo dietro front, seguito dalla nuova richiesta di un secondo scontro con il rivale, ma di presenza. Segnali del palpabile rischio di perdere una delle ultime possibilità di ribaltare la campagna elettorale, semplicemente perché si è rifiutato di indossare la mascherina e ignorato le misure di distanziamento sociale. Il tutto, nella consueta retorica “machista” di ribaltare sugli altri le colpe, dando a Biden del codardo perché teme un nuovo dibattito.

Fondamentale e continuo è il tentativo di allontanare dalla campagna elettorale la pessima gestione della pandemia di cui buona parte dell’America lo incolpa, lanciandosi in promesse esagerate come l’arrivo imminente e per tutti del farmaco “Regeneron”, pubblicizzato come cura miracolosa anche se all’appello manca ancora l’approvazione della Food and Drug Administration. Non solo: i messaggi post ricovero rivolti agli americani di non lasciarsi dominare dalla malattia complicano gli sforzi dei funzionari della sanità pubblica per ribadire la necessità di indossare le mascherine ed evitare le zone affollate.

Una follia, se si pensa al chiarissimo monito lanciato alla nazione qualche giorno fa dal dottor Fauci: “Le proiezioni ci dicono che se non agiamo compatti e per tempo, potremmo avere da 300.000 a 400.000 morti fra l’autunno e l’inverno. E sarebbe una tragedia epocale”. Fauci ha anche tentato di correggere il pensiero di Trump secondo cui la normale influenza stagionale fa più morti del Covid: “Non c’è assolutamente nessun dubbio che il coronavirus, con 210.000 morti negli Stati Uniti e un milione a livello globale, sia di gran lunga più pericoloso di un’influenza stagionale”.

Fuori dal colorato circo della politica, c’è un’America inerme che assiste ad un aumento dei casi quotidiani e conta 7,6 milioni di casi e 212mila morti.

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