Monsanto, giudice accoglie ricorso

| Secondo processo per accertare se l'erbicida più venduto al mondo, il Roundup, è cancerogeno. Nel primo una corte californiana aveva stabilito un risarcimento di 289 milioni di dollari per un ex giardiniere ammalato di linfoma

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Un nuovo processo per la società agrochimica "Monsanto" dopo che un verdetto di una giuria californiana aveva stabilito, con un risarcimento record alla vittima, che un erbicida ne aveva causato un cancro terminale. Un giudice ha accolto il ricorso della multinazionale e ora ci sarà un secondo processo.

Dewayne "Lee" Johnson, 46 anni, un ex custode dei giardini di una scuola, aveva visto riconosciuto un risarcimento di 289 milioni di dollari in agosto poiché il diffuso diserbante Roundup lo aveva fatto ammalare, mentre la Monsanto non lo aveva avvertito dei rischi. Ora di proprietà della Bayer, la società farmaceutica tedesca ha immediatamente fatto appello al verdetto, che includeva danni punitivi e perdite economiche e all’accusa di “avere agito con malizia o oppressione".

Il giudice della Corte Suprema di San Francisco Suzanne Bolanos ha citato "l'insufficienza delle prove per giustificare il risarcimento" in una sentenza scritta provvisoria emessa prima dell'udienza dello scorso mercoledì. Si prevede che prenderà una decisione finale dopo che gli avvocati presenteranno ulteriori argomentazioni. La Monsanto ha cercato di ribaltare il verdetto e ha continuato a sostenere che il glifosato, l'erbicida più usato al mondo è “sicuro”. I prodotti a base di glifosato, compresi i marchi Roundup e Ranger Pro, valgono miliardi di dollari di entrate, approvati per l'uso su più di 100 colture e registrati in 130 paesi.

Timothy Litzenburg, uno degli avvocati che ha rappresentato Johnson nel processo, ha detto al Guardian che, indipendentemente dall'esito, la sentenza originale avrebbe comunque un impatto a lungo termine: "C'è stato un messaggio forte e chiaro”. Un portavoce della Bayer ha elogiato la sentenza provvisoria in una dichiarazione, aggiungendo: "L'azienda continua a credere che le prove del processo non supportano il verdetto e i risarcimenti dei danni".

Il verdetto a favore di Johnson è stato un momento storico nella lunga lotta contro il Roundup, che gli studi lo collegano al linfoma non-Hodgkin (NHL), un tipo di tumore del sangue. In particolare, nel 2015, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha deciso di classificare il glifosato come probabile sostanza cancerogena.

Gli avvocati di Johnson hanno anche presentato e-mail interne della Monsanto che, secondo loro, hanno dimostrato i ripetuti sforzi dell'azienda nel corso degli anni per soffocare la ricerca critica e contribuire a produrre rapporti scientifici favorevoli al glifosato, sostenendo in tribunale che la ricerca indipendente nel corso degli anni ha dimostrato la sicurezza dei suoi prodotti. I critici pretendono però un'etichetta che metta in guardia i consumatori dai rischi sulla salute. Più di 8.000 querelanti in tutto il paese hanno presentato reclami simili contro l'azienda, facendo eco al reclamo di Johnson. Una serie di processi dovrebbero iniziare l'anno prossimo.

"Penso che vinceremo molto di più di quanto perdiamo, ci saranno sempre ricorsi fino a quando la Bayer non sarà pronta ad assumersi l'intera responsabilità", ha detto Litzenburg, aggiungendo: "Ci sono molte persone là fuori che soffrono di questa orribile malattia che avrebbe potuto essere evitata con una piccola etichetta".  In un'intervista al Guardian, Johnson, padre di tre figli, ammalato nel 2014, ha detto che intende continuare a parlare dei rischi per la salute di Roundup e sostenere nuove restrizioni. "Sono rimasti in silenzio per anni e sono riusciti a farla franca", ha detto. "Devono pagare il prezzo per non essere onesti e mettere a rischio la salute delle persone pur di realizzare un profitto”. L’ex giardiniere potrebbe sopravvivere non più di due anni.

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