Rimosso il comandante della Roosevelt

| Brett Crozier, al comando della portaerei il cui equipaggio era minacciato dalla pandemia, punito per aver lanciato l’allarme in modo che i media lo sapessero prima del Pentagono

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Secondo il codice della navigazione, ma più che altro sulla scia di un codice cavalleresco nobile e antico, il comandante affonda con la sua nave. Ma questa volta, Brett Crozier, comandante della “USS Theodore Roosevelt”, la portaerei della US Navy finita al centro di un caso internazionale, è stato il primo a scendere dalla scaletta, rimosso dall’incarico per “scarso senso di responsabilità”. La sua colpa, che tanto grave non sembra a chi è distante dai codici militari, l’aver lanciato un disperato allarme per la diffusione ormai senza controllo di casi di coronavirus fra i suoi marinai, aggiungendo che “non meritavano di morire”. Un episodio che ha infastidito il Pentagono, costretto a giustificare le proprie decisioni davanti al mondo intero. Un fastidio che si è tradotto nel ben servito al comandante: “Oggi, sotto la mia direzione, il comandante della USS Theodore Roosevelt, il capitano Brett Crozier è stato sollevato dall’incarico dal comandante del gruppo d’attacco della portaerei, il contrammiraglio Stewart Baker - ha annunciato il segretario della Marina Militare Thomas Modly durante una conferenza stampa al Pentagono - non è una di punizione, ma piuttosto la perdita di fiducia in un ufficiale della US Navy. Anche se non sono d’accordo sulla validità di alcuni punti della lettera del capitano è stato corretto nel sollevarli, ma è del tutto inaccettabile il modo in cui l’ha fatto”.

Modly ha commentato la rimozione di Crozier è stata decisa per aver dimostrato un “pessimo grado di giudizio” e aver creato una “tempesta” diffondendo troppo ampiamente informazioni sulla situazione a bordo, che evidentemente “non è stato in grado di gestire”. Ufficialmente, la rimozione non è dovuta alla decisione di avvisare i media del caso, ma per aver compromesso “la capacità di agire professionalmente quando quello era ciò di cui c’era più bisogno in quel momento. È stata una grande sorpresa per tutti noi aver visto la notizia pubblicata sui giornali prima ancora che fosse avvisato il comando”.

Nella nota, che in realtà era indirizzata al comando della flotta della Marina Militare del Pacifico, il comandante Crozier ricordava che “Non siamo in guerra, e i miei marinai non meritano di morire. Se non agiamo ora, non potremo prenderci cura della nostra risorsa più importante: i nostri militari”. Secondo lo stato maggiore, Crozier avrebbe inviato il suo promemoria attraverso un sistema non sicuro, aumentando le possibilità che potesse trapelare all’esterno. “L’ha inviato in modo troppo generico, e questo fa parte del suo carico di responsabilità. Confermo di non aver ricevuto assolutamente alcuna pressione dal Pentagono o dalla Casa Bianca, anzi, sono stato io stesso ad avvisarli quando mi stavo avvicinando alla decisione: ho chiamato il Segretario Esper per spiegargli la direzione che avevo in mente di prendere, e lui mi ha assicurato che avrebbe appoggiato qualunque mia decisione in merito”.

L’allontanamento del comandante Crozier ha suscitato critiche e polemiche anche a Capitol Hill: “Il congedo del comandante in questo momento critico, mentre i marinai della Roosevelt si trovano ad affrontare la pandemia, è una scelta destabilizzante che può mettere a rischio i nostri militari e le capacità della flotta nel Pacifico. Il capitano era giustamente preoccupato per la salute e la sicurezza del suo equipaggio e forse non ha gestito l’immensa pressione in modo appropriato, ma sollevarlo dal comando appare come una reazione eccessiva”.

La notizia della rimozione di Crozier arriva dopo che un funzionario della difesa statunitense ha confermato che 114 marinai della USS Theodore Roosevelt erano risultati positivi al virus e l’epidemia a bordo stava aumentando in modo molto rapido. Ma anche a bordo di un’altra portaerei statunitense, la USS Ronald Reagan, l’equipaggio stava affrontando la comparsa di una “manciata” di casi positivi, e nessuno sembrava lamentarsi, rispondevano stizziti alcune fonti del Pentagono.

Nel frattempo, un migliaio di marinai della Roosevelt, che ha attraccato nel porto di Guam, in Giappone, sono stati messi in quarantena in alcuni alberghi, mentre a bordo continua la fase dei test, che finora ha raggiunto 1.273 dei circa 4.800 membri dell’equipaggio. Ma il comandante in capo delle operazioni navali, l’ammiraglio Mike Gilday, ha ricordato che la nave non potrà essere evacuata totalmente per la necessità di continuare a svolgere i compiti essenziali: “Sarà necessario che almeno 1.000 marinai restino a bordo: è una nave da guerra con armi, munizioni, aerei e una centrale nucleare”.

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