L’ultima beffa di Mr. Untouchable

| Leroy Barnes, elegantissimo signore della droga newyorkese, è morto nel 2012, ma la notizia è stata rivelata soltanto a pochi giorni dalla scomparsa del suo rivale di sempre, Frank Lucas

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Leroy Nicky Barnes non c’è più, “Mister Untouchable” è morto, ma lo ha fatto a modo suo, riuscendo a nascondere al mondo anche quello. Perché Barnes, ha scoperto il mondo intero, in realtà è morto di tumore nel 2012, a 78 anni, ma la notizia è stata rivelata soltanto oggi.

Mafioso e signore della droga per vent’anni almeno, fra i Sessanta ed i Settanta, ha spadroneggiato il florido mercato dello spaccio di New York creando “The Council”, il consiglio, la sua organizzazione, affiliata alla mafia italo-americana. Un delinquente vero e spietato, ma dai modi affascinanti, elegantissimo fino a sfiorare l’esagerazione, con leggende suo conto che raccontano di almeno 200 completi di alta sartoria negli armadi dei suoi appartamenti di lusso fra Manhattan, Brooklyn, il Queens e il Bronx, con 100 paio di scarpe e almeno 50 fra trench e cappotti, uno più prezioso dell’altro. La comunità afroamericana di New York aveva trovato il suo eroe, generoso con chi - come lui - era nato nei bassifondi di Harlem. Alla metà degli anni Sessanta, poco prima del giorno del Ringraziamento, aveva attraversato il quartiere nero di New York a bordo di un camion per distribuire tacchini a chi non poteva permettersi di metterlo in tavola.

Nel 1977, il “New York Times” gli dedica una copertina che fa scandalo in cui lo definisce “Mr. Untouchable”, l’intoccabile. Un guizzo di popolarità che aveva finito per infastidire perfino il presidente Carter, che dopo quella foto aveva chiamato a rapporto i vertici di polizia ed FBI per strizzargli le appendici: portatemi la testa di questo tizio.

L’unico neo della sua scalata, la rivalità con Frank Lucas, altro signore della droga che era riuscito a portare sulle piazze dello spaccio la “Blue Magic”, il suo personale taglio di eroina, gestendo un traffico di stupefacenti dal Sud-est asiatico, messo in piedi sfruttando amicizie fra le alte sfere militari. Lo arrestano nel 1975, condannandolo a 70 anni di reclusione, poi ridotti a 15 perché aveva deciso di svelare i segreti del mercato della droga di New York. Esce di galera nel 1991 e si rifugia a Newark: costretto sulla sedia a rotelle, è morto a 88 anni il 30 maggio scorso, un po’ infastidito dall’idea che il suo rivale di sempre, Leroy Nicky Barnes, fosse ancora in salute.

Non era così. Ma per il resto, anche la vita dei due aveva finito per assomigliarsi. L’unica differenza: Leroy Barnes non era un vero pentito, si era convinto a parlare perché chi gestiva il mercato della droga a New York stava massacrando il suo impero, messo in piedi con tanta fatica e molti morti ammazzati. Con un ergastolo sulle spalle, anche lui era uscito alla metà degli anni Novanta finendo in una località segreta, protetto dal programma di protezione testimoni: si dice gestisse un autolavaggio.

Nel 2007, la storia di Leroy Barnes e Frank Lucas è diventata un film diretto da Ridley Scott: “American Gangster”, interpretato da Cuba Gooding Jr, Russel Crowe e Denzel Washington.

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