Ronnie Long, libero dopo 44 anni di galera senza colpe

| Un afroamericano condannato nel 1976 per uno stupro mai commesso, è stato riconosciuto innocente dopo quasi mezzo secolo di galera: “Era la dinamica razziale che negli anni 70 regolava la vita nel North Carolina”

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Dopo 44 anni di galera, Ronnie Long è un uomo libero: era entrato nel 1976, accompagnato da una condanna per furto con scasso e lo stupro di una donna bianca. Cose che non aveva mai commesso.

Ronnie, 64 anni, che indossava un abito scuro, un cappello e una cravatta rossa, è uscito di prigione portando con sé i pochi effetti personali: ha alzato le mani davanti alla folla e abbracciato i suoi cari prima di rivolgersi ai giornalisti. “È stata una battaglia lunghissima, ma ora è finita”.

La condanna è stata annullata giovedì scorso, dopo che lo Stato della Carolina del Nord ha presentato una mozione alla corte federale. Dal giorno in cui le sbarre della cella si sono chiuse, “una serie di indizi e rivelazioni post-processuali hanno portato alla luce uno schema preoccupante e sorprendente di soppressione deliberata delle prove materiali da parte della polizia”, ha scritto il giudice della Corte d’Appello Stephanie Thacker.

Una delle prove, che includeva campioni di sperma e impronte digitali raccolti sulla scena del crimine che non corrispondevano a Long, sono state deliberatamente occultate dalle forze dell’ordine. “A causa dell’inganno, Ronnie e il suo avvocato dell'epoca non hanno avuto il beneficio di quella prova da presentare alla giuria - ha commentato l’attuale legale di Long, Jamie Lau – con il risultato che è stato ingiustamente recluso per 44 anni”.

Ronnie Long fu accusato di aver stuprato una donna bianca di 54 anni a Concord, North Carolina, il 25 aprile 1976. Secondo il rapporto del tribunale, l’aggressione era avvenuta in casa e dopo lo stupro l’uomo era riuscito a fuggire.

Circa due settimane dopo, gli agenti avevano convocato la vittima per quello che tecnicamente viene definito un “confronto all’americana”: il riconoscimento di un criminale attraverso l’esame visivo di alcuni sospettati. La donna aveva indicato Long, presente per via di un’accusa – poi risultata infondata – di violazione di domicilio.

Il caso era stato sottoposto al verdetto di una giuria composta da soli bianchi: ogni testimone dell’accusa era bianco, mentre quelli della difesa erano neri. “Le carte processuali erano pesantemente dirette a incolpare Long, seguendo la dinamica razziale che negli anni Settanta regolava la vita nel North Carolina e in particolare la città di Concord”.

I leader dei diritti civili e i funzionari locali hanno espresso apprezzamento per il rilascio di Long, con il presidente del North Carolina NAACP, il reverendo Anthony Spearman, che ha definito la vicenda “il culmine dell’ingiustizia. Ronnie Long ha sofferto per 44 anni, e non riesco neanche a immaginare la forza che è servita a lui e i suoi cari per sopportare tutto questo”.

Tecnicamente, la sentenza non dichiara Long innocente, poiché la corte federale ha preferito lasciare la questione a un tribunale di grado inferiore, il cui esito però appare ormai scontato. “Non c’è letteralmente alcuna prova della responsabilità di Ronnie per questo crimine”.

Per il suo primo pasto fuori dalla prigione, Ronnie ha detto ai giornalisti che desiderava un piatto di mac & cheese, costolette di manzo, un’insalata e un bicchiere di limonata. L’unico suo rammarico è che sua madre non sia vissuta abbastanza per vederlo uscire di prigione come uomo innocente: è morta sei settimane prima che il suo Ronnie fosse liberato.

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