New York, l’ombelico del mondo è in ginocchio

| Quasi due terzi dei ristoranti potrebbero chiudere entro gennaio, svela un’indagine. Mancanza di turisti, disoccupazione, incertezza e stress stanno riportando indietro le lancette del tempo, quando la Grande Mela era un posto violentissimo

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Era la città che non dormiva mai, quella delle mille luci sempre accese a dominare il mondo, il simbolo del capitalismo moderno, una delle megalopoli più sicure, affascinanti e iconiche di tutta l’America. Ma la Grande Mela è in crisi, piegata in due dal virus come neanche le due torri gemelle finite in polvere avevano saputo fare.

La fine del rigidissimo lockdown e le proteste per la morte di George Floyd hanno coinciso con un aumento dei casi di violenza, puntellato da morti ammazzati che affiorano agli angoli delle strade: 53 in soli tre giorni, fra il 10 ed il 13 luglio scorso. Dal 1° gennaio al 12 luglio del 2019 si contavano in città 394 episodi di violenza: quest’anno sono quasi raddoppiati, 634 nello stesso arco di tempo.

New York non è la sola: Chicago, Philadelphia, Houston, Atlanta, Denver e Los Angeles se la passano anche peggio, ma il caso di Big Apple fa particolare clamore. Bill De Blasio, il sindaco, ha parlato dei risultati di un pericoloso detonatore innescato da troppe cariche esplosive: crisi economica, stress, disoccupazione, instabilità generalizzata, carenza di generi di prima necessità. Qualcuno gli ha fatto notare che smantellare di 600 elementi le unità di polizia che circolavano in borghese nei 77 distretti, ha forse una parte nell’avanzato stato di decomposizione della città.

Ma è la pandemia, la vera piaga che ha spinto New York ad essere la metropoli al mondo che sta pagando il prezzo più caro. Ci vivono 8 milioni e 300 mila persone che parlano 800 lingue diverse, ma a mettere benzina nei serbatoi era soprattutto la media annuale di 65milioni di visitatori che prima di ripartire lasciavano sul terreno 44 miliardi di dollari, svaniti di colpo: lo sanno bene i teatri di Broadway, chiusi a doppia mandata dal 12 marzo scorso e almeno fino al prossimo anno, gli hotel e perfino la cattedrale di St. Patrick, normalmente meta per 5 milioni di persone e ridotta con un ammanco di 4 miliardi di dollari che pesano sul bilancio, malgrado la raccolta fondi fra i fedeli.

I ristoranti, ha contato qualcuno, a New York erano così tanti che per visitarli tutti non sarebbe bastato cambiarne uno ogni giorno, per 12 anni di fila. Ora, secondo un recentissimo studio, quasi due terzi potrebbero chiudere i battenti entro gennaio, senza qualche aiuto.

Lottano per rimanere aperti dallo scorso marzo, quando la pandemia di coronavirus li ha costretti al silenzio, ma il 64% dei proprietari si dice quasi certo di non riuscire a superare l’anno, mentre il 55% prevede di tirare giù le saracinesche prima di novembre.

“È chiaro che senza assistenza finanziaria, l’industria della ristorazione nello Stato di New York potrebbe crollare - ha commentato Melissa Fleischut, presidente dell'associazione che raggruppa i ristoratori - i risultati dell’indagine spiegano chiaramente quanto sia diventata terribile la situazione economica per la maggior parte dei ristoranti, e mostrano quanto sia urgente il dovere di intervenire”.

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