Risolto un «Cold Case» di 46 anni fa

| L’omicidio rimasto senza colpevole di Carla Walker, ha finalmente un colpevole: un uomo di 77 anni che ha vissuto tutta la vita a poca distanza dal luogo dell’omicidio, convinto di averla fatta franca

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La notte di San Valentino del 1974, Carla Walker e il suo fidanzatino di allora, Rodney McCoy, entrambi 17enni, partecipano al ballo scolastico: sono belli, giovani e si amano. Di più, a quell’età, non serve.

Tornando a casa si fermano in un parcheggio, e protetti dal buio si scambiano qualche effusione. Ma dal buio spunta un uomo che li aggredisce: tira fuori dall’auto Carla, poi inizia a picchiare selvaggiamente Rodney, che perde i sensi. Quello che accadde a lei, è stata l’autopsia a raccontarlo: prima di morire, Carla fu picchiata, torturata e violentata con una violenza inaudita, per finire la sua breve vita con due mani che le hanno stretto il collo fino a toglierle ogni respiro.

Tre giorni dopo, il cadavere viene rivenuto nei boschi che circondano il lago Benbrook, contea di Tarrant, Texas. Le indagini, i sospetti e le diverse piste non porteranno mai a nulla, ma grazie alle nuove tecniche forensi, gli specialisti dell’FBI sono riusciti ad isolare una traccia del Dna dell’assassino rimasto sul reggiseno della povera ragazza. Quarantasei anni dopo, ormai più che convinto di averla fatta franca, le manette sono scattate ai polsi di Samuel McCurley, identificato con certezza dopo aver inserito il suo Dna in una delle tante banche dati che negli Stati Uniti si moltiplicano sempre di più. L’uomo, un 77enne, ha accettato di sottoporsi ad un nuovo esame che ha dato la conferma: è il killer di Carla Walker.

“Non volevo ucciderla – ha raccontato lui – ma è successo”. Sarà processato per sequestro di persona, omicidio, violenza, stupro e occultamento di cadavere: rischia la pena di morte. In tutti questi anni, ha vissuto serenamente a Forth Worth, in Texas.

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