NFAC, le milizie nere che spaventano l’America

| Per qualcuno sono gli eredi delle “Black Panther” degli anni ’60: sfilano armati e organizzati, non temono la sfida con i gruppi di suprematisti bianchi e finora hanno mantenuto la calma. Ma c’è chi teme che il peggio sia in arrivo

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Quando due forti esplosioni hanno risuonato per le strade di Lafayette, in Louisiana, nessuno sapeva da dove provenissero, mentre i manifestanti si riunivano per chiedere giustizia per un altro nero ucciso dalla polizia.

Mescolato tra la folla c’era un gruppo di uomini e donne neri armati che si fanno chiamare “NFAC” (Not Fucking Around Coalition). I membri del gruppo si sono inginocchiati in mezzo alla confusione, per poi allontanarsi quando il loro leader ha dato l’ordine di ritirarsi. 

Per qualcuno sono gli eredi del “Black Panther Party”, l’organizzazione rivoluzionaria afroamericana fondata nel 1966 dopo l’uccisione di Matthew Johnson, un adolescente nero ucciso dalla polizia. I NFAC si sono visti per la prima volta nel luglio scorso a Stone Mountain, in Georgia, dov’era nato il “Ku Klux Klan” e dove il sovranismo bianco è quotidianità. Il gruppo all black, con sede ad Atlanta, è cresciuto di dimensioni durante l’estate come reazione paramilitare alle proteste contro le violenze impunite della polizia e la morte di decine afroamericani.

Da allora, ovunque siano comparsi hanno suscitato critiche e soprattutto preoccupazione, perché vedere gente armata per strada non lascia molto spazio all’idea del dialogo.

Li guida John Fitzgerald Johnson, il fondatore: “Non siamo contro nessuno, e abbiamo intenzione di proteggere le comunità afroamericane e di educare all’uso delle armi da fuoco come forma estrema di protezione dei diritti costituzionali”.

A Louisville, l’annuncio dell’arrivo della NFAC aveva messo in allarme i funzionari della città, già messa a dura prova dalle violente proteste per la morte di Breonna Taylor. David James, presidente del Consiglio della città metropolitana, aveva chiarito di non voler vedere nessuno marciare per le strade con le armi in pugno. I timori erano nella temibile eventualità che il gruppo di afroamericani armati si scontrasse con qualche formazione analoga di bianchi altrettanto impazienti di sparare. Qualche settimana prima, il NFAC aveva inviato l’invito ad una resa dei conti ad un paio di formazioni sovraniste.

Il peggio, dicono i media, si è sfiorato quando all’ingresso in Louisville, i NFAC sono stati accolti da un gruppo armato di estremisti bianchi: sono volati insulti e minacce, ma ingenti forze delle squadre antisommossa hanno evitato che entrassero in contatto.

Il gruppo è tornato a Louisville il 5 settembre - il giorno del Kentucky Derby - e ha marciato verso Churchill Downs, ma si è disperso prima del previsto quando è arrivato un altro gruppo: Johnson ha dichiarato che ha voluto evitare che la NFAC venisse incolpata in caso di scontri.

“Non esiste un unico metodo per sorvegliare i gruppi armati perché ogni stato e ogni città ha le sue regole, ma le autorità tendono ad adottare un approccio molto cauto, per non esacerbare gli animi - commenta Carolyn Gallaher, professoressa della School of International Service dell’American University – si cammina su una linea sottile tra l’impedire pericolosi scontri a fuoco per le strade e il non apparire come troppo opprimenti”.

Per Judson L. Jeffries, professore di studi afroamericani e alla Ohio State University, la priorità del NFAC è stata finora quella di fermare la brutalità della polizia, e sarà interessante osservare come il comportamento e l’ideologia del gruppo si evolverà in futuro. “Potrebbero seguire il pensiero di Martin Luther King Jr., mostrando pazienza e amore per coloro che li opprimono, oppure allinearsi alle idee di Malcolm X, che credeva del diritto di autodifesa contro la violenza bianca. Spero che non si arrivi al punto di assistere a scontri armati, ma non posso fare a meno di chiedermi se ci stiamo avvicinando verso il punto di non ritorno nella storia americana”.

Diversi esperti hanno descritto il gruppo come un contrappunto ad alcuni dei gruppi “white power”, specialmente quelli che inneggiano alle ideologie suprematiste e neoconfederate.

Anni prima di guidare il NFAC, John Fitzgerald Johnson ha prestato servizio nell’esercito diventando anche DJ e produttore hip hop. Lui si è sempre rifiutato di raccontare la sua vita al di fuori del gruppo, ma non è stato difficile risalire alla permanenza nella Guardia Nazionale della Virginia e poi nell’esercito, dal 1989 al 2006. Più di recente, Johnson aveva tentato di organizzare una campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2016 correndo come indipendente.

Anche se il NFAC ha attirato diverse centinaia di persone ai loro raduni, le dimensioni reali del gruppo rimangono sconosciute. Furbamente, Johnson non rivela a nessuno il numero effettivo di affiliati, commentando solo che il gruppo è cresciuto “in modo esponenziale” dopo la marcia di Louisville e dopo aver abbassato il limite di età da 21 a 18 anni. “Siamo una milizia nera, non siamo manifestanti, non siamo dimostranti e non veniamo per cantare. Gli Stati Uniti dovrebbero consegnare lo Stato del Texas agli afroamericani perché possano formare un Paese indipendente”.

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