Minneapolis vuole giustizia per George Floyd

| La capitale del Minnesota epicentro della protesta per l’inutile e atroce morte dell’uomo di colore. L’agente che ha premuto il ginocchio sul collo già al centro di altri episodi violenti

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Non si placano le proteste per la morte violenta di George Floyd, soffocato dal ginocchio di un agente di polizia durante una normale operazione di controllo. Centinaia di persone sono scese in piazza a Minneapolis per protestare, con inevitabili scontri con le forze dell’ordine e saccheggi.

I manifestanti, molti dei quali con cartelli che recitano “Non riesco a respirare”, le ultime parole del povero Floyd registrate dai video diventati virali, hanno accerchiato il commissariato di polizia, costringendo gli agenti all’uso di gas lacrimogeni e proiettili in gomma per disperdere la folla.

Il caso, che sta scuotendo un’America alle prese con la soglia psicologica dei 100mila morti per Covid-19, ha scatenato ovunque e a qualsiasi livello reazioni piene di sdegno: il presidente Trump ha promesso giustizia in tempi brevi e Joe Biden, il suo prossimo sfidante, ha chiesto un’indagine dell’FBI. Ancora più duro il sindaco di Minneapolis, Jaboc Frey, che non accontentandosi del licenziamento dei quattro agenti coinvolti, ha chiesto al procuratore generale di assicurare i colpevoli alla giustizia.

Proteste anche dall’ex stella dell’NBA Stephen Jackson, cresciuto in Texas insieme a Floyd, e di LeBron James, che ha ricordato il gesto di Colin Kaepernick, inginocchiato durante l’inno nazionale americano, aggiungendo “Adesso capite perché protestiamo?”.

I riflettori, in queste ore, si stanno puntando sulla controversa figura di Derek Chauvin, l’agente di polizia che circa 7 minuti ha premuto il suo ginocchio sul collo di George Floyd provocandone la morte per soffocamento. Chauvin, ricordano i media, ha un curriculum che avrebbe dovuto mettere in allarme il distretto di polizia già da tempo. Sposato con Kelly, ex Miss Minnesota 2018, 44 anni, nel 2006 aveva fatto irruzione in un appartamento di Minneapolis aprendo il fuoco. Due anni dopo, nel tentativo di liberare una ragazza che si era rinchiusa nel bagno di casa nel tentativo di sfuggire ad un’aggressione, al termine di una colluttazione con l’aggressore, Chauvin l’aveva ucciso con due colpi di pistola, ricevendo una medaglia al valore. Nel 2011 era stato messo in congedo dopo aver preso parte ad un’altra sparatoria.

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