"Michael Jackson? Era un pedofilo"

| Adrian McManus, ex donna delle pulizie di Neverland, una delle poche ad avere accesso nelle camere private della star, svela di aver visto parecchie prove delle deviazioni sessuali del re del pop. Il silenzio comprato anche con le minacce

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La nuova ondata di accuse verso Michael Jackson non si arresta: a quasi 10 anni dalla morte, MJ è di nuovo sulla griglia per le accuse di pedofilia. A scatenare la nuova campagna è stato “Leaving Neverland”, il docu-film nel quale Wade Robson e Jimmy Safechuck, oggi due uomini ma ai tempi adolescenti, raccontano le molestie subite dal Re del Pop nella principesca residenza californiana della star.

E a dare un’altra mazzata a quel che resta della reputazione di Jacko arriva anche Adrian McManus, 56 anni, per quattro donna di servizio nel ranch-parco giochi sempre più si rivela come un girone dell’inferno. Assunta nel 1990, la McManus era una dei pochissimi dipendenti ad avere accesso alla camera da letto, nel bagno e nelle camere segrete della star, quanto basta per aver più volte “ripescato” biancheria intima di piccole dimensioni nelle Jacuzzi della residenza, di aver ripulito “tracce imbarazzanti” da letti e divani, di aver trovato diversi barattoli di vaselina e, su ordine di Jackson, di aver nascosto nella biblioteca segreta i nastri di VHS degli atti sessuali con i bambini. Pare che Jackson amasse filmare i suoi incontri con i bambini, mettendo insieme negli anni una videoteca decisamente fornita. “Era ossessionato dall’idea di catturare ogni cosa con la videocamera: aveva una cabina regia piena di costose attrezzature e decine di batterie sempre in carica, per essere pronte all’uso”. L’ex donna di servizio di Neverland, ritiene che MJ abbia nascosto il materiale in una sala di proiezione cinematografica distante dal corpo principale della tenuta. “Non mi sono mai permessa di dirgli nulla: lui era il mio datore di lavoro e io avevo bisogno di quel posto, ma onestamente avevo anche paura di una vendetta, nel caso avessi parlato”. La McManus, chiamata a testimoniare nel processo del 2005 a carico di Jackson, è convinta che l’artista sia riuscito a farla franca per così tanto tempo ricorrendo alla sua fidata squadra di sicurezza privata che avrebbe minacciato di morte e ripercussioni tanto il personale quanto i bambini stessi. “Avevamo tutti paura delle sue guardie del corpo: portavano pistole e avevano l’atteggiamento malvagio e spaventoso”.



Anche verso di lei, Jackson usò tattiche intimidatorie, chiamandola a casa per la festa della mamma nel 1993: “Mi disse che voleva chiedermi una cosa e io gli dissi ‘ok, dimmi’. E lui, in modo diretto: “cosa sai?”. Gli risposto come si aspettava facessi: “Michael, non so di cosa parli”. Era preoccupato, voleva verificare quanto gli fossi fedele: aveva l’abilità del manipolatore e avevo paura, capivo che mi stava programmando per non vedere, non commentare e non fare domande”.

La sconcertante ricchezza del Re del Pop, all’epoca stimata in circa 250 milioni di dollari, gli aveva dato la consapevolezza di sentirsi un intoccabile: “Ha speso milioni di dollari in avvocati di alto profilo e assoldato il detective privato Anthony Pellicano per proteggere la sua immagine. Penso che chiunque sia entrato in contatto con lui ne sia uscito distrutto, e sono felice che il mondo stia mettendo in discussione l’immagine di Michael, anche se ci saranno ancora persone convinte della sua innocenza. Forse se qualcuno avesse parlato per tempo MJ sarebbe ancora vivo. Ma non c’è alcun dubbio: Michael Jackson era un pedofilo”. 

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