Nuovi guai per l’accusa di stupro contro Trump

| Una donna chiede l’esame del Dna del presidente per dimostrare di essere stata violentata da lui. Una battaglia legale per gli avvocati di Trump, che si sono rivolti all’alta corte perché il presidente non è costituzionalmente accusabile

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Non c’è solo l’incubo Joe Biden ad affacciarsi sull’orizzonte di Donald Trump, ma un caso che potrebbe incidere non poco sulla campagna per la sua rielezione. Gli avvocati del presidente, rimbalza sui media in queste ore, stanno facendo tutte le pressioni possibili su un giudice per fermare la causa intentata da una donna che chiede l’esame del DNA del presidente per provare di essere stata violentata da lui negli anni ‘90.

L’ex editorialista E. Jean Carroll ha citato in giudizio la Trump per averle dato della bugiarda quando lo scorso anno ha reso pubblica l’accusa di stupro. Gli avvocati di Trump sostengono che il caso - compresa la richiesta del DNA – spetta alla più alta corte di New York. Ma la donna, davanti al giudice Verna Saunders, ha affermato che sta portando avanti la causa “non solo per me stessa, ma per ogni donna in America che è stata palpeggiata, molestata, aggredita sessualmente, e che ha parlato finendo disonorata, svergognata o licenziata”.

La Carroll afferma che Trump l’ha aggredita nel camerino di un grande magazzino di lusso a metà degli anni ‘90, durante un tranquillo pomeriggio di shopping insieme. Trump ribadisce che la donna “sta mentendo”, con l’unico scopo di vendere il suo libro di memorie, aggiungendo in un’intervista che “non è neanche il mio tipo”. Ha detto di non aver mai incontrato Jean Carroll, malgrado una del 1987 suggerisca l’esatto contrario.

Da allora, la Carroll sta tentando di obbligare Trump a depositare un campione di DNA per dimostrare che corrisponde al materiale genetico maschile non ancora identificato trovato sul vestito che lei dice di aver indossato durante la presunta aggressione.

Gli avvocati di Trump hanno chiesto al tribunale di sospendere il caso fino a quando la più alta corte di New York deciderà . insieme ad un caso di diffamazione presentato da un’altra donna - se un presidente in carica possa essere citato in tribunale per presunta condotta al di fuori dei suoi doveri ufficiali. “I tribunali sono tenuti a dare deferenza al presidente”, ha detto uno dei suoi avvocati, Christine Montenegro.

L’avvocato della Carroll, Roberta Kaplan, ha proposto di rinviare la richiesta del DNA e l’interrogatorio preprocessuale giurato di Trump fino alla pronuncia dell’alta corte, ma in cambio ha chiesto di permettere la raccolta di altre prove. Gli avvocati di Trump hanno respinto la proposta.

La Carroll chiede un risarcimento dei danni e una ritrattazione delle dichiarazioni di Trump, che secondo lei ha danneggiato la sua reputazione e la sua carriera, culminata con il licenziamento in tronco dalla rivista “Elle”, dove lavorava da 26 anni.

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