Presidenziali 2020, prove tecniche di guerra civile

| La retorica di Trump, l’aria pesante pre-elettorale, le minacce di brogli e di chiamata alle armi preoccupano le organizzazioni mondiali. Per la prima volta, il voto negli Stati Uniti sarà seguito da vicino da osservatori neutrali

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Questa volta non è solo la sfida tra Democratici e Repubblicani, non ci sono solo i nomi di Trump e Biden fra cui scegliere: quest’anno è qualcosa di più, sono le prime presidenziali in cui tutto può accadere, anche quello che fino ad una manciata di mesi fa era relegato alle voci improbabile e impensabile.

La preoccupazione che dal 3 novembre in poi gli Stati Uniti possano precipitare in qualcosa di grave serpeggia da settimane fra i gli esperti e i commentatori politici di mezzo mondo, che hanno colto diversi segnali di allarme. Con la pandemia destinata a spostare pesantemente gli equilibri del voto e il presidente americano che gioca d’anticipo mettendo in dubbio l’equità dei risultati anche senza averne prove, c’è il timore che operazioni di conteggio prolungate possano portare a una crisi costituzionale e persino all’esplodere delle violenza.

Da mesi ormai, Trump ha gettato l’ombra del dubbio sull’integrità delle prossime elezioni. Il Presidente ha incoraggiato gli elettori a votare due volte per testare il sistema, malgrado sia un crimine, ha affermato di sospettare che potenze straniere mescoleranno schede false a quelle inviate per posta per truccare le elezioni e ha invitato la frangia più estrema dei suoi sostenitori a “tenersi pronta”.

Le accuse di vulnerabilità del processo di voto negli Stati Uniti hanno in realtà poche basi, come i fact checker e diverse indagini dell’FBI hanno ripetutamente sottolineato. Ma gli analisti politici con grande esperienza nelle sfide elettorali dicono che la retorica stessa è di per sé pericolosa.

“Penso che Trump ci stia preparando al racconto di un’elezione truccata. È successo in molti altri Paesi in cui ho lavorato”, commenta Dren Nupen, un esperto elettorale sudafricano. Nupen ha organizzato elezioni nazionali e di partito in tutta l’Africa del Sud per decenni e ha lavorato con un team che ha preparato i sudafricani per lo storico voto del 1994. “Trump sta piantando nella mente degli elettori americani il seme di un risultato profondamente ingiusto, e le sue munizioni sono gli elettori: se perde, potrà dire che aveva ragione e e chiamarli alla mobilitazione”. Nupen ricorda le elezioni presidenziali del 2008 in Zimbabwe, dove nel periodo che ha preceduto il ballottaggio, i sostenitori dell’attuale premier Robert Mugabe hanno preso di mira i sospetti supporter dell’opposizione. Mugabe avrebbe anche usato i militari per guidare alcuni attacchi, un’ipotesi che appare inconcepibile negli Stati Uniti, ma per l’atmosfera iper-partigiana che si respira in America rimane un motivo di notevole preoccupazione.

“Quando hai cittadini armati che accettano l’idea di una milizia che debba proteggere il voto, è l’ingrediente principale di una situazione potenzialmente molto pericolosa”. Ken Opalo, politologo dell’Università di Georgetown, solleva lo spettro della “violenza armata post-elettorale” dopo aver visto scontri i recenti per le proteste di rivendicazione razziale contro la polizia.

Il sistema elettorale statunitense è una macchina incredibilmente complessa, decentralizzata in più di 10.000 giurisdizioni, ma finora, nonostante le difficoltà, i funzionari statali e locali sono sempre riusciti a gestire anche le elezioni storicamente più contestate.

Un ingrediente chiave nelle elezioni controverse al di fuori degli Stati Uniti sono gli osservatori elettorali neutrali che rappresentano paesi o organizzazioni come il Carter Center. “Se stessimo osservando tendenze simili in un altro paese ci preoccuperemmo molto per i toni della campagna elettorale e dell’aria pre-elettorale che si respira”, dice Avery Davis-Roberts, che gestisce il progetto Democratic Elections Standards del Carter Center. Varato nel 1982 dall’ex presidente Jimmy Carter, il centro ha osservato 111 elezioni in 39 paesi come parte del programma di salvaguardia della democrazia. L’approvazione del centro è considerata un importante segno di serietà per un sondaggio, in particolare in Paesi dove la democrazia è una conquista recente.

Nella loro forma ideale, gli osservatori elettorali valutano l’equità dei sondaggi e sono presenti prima, durante e dopo le elezioni, e spesso assistono nella risoluzione delle controversie. In molti Paesi in via di sviluppo, le loro valutazioni sono considerate fattori chiave nelle decisioni di finanziamento dei Paesi donatori.

Ma finora, il Carter Center non era mai stato coinvolto in un’elezione negli Stati Uniti, almeno fino a quest’anno. “C’è enorme fiducia nella democrazia degli Stati Uniti e nell’equità nel processo elettorale: è una pietra miliare della nostra identità nazionale, e il fatto che ne stiamo parlando è angosciante per molti americani”.

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