Processo Floyd, una pagina di storia

| Mentre in città cresce la tensione in vista del verdetto della giuria, le arringhe di accusa e difesa chiudono un processo destinato a fare epoca, e a cambiare per sempre l’anima più profonda dell’America

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Il mondo, ma soprattutto la storia, sono spettatori del processo destinato ad entrare nella lunga e tormentata marcia dei diritti degli afroamericani. In un’aula del tribunale della contea di Hennepin si sta decidendo la sorte di Derek Chauvin, l’ex ufficiale di polizia che ha ucciso George Floyd premendogli il ginocchio sul collo per i 9 minuti e 49 secondi che pesano come un macigno sulla coscienza dell’America.

I 12 giurati sono blindati da giorni, trasferiti dal tribunale ad un hotel circondato dalla polizia, mentre in città la tensione sale in vita della mattinata di oggi, quando dovrebbe arrivare la sentenza.

Il primo giorno di deliberazioni si è chiuso con le arringhe degli avvocati, a cominciare da Steve Scheicher, l’accusa: “Chauvin non aveva intenzione di lasciare che i passanti gli dicessero cosa fare. Ha fatto quello che voleva, come voleva, per tutto il tempo che voleva. E non c’era niente che potessero fare perché lui era l’autorità. Voleva vincere, e George Floyd ha pagato con la vita”.

È la prima volta che l’orgoglio e l’ego di Chauvin entrano nell’aula del tribunale, ma sono considerati elementi chiave per le accuse di omicidio involontario di secondo grado, omicidio di terzo grado e omicidio colposo di secondo grado.

Nella sua arringa finale, Schleicher ha parlato per un’ora e 43 minuti cercando di dimostrare che Chauvin ha usato una forza eccessiva e irragionevole causando la morte di Floyd. “Questo non è un processo contro la polizia, è un processo a loro favore: non c’è niente di peggio per la buona polizia che la cattiva polizia. Le ultime parole di George Floyd il 25 maggio 2020 furono: ‘Per favore, non riesco a respirare’, le ha pronunciate come una supplica verso Derek Chauvin. Chiedeva un po’ di compassione, ma quel giorno non era disponibile”.

Schleicher ha detto ai giurati di rifiutare le teorie della difesa e di guardare a ciò che sanno essere accaduto. “Dovete concentrarvi su quello che è successo. George Floyd non era una minaccia, non lo è mai stato. Non stava resistendo. Semplicemente era in uno stato confusionale. L’imputato era sopra di lui, ci è rimasto stritolandogli il collo con le sue ginocchia. Credete ai vostri occhi. Questo caso è esattamente quello che avete pensato quando avete visto per la prima volta quel video. È esattamente questo: un omicidio”.

In risposta, secondo l’avvocato della difesa Eric Nelson Chauvin ha agito come un “agente mosso da ragionevolezza - ricordando che non si sono prove secondo cui abbia intenzionalmente usato la forza in modo illegale – la vicenda va vista cercando di mettersi nei panni di un agente di polizia che è e resta un essere umano, e come tale capace di commettere errori in situazioni ad alto tasso di stress. Questo caso, dimostra che c’è stato un uso della forza necessario, per quanto poco piacevole possa essere. Questo è un ragionevole dubbio”.

La strategia della difesa si è basata sulla tesi che l’uso della forza fosse appropriato, che l’agente Chauvin sia stato distratto da una folla di passanti ostili e che Floyd sia morto a causa dell’uso di fentanyl e metanfetamine.

“Non è un’analisi appropriata considerare solo i 9 minuti e 29 secondi perché ignorano i precedenti 16 minuti e 59 secondi. Chauvin non aveva alcuna intenzione di usare ciò che ha imparato nel corso del suo addestramento per fare del male. Questi sono ufficiali che fanno il loro lavoro in condizioni altamente stressanti: quel giorno i passanti hanno iniziato a diventare rabbiosi e cambiato la percezione dell’ufficiale Chauvin su ciò che stava accadendo. Vorrei anche farvi notare che è un’assurdità considerare che nessuna delle droghe che Floyd aveva in corpo non abbiano avuto un ruolo nella sua morte. Questo non è ragionevole”.

L’avvocato ha parlato per circa due ore e mezza prima che il giudice Cahill lo costringesse a fare una pausa per permettere alla giuria di pranzare. Dopo la pausa, Nelson ha parlato per altri 15 minuti circa.

Il processo si è articolato in tre fasi distinte: quello che è successo a Floyd lo scorso maggio, la politica dell’uso della forza della polizia di Minneapolis e l’analisi medica del perché Floyd è morto.

La prima settimana di testimonianze si è concentrata in gran parte sui momenti finali di Floyd e sui passanti che hanno visto Chauvin inginocchiarsi su Floyd mentre era ammanettato e prono sulla strada. I video e le riprese delle telecamere della polizia hanno mostrato Floyd durante quei minuti strazianti, lasciando diversi testimoni in lacrime. 

L’avvocato dell’accusa Jerry Blackwell ha poi presentato un documento che affossa l’affermazione della difesa secondo cui Floyd sarebbe morto a causa di un ingrossamento del cuore.

Nel corso del processo, l’accusa ha chiamato 38 testimoni, compresi esperti delle forze dell’ordine che uno dopo l’altro hanno criticato Chauvin e medici che hanno spiegato come è morto Floyd. Il primo dei critici è stato il capo della polizia di Minneapolis, Medaria Arradondo: “Questo non è in alcun modo qualcosa che fa parte del nostro addestramento, e certamente non fa parte della nostra etica e dei nostri valori”.

La difesa ha citato sette testimoni, ma non lo stesso Chauvin, che ha invocato il diritto di non testimoniare.

Chauvin, 45 anni, si è dichiarato non colpevole di tutte e tre le accuse. Se condannato, potrebbe affrontare fino a 40 anni di prigione per omicidio di secondo grado, fino a 25 anni per omicidio di terzo grado, e fino a 10 anni per omicidio colposo di secondo grado. Accuse che vanno considerate in modo separato, quindi Chauvin potrebbe essere condannato per tutte, per alcune o per nessuna.

La fine del processo arriva 11 mesi dopo che la morte di Floyd in una strada di Minneapolis ha scatenato proteste in tutti gli Stati Uniti sul trattamento che la polizia riserva ai neri. Ma sono le cronache a dire che anche dopo la morte di George Floyd - che a qualcuno era sembrata il giro di boa - nulla sembra cambiare: la scorsa settimana, a poche miglia dal tribunale, un agente di polizia di Brooklyn Center è stato accusato di omicidio colposo dopo aver sparato al ventenne Daunte Wright durante un tentativo di arresto.

La tensione in città è tornata altissima e i manifestanti hanno iniziato a radunarsi all’esterno del tribunale di Minneapolis e dal distretto di polizia. C’è nell’aria tensione, nervosismo, rabbia: barriere e agenti antisommossa sono ovunque, mentre social come Facebook hanno annunciato che rimuoveranno qualsiasi contenuto inappropriato: “Permetteremo di discutere e criticare il processo e gli avvocati coinvolti, ma i nostri team stanno lavorando 24 ore su 24 per individuare potenziali minacce su Facebook e Instagram, in modo da poter proteggere le proteste pacifiche e limitare i contenuti che potrebbero portare a disordini civili o violenza”.

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