Nuove prove sulla morte di Malcolm X

| La famiglia di un ex agente di polizia svela una lettera secondo cui l’FBI e il Dipartimento di Polizia di New York sarebbero i veri mandanti dell’omicidio del leader dei diritti civili

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La corsa di Malcolm X, uno dei più grandi e discussi leader afroamericani di sempre, si è fermata il 21 febbraio del 1965: sette colpi di pistola lo mettono a tacere durante un discorso pubblico ad Harlem, il quartiere nero di New York. Per l’omicidio furono arrestati e condannati all’ergastolo tre membri della “Nation of Islam”, Talmadhe Hayer, Norman “3X” Butler e Thomas “15X” Johnson: di questi, solo Hayer confessò. Una versione della verità che non ha mai convinto neanche gli storici, convinti che la verità sull’omicidio era da cercare da altre parti.

Ora, 56 anni dopo l’omicidio che scosse l’America, spunta dal nulla una lettera scritta a mano da Ray Wood, agente di polizia morto da anni. È stata la famiglia dell’ex agente a renderla pubblica, affermando che è stata scritta da Wood in punto di morte per accusare l’FBI e il New York Police Department di essere i veri mandanti occulti dell’omicidio.

Ray Wood svela di aver ricevuto forti pressioni per spingere alcuni membri della sicurezza di Malcolm X a macchiarsi di reati per essere allontanati dalla scorta, semplificando il piano: il leader dei diritti civili si sarebbe trovato senza alcuna protezione all’ingresso dell’Audubon Ballroom, dove avvenne l’omicidio.

Forti delle nuove prove, le tre figlie del leader degli afroamericani e la famiglia dell’agente, rappresentate dall’avvocato Ben Crump, chiedono con forza che l’indagine sull’omicidio sia riaperta “per avere finalmente giustizia”.

La figura di Malcolm X, soprannome di Malcolm Little, originario di una famiglia di predicatori del Nebraska, è sempre stata molto scomoda: nel 1950, intorno al suo nome si accendono i riflettori dell’FBI dopo una lettera inviata dal presidente Truman in cui si dichiara contrario alla guerra in Corea e profondamente comunista. Più volte arrestato e rilasciato, Malcolm temeva per la propria vita: una settimana prima di morire, lui e la sua famiglia erano sfuggiti a un attentato dinamitardo.

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