L’ultimo azzardo di Trump: riaprire per vincere

| È convinto che sia necessario far ripartire l’economia anche mettendo in conto migliaia di morti. Un azzardo che potrebbe portarlo dritto verso la rielezione, o nel baratro

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È sulla crociata di riaprire l’America, che Donald Trump scommette le speranze di vincere la rielezione, convinto di avere un polso del Paese migliore di quello dei suoi avversari. Il calcolo di rifiutare la scienza e spingere per far crescere rapidamente l’economia con la nazione ancora devastata da Covid-19 potrebbe uccidere molti più degli 85.000 americani che sono già morti. Ma sembra un prezzo che Trump è disposto a pagare appellandosi direttamente ai molti milioni di americani che vittime della pandemia, male pagato con il loro lavoro e non con la vita. Ed è un messaggio che potrebbe funzionare.

In diversi Stati il virus non ha causato un massiccio numero di morti, ma al contrario la tempesta economica si è abbattuta ovunque e potrebbe scatenare un ciclone politico capace di punire i Dem, specie se Trump li dipingesse come i nemici ostinati del ritorno al lavoro.

Nel 2016, Trump ha confuso la classe politica approfittando degli “americani dimenticati”, coloro che avevano visto scomparire i loro posti di lavoro, spazzati via della concorrenza delle economie asiatiche a basso salario.

Quattro anni dopo, il Presidente, il cui rifiuto di indossare la mascherina è un messaggio di sfida ai suoi sostenitori, sceglie ancora una volta la strada di ignorare gli avvertimenti degli esperti. I funzionari della sanità pubblica e molti esperti ritengono che l’apertura di negozi, ristoranti, parrucchieri, cinema e bar - anche a capacità ridotta - rischi di innescare nuove epidemie anche prima della prevista ripresa del virus in autunno.

Trump ha riconosciuto che si perderanno delle vite, ma dice che non c’è alternativa al rilancio dell’economia da cui dipendono tante vite, e da soprattutto cui dipende la sua rielezione. Il suo più stretto consigliere economico, Peter Navarro, è stato chiaro: “Se non riapriamo l’economia, non avremo un’economia”.

Il successo o il fallimento del gioco d’azzardo di Trump è all’altezza di un virus altamente trasmissibile che non ha un vaccino o una terapia provata. Se la pandemia si attenua, e gli stati disposti a riaprire creano una parvenza di vita normale, Trump potrebbe ottenere il via libera per far ripartire l’economia. E se, entro novembre, le elezioni si baseranno per lo più su questioni economiche, l’ex tycoon potrebbe avviarsi verso la rampa di lancio di una vittoria che nelle ultime settimane sembrava sempre più improbabile.

Ma è altrettanto vero che se le aperture innescheranno una rinascita del virus prima del prossimo inverno, nasceranno enormi interrogativi sulla leadership di Trump e sullo spreco di vite umane. Sarebbe il secondo e letale pasticcio, dopo aver negato l’esistenza del virus e non essersi preparato adeguatamente. Il dubbio rivela le questioni politiche più intriganti dei prossimi mesi: In che modo il trauma della pandemia influenzerà il sentimento degli americani? I ripetuti passi falsi di Trump hanno già spianato la strada a Joe Biden?

L’istinto economico di Trump riflette il modo in cui ha sfruttato la profonda spaccatura ideologica e culturale del Paese. Ha sostenuto con forza i manifestanti conservatori che hanno preso di mira i governatori Dem che imponevano l’isolamento, nonostante diversi sondaggi mostrino che i malcontenti sono una minoranza risicata.

Gli elettori delle periferie e della classe media sulle coste e nelle città sono più propensi a votare Dem, sono in grado di lavorare da casa e più di tanto non avvertono la crisi, che al contrario ha colpito duro i lavoratori meno pagati, quelli che hanno più probabilità di non trovare più un lavoro ad attenderli. Tuttavia, chi svolge lavori manuali e di servizio poco retribuiti, in genere occupati dalle minoranze, sono anche tra i più a rischio di infezione, quindi non è matematico che sia d’accordo con l’idea di riaprire. Trump, abituato a tirare dritto, ha ordinato la riapertura degli stabilimenti di confezionamento della carne in tutto il Paese, ignorando le richieste dei lavoratori che si lamentavano di non aver alcun equipaggiamento protettivo o misure di distanziamento sociale per ridurre il rischio di infezione.

Contrario all’idea di riaprire l’America, costi quel che costi c’è Anthony Fauci, che continua ad avvertire: fare tutto troppo velocemente significa spargere sofferenze e morte. Negli ultimi giorni ci sono prove che, nel complesso, la tendenza delle infezioni siano in calo, specie in Georgia e in Florida, due degli stati che più premono per la riapertura. Stessa cosa del Texas, dove però i casi sono tutt’altro che in ribasso.

Biden sembra essere consapevole del fatto che opporsi a un’apertura economica in tempi così estremi possa trasformarsi in un peso politico. “La questione non è se riaprire o meno. Tutti noi vogliamo riaprire. È come riaprire in modo sicuro ed efficace. L’amministrazione Trump non ha semplicemente fatto quel che serviva per far sì che ciò avvenga, se non per prendersi cura di se stessa alla Casa Bianca”.

I Dem hanno messo da parte parecchi argomenti per sostenere che la leadership ballerina di Trump abbia reso la pandemia negli Stati Uniti molto peggiore del necessario. Il Presidente ha passato mesi a sostenere che non sarebbe mai stato un problema e costantemente diffuso informazioni sbagliate sulla sua portata e sulla sua minaccia. Non ha fatto nulla per preparare le imprese, i sistemi scolastici e le infrastrutture di trasporto americane allo shock delle chiusure.

La sua incapacità di mettere in atto misure di test, di rintracciamento e di isolamento, significa che la maggior parte degli americani non ha sufficienti garanzie per tornare al lavoro. Facilmente, potranno anche sostenere che la spinta alla riapertura costerà decine di migliaia di vite umane: il pedaggio ipotizzabile, solo fino al 4 agosto, è di 140.000 morti. Tutti sperano che non si arrivi a tanto, ma se così fosse, Biden sarà nella posizione di sostenere che Trump ha lasciato morire migliaia di persone per vincere un secondo mandato e avvantaggiare i suoi amici nei grandi affari.

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