Peccati e peccatori dei servizi segreti americani

| Un libro scritto dalla plurivincitrice del Pulitzer Carol D. Leonning racconta un’agenzia lacerata da scandali e dolori. Ma svela anche le tresche con gli agenti di Vanessa e Tiffany, ex nuora e figlia di Trump

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L’11 settembre 2001, gli agenti dei Servizi Segreti hanno trasferito il vicepresidente Richard B. Cheney in un bunker sotterraneo al sicuro sotto la Casa Bianca, solo per rendersi conto che nessuno aveva le chiavi necessarie per aprire le porte. Quasi un decennio dopo, hanno permesso a un senzatetto di vagare attraverso una scala non sorvegliata e arrivare a pochi passi dalla suite della first lady Michelle Obama all’hotel “Beverly Hilton”. Anni dopo, il presidente Donald Trump - che amava circondarsi di gente che sembrava uscita dal casting di un film – ha preteso di rimuovere dalla sua scorta agenti in sovrappeso, chiedendo: “Come faranno a proteggere me e la mia famiglia se non riescono a correre?”.

Sono solo alcune delle rivelazioni di “Zero Fail: The Rise and Fall of the Secret Service”, nuovo libro scritto dalla giornalista del “Washington Post” Carol D. Leonnig che racconta i successi, i passi falsi e l’evoluzione dell’agenzia incaricata di proteggere i presidenti americani.

Leonning, vincitrice di tre premi Pulitzer - compreso uno del 2015 conquistato per il racconto delle falle nella sicurezza e la cattiva condotta di alcuni agenti - svela altri retroscena su un’agenzia a lungo in difficoltà per mancanza di risorse e spesso mal gestita. L’autrice spiega che il suo libro è tratto da centinaia di ore di interviste con più di 180 persone tra cui ex agenti o ancora in servizio, ufficiali e direttori, membri del gabinetto, legislatori e assistenti del Congresso che hanno lavorato per otto delle precedenti presidenze.

Anche se la Leonning svela alcuni atti di puro eroismo, le 487 pagine si concentrano in gran parte sulle sfide e gli scivoloni dell’agenzia che descrive “pericolosamente permeabile” attraverso la storia di 11 presidenti, a partire dall’assassinio di John F. Kennedy e con particolare attenzione alle epoche di George W. Bush, Obama e Trump.

“Credo che debbano modernizzarsi, e non parlo solo di risorse - ha svelato alla Leonning un funzionario dell’amministrazione Trump – anche se la tecnologia è la prima cosa: chiunque abbia visto un film, schiatterebbe dalle risate nel vedere cos’hanno a disposizione quegli uomini”.

La Leonning si è occupata per la prima volta di servizi segreti nel 2012, quando esplode lo scandalo di Cartagena, in Colombia: “Una dozzina fra agenti e ufficiali sono stati accusati di aver trasformato un viaggio presidenziale in una sorta di addio al celibato, con tanto di sbronze e prostitute”. Ne è venuto fuori il ritratto di una cultura in cui la regola era chiara a tutti, a qualsiasi grado: le fedi nuziali alle dita e le promesse andavano dimenticati quando l’Air Force One si staccava dal suolo. Il sesso, ovviamente, ha spesso finito per diventare una fonte di complicazione, sia per gli agenti che per i protetti. Nel libro si ricorda come Kennedy sfuggisse ripetutamente alla sua scorta per le sue scappatelle, con i suoi agenti che lo seguivano “testimoni di una sfilata costante di segretarie, starlette e persino prostitute accompagnate nella camera da letto del presidente. L’ordine era perentorio: quello che succede alla Casa Bianca rimane alla Casa Bianca”. Situazione molto simile toccata in dote agli agenti che proteggevano l'allora candidato alla presidenza Bill Clinton, costretti a ignorare gli incontri con le amanti mentre fingeva di allenarsi alla YMCA di Little Rock.

Poi tocca al presente, o meglio, al recentissimo passato, e nel mirino del libro finisce la famiglia Trump. Vanessa e Tiffany, rispettivamente ex nuova e figlia dell’ex presidente, avrebbero avuto tresche con gli agenti della scorta: amori costosi, visto che il servizio costava 140mila dollari al mese (per quattro anni), gentilmente offerti dai contribuenti americani. Le due, Vanessa Haydon, ex modella e madre dei cinque figli di Donald Junior, e Tiffany, figlia di Marla Maples e Trump, ai tempi legata all’ex compagno di studi Ross Mechanic, nel 2018 hanno divorziato. Nessuno sapeva i motivi, fino ad ora.

Vanessa, “si era avvicinata molto a uno degli agenti che era stato assegnato alla sua famiglia”, mentre dopo che Tiffany ha lasciato il fidanzato “ha iniziato a trascorrere una quantità insolita di tempo con un agente dei Servizi Segreti”, tanto da spingere i vertici dell’agenzia ad assegnare a nuovo incarico “un agente alto, di carnagione scura e particolarmente aitante”. Una portavoce di Tiffany Trump ha negato ogni accusa: “Non è altro che un pettegolezzo infondato. I rapporti di Tiffany con i servizi segreti sono stati del tutto professionali e distaccati”.

Mentre figlia e nuora si trastullavano con gli agenti, il presidente faceva la sua parte: nel libro, la Leonning racconta che Trump pretendeva dai Servizi Segreti di ridisegnare la recinzione nera che circonda la Casa Bianca perché pensava che somigliasse “troppo ad una prigione”, arrivando a proporre una ristrutturazione multimilionaria “per sostituire tutti i cancelli, perché odiava il rumore che sentiva quando la sua limousine ci passava sopra”. I suoi consiglieri continuarono a ritardare il costoso progetto, sperando che lui semplicemente se ne dimenticasse.

Gli agenti sono stati messi sotto esame durante gli anni di Trump: Donald III, nipote di 8 anni dell’ex tycoon, una volta si è svegliato nella parte posteriore del Suv su cui viaggiava, per scoprire che un agente che avrebbe dovuto proteggerlo stava scattando un selfie con una giovane sconosciuta caricata a bordo.

Cathy Milhoan, direttore delle comunicazioni per il Secret Service, ha rilasciato una dichiarazione: “Siamo a conoscenza di un libro di prossima pubblicazione che racconta episodi ormai superati e rispetto ai quali l’agenzia si è evoluta”. In effetti, il libro racconta come l’agenzia si sia rimodellata dopo l’assassinio di Kennedy e l’attentato a Reagan, e ricorda degli agenti che, durante gli attacchi dell’11 settembre, si sono messi a disposizione del Centro Operativo di Emergenza in cima all’Eisenhower Executive Office Building all’interno del complesso della Casa Bianca, ben sapendo che se uno degli aerei dirottati avesse colpito l’edificio presidenziale, loro sarebbero stati considerati soltanto un danno collaterale. La Leonning termina il libro ringraziando “gli agenti passati e presenti che hanno dato tanto al loro Paese per assicurare alla nostra democrazia di rimanere al sicuro”.

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