Michael Cohen
e il mondo mafioso di Trump

| Secondo i media e gli analisti americani, l’ex avvocato, in udienza davanti al Congresso, avrebbe dato un’immagine scioccante del presidente. Trump torna in patria anche con il fallimento totale del vertice di Hanoi

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Per la “CNN”, l’udienza fiume di ieri di Michael Cohen, l’ex avvocato personale di Donald Trump passato da complice a giustiziere, ha dato “Una scioccante immagine del mondo mafioso di Trump”. L’ex braccio destro del Presidente ha dipinto davanti agli occhi dell’America un quadro crudele e sconvolgente che era stato offuscato per anni da depistaggi e furberie.

È stata una giornata dai toni teatrali, la lunga deposizione di Cohen davanti alle commissioni del Congresso, ormai prossimo a varcare le soglie della galera per scontare la pena e come desideroso di svuotarsi l’anima prima di pagare le sue colpe. Di cose da raccontare Cohen ne ha tante, dopo aver trascorso un decennio nei gironi di Trump: ha conosciuto il Presidente meglio di chiunque altro e per questo è considerato più che attendibile per raccontare crimini, malefatte e accuse che aleggiano senza sosta intorno all’immagine del Presidente.

Qualcuno ha provato a smontarlo, ricordando che Cohen è anche accusato di falsa testimonianza, e come tutti gli uomini disperati starebbe tentando l’impossibile per salvare se stesso. Ma vale anche l’esatto opposto: l’atto coraggioso di un improbabile eroe che decide di superare il suo passato per offrire la verità al proprio paese.

Secondo Cohen, l’impero di Trump è inondato di attività che avevano bisogno di un coordinatore e si rammarica di aver assunto in modo cieco quel ruolo, che lo priverà della sua libertà.

“La mia fedeltà al signor Trump mi è costata tutto”, ha detto Cohen, in un apparente messaggio all’ex mecenate che probabilmente lo stava guardando mentre era dall’altra parte del pianeta, impegnato nel vertice con la Corea del Nord ad Hanoi, in Vietnam.

Nel mondo parallelo di Trump, lui sapeva perfettamente tutto quello che succedeva: “Il lavoro di tutti nella Trump Organization è quello di proteggere Donald Trump”.

L’udienza, che si è svolta in mezzo a scene ferocemente partigiane, ha portato alla luce rivelazioni che finiranno per diventare accuse di cui dovrà rispondere. Cohen ha prodotto un assegno di 35.000 dollari firmato da Trump mentre era in carica che sembra dimostrare che il presidente abbia rimborsato a Cohen i pagamenti del silenzio per i servigi forniti da donne che avevano avuto a che fare con l’allora candidato. Cohen sapeva, e ha ammesso in aula, che il pagamento era una violazione della legge finanziaria per la campagna elettorale. Se qualcuno riuscirà a dimostrare che Trump (che ha negato di avere rapporti extraconiugali) era cosciente di infrangere la legge, il Presidente potrebbe finire in gravi difficoltà, anche dopo aver lasciato l’incarico.

Cohen, un ex confidente diventato accusatore, ha anche rivelato che i pubblici ministeri di New York stavano scandagliando l’organizzazione di Trump per presunte irregolarità in un caso rimasto nell’ombra, lasciando intuire che la più grande minaccia per il Presidente potrebbe non venire dal consulente speciale Robert Mueller, ma dall’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale di New York. “Penso che sia una notizia inquietante per il Presidente”, ha riferito alla CNN l’ex procuratore distrettuale del sud Elie Honig.

Cohen ha anche sostenuto di aver assistito ad una telefonata in cui Roger Stone, il consigliere politico di Trump, ha raccontato all’allora candidato che WikiLeaks era pronto a diffondere una serie di e-mail che sarebbero state molto dannose per Hillary Clinton, e sapeva in anticipo di un incontro tra un avvocato russo e il suo team elettorale in cui consegnare “sporcizia” sulla Clinton.

“Michael Cohen ha messo in piedi un circo pieno di bugie e accuse senza fondamento”, ha commentato il presidente del Comitato Nazionale Repubblicano Ronna McDaniel.

“Mi vergogno, perché so chi è Donald Trump: un razzista, un truffatore”, ha esordito Cohen: “Negli anni in cui ho lavorato per lui, credo di aver minacciato almeno 500 persone su sua indicazione. Ogni giorno, la maggior parte di noi erano costretti a mentire su qualcosa, era la norma”. 

Ricordando che Trump ora lo definisce un “ratto”, Cohen ha descritto un’atmosfera di opprimente malizia in cui le istruzioni di Trump erano così evidenti che non c’era alcun bisogno di spiegazioni: “Non ti dice quello che vuole”, ha risposto quando gli è stato chiesto se Trump lo aveva allenato a mentire al Congresso nel corso della precedente audizione, uno dei reati per i quali Cohen è stato condannato a tre anni di carcere.

Preet Bharara, un ex avvocato americano per il Southern District di New York, analista legale della CNN, ha commentato che le istruzioni apparentemente velate di Trump a Cohen erano “il tipo di cose che si vedono nei casi di mafia”.

Donald Trump, a margine del vertice in Vietnam con Kim Jong-un, ha trovato il tempo di replicare a Michael Cohen: “Ha mentito il 95% delle volte, non l’ha fatto solo sulla mancata collusione fra me e la Russia, e non capisco perché non l’abbia fatto: sono stupito”. Affermazione non del tutto veritiera, fanno notare i media in queste ore, in quanto Cohen avrebbe raccontato di forti sospetti ma non di prove dirette. “È vergognoso che sia stata fatta un’audizione così falsa, è una caccia alle streghe, è una cosa brutta per il nostro paese”.

Come se non bastasse tutto questo, Donald Trump si appresta a tornare in patria costretto anche a spiegare che il tanto atteso summit di Hanoi con il leader Nordcoreano si è chiuso con un nulla di fatto: nessun accordo raggiunto. I due si sarebbero lasciati piuttosto male, annullando il pranzo conclusivo e la cerimonia della firma della dichiarazione congiunta. Trump ha commentato di aver rifiutato la richiesta di Kim di togliere le sanzioni verso il suo paese: “Le differenze sono state ridotte, ma Kim ha una visione che non coincide con la nostra”.

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