Processo Floyd, la polizia scarica Derek Chauvin

| I vertici del dipartimento di polizia bollano come “inappropriate e non necessarie” le azioni dell’agente Derek Chauvin. “Sapeva perfettamente cosa stava facendo”

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Si aggrava la posizione di Derek Chauvin, l’agente di polizia accusato di aver soffocato George Floyd tenendogli premuto il ginocchio sul collo. A prendere le distanze è una voce importante, quella di Medaria Arradondo, capo della polizia di Minneapolis, una delle testimonianze più attese. Nel corso della sua deposizione, Arrondo ha bollato come del tutto ingiustificate le azioni dell’agente Chauvin e l’uso della forza durante le fasi del fermo costato la vita all’afroamericano. Tecniche definite contrarie alla politica del dipartimento.

“Una volta che George Floyd aveva smesso di opporre resistenza, e ancora di più quando era in evidente difficoltà respiratoria, l’agente avrebbe dovuto fermarsi. C’è una ragionevolezza iniziale nel cercare di mettere sotto controllo una persona fermata nei primi secondi. Ma una volta che non c’è più alcuna resistenza, continuare ad applicare quel livello di forza su una persona sdraiata per terra e ammanettata dietro la schiena è qualcosa che non fa parte del nostro addestramento, e certamente non rientra nella nostra etica e nei nostri valori”.

In particolare, il capo della polizia ha ammesso che il ginocchio di Chauvin sul collo di Floyd, premuto per nove minuti e 29 secondi, “è una lampante violazione delle norme e delle regole della de-escalation”. La politica della polizia di Minneapolis all’epoca consentiva alcune manovre intorno al collo, ma ciò che Chauvin ha fatto non era assolutamente appropriato. “La manovra di costrizione del collo specifica una pressione che va da leggera a moderata. Quando guardo le immagini video e vedo l’espressione del signor Floyd, quella non sembra in alcun modo una pressione leggera o moderata”.

Arradondo è entrato nel Dipartimento di Polizia di Minneapolis nel 1989 come ufficiale, crescendo di grado fino ad assumere il comando. Nel corso della sua testimonianza, ha descritto i programmi di formazione e il valore fondamentale di trattare chiunque con “dignità e rispetto”. Ha detto che gli ufficiali sono tenuti a conoscere le politiche, tra cui la de-escalation e l’uso della forza: “L’obiettivo è quello di risolvere la situazione nel modo più sicuro possibile, quindi si tenta di applicare una de-escalation stratificata e soprattutto ragionevole. Il sospetto illecito di cui era accusato Floyd - si presume che abbia tentato di pagare un pacchetto di sigarette con una banconota falsa da 20 dollari - non era di sufficiente gravità per usare la forza: questo tipo di crimine tipicamente non porta ad un arresto perché non è violento. La tragica morte di George Floyd non è dovuta a una mancanza di addestramento: Chauvin sapeva perfettamente cosa stava facendo”.

Un’altra testimonianza ritenuta fondamentale è stata quella dell’ispettore Katie Blackwell, responsabile del programma di addestramento del dipartimento, secondo cui agli agenti viene insegnato di usare le braccia quando si fa la costrizione del collo: “Non so che tipo di posizione sia questa, ma non è quella dell’addestramento”.

Due testimonianze che tolgono forza alle argomentazioni della difesa, secondo cui Chauvin avrebbe agito attenendosi a quanto previsto dall’addestramento della polizia, impiegando un uso appropriato della forza.

Le deposizioni arrivano in un momento in cui i procuratori hanno spostato l’attenzione da ciò che è accaduto a Floyd a un’analisi più dettagliata delle ricadute penali. La prima settimana del processo che si celebra a Minneapolis è stata incentrata su una ricostruzione dell’ultimo giorno di George Floyd, compresa la visione dei video girati da un gran numero di cellulari, telecamere di sorveglianza e bodycam degli agenti, con l’aggiunta delle testimonianze strazianti di passanti che hanno visto Chauvin inginocchiarsi su Floyd, descrizioni di paramedici e supervisori di polizia intervenuti sulla scena e le dichiarazioni dello stesso agente.

Partendo da un consistente bagaglio, l’accusa si sta preparando a dimostrare che le azioni di Chauvin vanno considerate omicidio e omicidio colposo. Questo richiederà l’analisi di medici che spiegheranno nei dettagli la causa della morte di Floyd, così come la testimonianza di esperti della polizia che giudicheranno le azioni di Chauvin.

Alcune di queste analisi sono già entrate nel corso del processo: la settimana scorsa, il supervisore diretto dell’agente Chauvin ha riferito che l’uso della forza avrebbe dovuto cessare molto prima, e che inginocchiarsi sul collo di Floyd dopo averlo ammanettato era “totalmente inutile”.

Il dottor Bradford Langenfeld, un medico del pronto soccorso, ha raccontato di aver tentato di rianimare Floyd per circa 30 minuti. Sulla base di quanto riferito dai paramedici e dalle condizioni mediche di Floyd, “la più probabile causa dell’arresto cardiaco è stata l’ipossia, o mancanza di ossigeno. L’asfissia, per dirla come si usa comunemente”.

Nel controinterrogatorio, Langenfeld ha ammesso che l’ipossia può essere causata da molti fattori, comprese droghe come il fentanyl, la metanfetamina o una combinazione di entrambe. Parole che hanno dato confronto alla difesa di Chauvin, secondo cui il ginocchio non era la causa della morte di Floyd, dovuta più all’uso di droghe in aggiunta a problemi di salute pregressi.

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