Risarcimento record per le vittime di Las Vegas

| Un accordo epocale pari a 800 milioni di dollari, raggiunto dai legali delle vittime e dei feriti con la MGM: quasi tutta la somma sarà in realtà pagata dalle assicurazioni

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“Anche se non c’è cifra che possa riportare in vita chi non c’è più, o lenire il dolore e l’orrore che tanti hanno subito, tutto questo fornirà un equo risarcimento alle vittime e alle loro famiglie”. Poche parole accompagnano l’accordo raggiunto fra il colosso dell’entertainment “MGM Resort International” e i legali delle 58 vittime e delle centinaia di feriti della strage di Las Vegas del 1° ottobre del 2017. Una delle peggiori notti nella storia recente degli Stati Uniti, quando Stephen Paddock, fino ad allora un tranquillo pensionato benestante, ha aperto il fuoco dalla finestra della sua camera, al 38esimo piano dell’hotel “Mandalay Bay”, sparando all’impazzata sulla folla inerme che assisteva ad un concerto country.

L’accordo arriva sulla minaccia di centinaia di denunce che accusavano l’albergo di negligenza, per aver permesso all’assassino di immagazzinare 23 armi da guerra e migliaia di munizioni nella sua stanza. Secondo i media, l’ammissione di responsabilità crea un significativo precedente per le grandi aziende in cui si verificano i “mass murder”, ritenute responsabili delle vite di chi in quel momento si è affidato a loro. Non è la prima volta: class action di genitori di vittime di stragi hanno trascinato in tribunale le aziende che hanno prodotto e venduto fucili semiautomatici utilizzati in diversi massacri, a cominciare da quella del 2012 nella scuola elementare di Newtown, ma le questioni legali sollevate nel caso MGM sono comunque senza precedenti.

Le vittime della sparatoria di Las Vegas sono state 36 donne e 22 uomini: il più vecchio aveva 67 anni, il più giovane 20. Tutto o quasi tutto il denaro pagato alle vittime sarà attinto dalle numerose assicurazioni che coprono la MGM: il limite di copertura della compagnia per questo caso era di 751 milioni di dollari, lasciando alla MGM l’impegno di mettere mano ad altri 49 milioni. Un curatore indipendente, che dovrà essere nominato da un giudice, esaminerà le spese mediche così come le circostanze di ogni vittima, prima di decidere quanto riceverà ognuno.

Non è ancora chiaro se le vittime che hanno presentato una richiesta di risarcimento rinunceranno alla transazione e sceglieranno di portare comunque il caso in tribunale: il numero di persone che accetteranno la transazione determinerà l’importo esatto che le assicurazioni della MGM finiranno per pagare. Giovedì scorso, l’amministratore delegato della MGM, Jim Murren, ha definito l’accordo “un passo importante, che speravamo fosse possibile da molto tempo. Abbiamo sempre creduto che il prolungato contenzioso su queste questioni non è nell’interesse di nessuno”.

In un primo momento, la MGM aveva risposto con una strategia legale molto dura, anticipando le richieste di risarcimento dei feriti e delle famiglie delle vittime. Trincerandosi dietro la “Support Antiterrorism by Fostering Effective Technologies Act”, una legge federale poco conosciuta approvata all’indomani dell'11 settembre 2001, che proteggeva la MGM dalla responsabilità perché la sparatoria si qualificava come “atto di terrorismo” del tutto imprevedibile. In forza di questo, e anche perché una società di sicurezza assunta per il festival musicale possedeva una designazione speciale del Dipartimento di Sicurezza Nazionale, la MGM ha in un primo momento sostenuto che secondo la legge non avrebbe dovuto pagare alcuna richiesta di risarcimento.

Come parte della sua strategia aggressiva, per far dichiarare l’azienda immune dalle responsabilità, la MGM aveva scelto di citare in giudizio a sua volta più di 1.000 persone che avevano già presentato cause o anticipato l’intenzione di intentare un’azione legale.

Lo scorso ottobre, tuttavia, un gruppo di giudici federali ha negato il tentativo della MGM di consolidare i casi in un tribunale. A febbraio le parti hanno iniziato una mediazione, e a maggio le linee generali dell’accordo erano già state elaborate. “La MGM, le vittime e i loro avvocati, hanno riconosciuto che anni di contenzioso non hanno senso, ed esiste il rischio di portare avanti un caso per lungo tempo - ha commentato John McManus, l’avvocato generale della MGM - volevamo una risoluzione consensuale del caso, e non iniziare una battaglia con le vittime e le loro famiglie”.

Diversi fattori hanno probabilmente influenzato la decisione della MGM di risolvere il caso, tra cui “la cattiva pubblicità stimolata dalle tattiche legali della compagnia e la possibilità di raggiungere un accordo con gli avvocati dei querelanti per il limite che le assicurazioni erano disposte a pagare - ha sibilato Carl Tobias, professore di diritto alla facoltà di giurisprudenza dell’Università di Richmond - penso si siano fatti due calcoli, capendo che l’accordo aveva senso, soprattutto perché la MGM non pagherà quasi nulla”.

Ancora oggi, nessuno è riuscito a chiarire i motivi che hanno spinto Stephen Paddock, 64 anni, a pianificare la sparatoria di massa più grave di sempre.

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